un giorno capirò che era questo l’amore
questo eterno vagare
dove le mani sfioriscono
in rami secchi d’Autunno
per sfogliare pagine e pagine
senza acqua né vino né calore
Sì, un giorno capirò ch’era questo l’amore
allo specchio, spillo in gola,
e che fatica urlare
t’amo.
Muss es sein? Es muss sein!
c’è un tale,Franklin, mi manda un sacco di email
dove dice che mi vende pillole a basso costo
For Sale, reca l’oggetto della sua mail
Pillole per tenere su il pipistrello
oppure per tenere su il morale
o per tenere su qualsiasi altra cosa
sia soggetta alla gravità fisica e metafisica
Caro Franklin, mi verrebbe da rispondere,
oltre ad aver fracassato gli ammennicoli
col tuo spam del cazzo
(e dicendo così colgo doppiamente il senso)
mi hai dato spunto per scrivere due cazzate in versi
tanto per far abbassare la tensione
ché avrei dovuto scrivere ad altri
con altri toni più o meno perodrammatici
Caro Franklin, mi verrebbe da scrivergli
a volte anche gli esseri inutili
servono a qualcosa, tipo ad evitare
di comunicare informazioni riservate
a quel nemico minaccioso che si chiama Donna
quando le situazioni si fanno selvatiche
i tempi si stringono
la metafisica si fa patafisica
passa il santo, passa la festa,
e tutti torniamo così ad ignorarci
come dovrebbe essere.
Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!
Trasloco
E’ sempre complicato impacchettare le cose.
Pezzi di stoffa che hanno occhi e mani e pensieri
la gioia delle cose andate mi accompagnerà per sempre
e voi che siete stati il mio passato
sarete il mio futuro.
i baci sfioriti hanno riseminato un amore,
che forse non ho saputo cogliere,
poco importa la destinazione
se sai apprezzare il viaggio.
la mia è la solitudine allegra di questa tazza da tè
addormentata in mezzo ai reggiseni
Ricordo ogni cosa, ogni sussulto del giorno,
ogni tremolio della notte
c’è più vita in questo armadio
di tutti i raduni dei Papaboys
Dopo le bestemmie di rito
Ogni giorno ringrazio la vita
ché ci fa incontrare.
Racconterò i vostri viaggi
Racconterò i vostri viaggi
sarò con voi
ad ogni passo
sarò l’orma sulla terra
che arranca a seguitare
sarò la terra che ti vede passare
e allieterà il cammino
con un vento opportuno
e sarò la tenebra che avvolge il futuro,
la meraviglia, che attende sorniona
con ali di condor, dietro l’orizzonte.
Da solo
declinare inviti più che allettanti
per restare da solo,
non ho nulla da dire,
nulla da risolvere
se non i pensieri spiccioli che attanagliano tutti
un muro una camera spoglia di cose impacchettate
i libri sono tutti nelle scatole
ho duecento testi nel Kobo
ma non hanno alcun odore
un paio di profumi e due deodoranti
sul comodino
la lampada, qualche vecchio cd polveroso
e il telefono che vibra come fu nel principio
e la vibrazione riempie la stanza
il palazzo, la piazza
e tutto ciò che oso immaginare,
solletica il clitoride del mondo
e nessuno ne gode,
ricordo quel vecchio film di Moretti
dove un omonimo era indeciso
se venire o meno,
che faccio, vengo? No, non vengo!
ma io non ho aspirazioni
spartirei tutto con chiunque abbia voglia
io amo la gente
ma non ho nulla da dirgli stasera
in questi giorni,
e me ne sto solo, coi miei pochi fantasmi
a guardare la gente passare
e le donne profumano di viole e limone
anche in Autunno
ma oggi sono all’altro lato del fosso
raccolgo le forze per il prossimo salto
sento già scorrere il sangue
sta tornando la voglia
sta finendo il letargo.
la città è morta
la città è morta
stasera è l’unico pensiero
che mi viene in mente
la città è morta
dice la gente per strada
e i clacson e le luci
tutte votive
la città è morta
e le minigonne e
le scollature e i
calzoni stretti
la città è morta
e non me lasento di cambiare
idea
neanche se venissi
attraversassi tutta questa piana
di cemento e ferraglia lamentosa
e mi baciassi
la città è morta
più lo scrivo
e poiù muoiono
lingue d’asfalto
e bar e trattorie
e pompe di benzina spompate
e i cavalcavia ferroviari
crollano
appeno lo scrivo
la città è morta
non decolla più un aereo
tutti fermi immobili i palazzi
tutti morti
rigor mortis tutta la vita
la città è morta non ho altro da dire
però magari se vieni
e lo so che non vieni
però se vieni
magari qualcosa forse
comincerebbe a muoversi
sotto sotto
impercettibilmente con gentilezza
dalle fondamenta
sotto tutta questa morte.
la città è morta
è morta e tanti cazzi
esco a fare necrofilia
esco a farci l’amore
…che non resti incinta qualche muro?
Amica mia.
Amica mia
che appena mi conosci
con la tua partenza
ho scritto un inno
alle cose che vanno,
col tuo ritorno
scriverò una primavera
alle cose che amano.
Pioggia
È quando piove che
la strada si fa stretta
ed in mezzo agli ombrelli
minareti e indaffarati
il sud a cui appartengo
mi asciuga l’animo
con una poesia gentile:
Arriverà il sole presto
arriverà il sole piano
benedirà le ossa fredde
e gli occhi innamorati
con un vento di morte
secco, e la bellezza
che asciuga la bocca
ad ogni partenza,
dolce, e l’amore
delle cose lasciate
ad aspettare il ritorno.
sguardo
ho sentito un colpo
di mazza sul cuore
come palla d’acciughe
si è schiuso al tuo sguardo
i caduti nutrono
i sogni degli altri
Sono un nomade stanziale, sono migrante più a parole che nei fatti. Mi affeziono troppo alle cose, ai panorami, alle solite facce, per essere davvero felice di cambiare città, nazione,continente, casa. Sono un nomade “stanziale”, vedo il viaggio anche nel passare da una stanza all’altra. Mi basta, mi accontento.
l’ultima volta che ti ho sognata
l’ultima volta che ti ho sognata
avevi una camicia bianca
ma i denti erano più bianchi della camicia
ed io ero più bianco dei tuoi denti
l’ultima volta che ti ho sognata
eravamo seduti sul bordo del giardino
della casa che non ho ancora ristrutturato
piedi penzoloni ad ammirare la valle
l’ultima volta che ti ho sognata
eravamo amici e ci baciavamo da amici
e abbiamo fatto l’amore da amici
ci abbracciavamo da amici
e ridevamo da amici
con la felicità priva di sensi di colpa
che si ha solo tra amici
poi mi hai detto che non avevi preso la pilloa
ed io ho detto, “ok, facciamo un figlio”,
e tu hai risposto che non si fanno i figli con gli amici
e allora ho detto che magari ci potevamo amare
da amanti almeno per quei pochi secondi,
qualche contrazione e via, poi di nuovo amici!
E abbiamo riso, abbiamo riso tanto come non ridono né gli amici
né gli amori, abbiamo riso oltre i crampi alla pancia, le pillole,
i giardini a sbalzo sul cielo, sulla valle,
sull’amore, sugli amici, abbiamo riso e tutto è diventato bianco
di una luce che manco i tuoi denti,
e poi mi sono svegliato col dubbio d’averti messa incinta,
e dell’amore, che poi per fortuna sparisce ogni mattina
sotto l’acqua della doccia e per poi tornare, di notte,
qualche istante prima di cadere nel sonno.
l’ira
l’ira
non hai dato
un euro
al suonatore di Lira
e adesso tremi ché
Nerone ha l’iride di fuoco
e maledice i lari, l’IRI,l’IRAP
non hai dato un Euro
Al suonatore con l’ira
e adesso è piegato
sul colle Erico
Iride in fiamme
e ride e irride
E’ stato bruciato!
E’ STATO bruciato!
Il popolino da basso
è formichina esatta.
hanno stati i zingari!
urlano
sciichimiche!!
I zinghiriiii!
aahh! Se avessi dato un euro
al suonatore di lira!!!
