Che cosa resta?

che cosa resta
di tutte le parole
che mi hai fatto scrivere?
mi chiedo
al suono della granata
che spazza la sera
dal fondo delle strade
e come un tango
che graffia
il fondo della notte

che cosa resta
del nostro aborto di intimità?
Un tempo
abbiamo avuto parole felici
e voci sincere 
da intrecciare ai sorrisi

che cosa resta
mi chiedo? Se non
qualche mezzo ricordo
e due promesse avariate
un pugno di miserie
in fondo a quel cassetto
dove ti conservavo un tempo
un po’ di tenerezza

Che cosa resta?

Negroni Sbagliato

i posti mi inghiottono
la strada mi deglutisce
e qualcuno mi caga
mi viene da ridere
su questo sgabello
la gente diventa umanità
a distanza di una birra
o due o un negroni
e mi viene da ridere
e quindi sorrido
racconto una storia
scrivo due righe seduto al bancone
poco valore
un diario di bordo
aspetto un’amica
un’altra bevuta
un’aria di scuola
di banchi sporcati
e si parla del cuore
sono abbastanza ferrato
aritmie ablazioni enne_ctomie
arresti improvvisi e rianimazioni
bevo un negroni
magari sbagliato
e la serata si aggiusta

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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