Solo a casa
nessuna arancia sul tavolo
attrezzo una vellutata di fagioli
la metto in una tazza da latte
con mandorle pomodorini
sembrerebbe un gelato al caffè
con copertura di fragole
sono soddisfatto
cerco riparo all’ ombra
del flusso di coscienza di Hamsun
leggo due poesie
sistemo degli appunti
accartoccio una bottiglia
ne comincio un’altra
preparo un caffè
le mani odorano ancora di aglio
amo il profumo dell’aglio
declino gentilmente un invito per il mare
non rispondo a un paio di telefonate
faccio il vago in una questione di sesso…
di fianco, i vicini discutono di soldi
mancanza di soldi, di amore, di futuro,
Se si ammazzassero non mi meraviglierei.
ogni tanto sono tentato di sfondare la porta, entrare, e dire qualcosa,
se solo avessi qualcosa da dire
Avrei bisogno di un’auto
adesso che mi hanno sfondato la moto
solo per le domeniche pomeriggio
Il concetto di noleggiarne una alla bisogna è decaduto da quando ogni volta mi trovano due o trecento euro di danni, sempre a mia insaputa,
Comincio a pensare che qualcuno mi controlli ed ogni qual volta noleggi un’auto venga a tagliarmi una ruota,
rigare il le portiere ecc. ecc.
Avrei comprato una Ferrari, o almeno qualche rata l’avrei certamente pagata.
Scrivo qualcosa di poco valore
poi magari mi faccio una sega
pensando all’invito che ho rifiutato.
Qualcosa mi invento,
mentre il fumo di sigaretta entra dal balcone, e mi ricorda il panno di un biliardo da circolo, di quando spillavamo soldi ai polacchi post URSS che credevano di spillare soldi a noi ragazzini. Amarcord.
Poi la voce di una bambina sotto al balcone
Un gabbiano ha ucciso un piccione.
Non toccare, è cacca! Le dice la madre.
Indubbiamente, un sacco di cacca. Madre.
Se Avessi Una Ragazza
se avessi una ragazza
ci capiremmo al volo
se avessi una ragazza
rideremmo tanto
e tanto sarebbe il sesso
e tante le risate nel mentre
se avessi una ragazza
la guarderei sparire
dietro la curva della strada
col peso di un tramonto
e poi al ritorno, un’alba
e il giorno durerebbe un mese
a camminare tra tornanti
se avessi una ragazza
la chiamerei per nome
in mezzo all’altra gente
e lei si volterebbe
col peso del cuore negli occhi
se avessi una ragazza
ci chiameremmo tardi la notte
con la voce del sonno
per raccontarci il giorno
se avessi una ragazza
non le scriverei poesie
non ne avrei bisogno
se avessi una ragazza
avrebbe un bel sorriso
di fossette e denti bianchi
e un principio di ruga negli occhi
se avessi una ragazza
sarebbe un poco buffa
come le cose che innamorano
piena di difetti e di luci
e di gesti ampi e accoglienti
e profumo di pane fresco,i capelli
se avessi una ragazza
le dormirei sul culo
alla spiaggia
e lei sopra il mio petto
d’Autunno
quando cala il fresco dai monti
come un cane pastore
a serrare gli abbracci
se avessi una ragazza
adesso non avrei scritto parole
le avrei fatto un cenno
e lei avrebbe capito
Un fiore.
Dal fondo della notte
ho colto fiore
dai petali d’asfalto
che diritto hai di cogliermi?
Mi ha domandato
non ne ho idea
ho risposto .
volevo fare
qualcosa di bello.
e adesso morirò
mi ha sussurrato.
le tue mani odorano di morte
ha rincarato.
un gorgo di fuliggine
si è inceppato in gola.
cogliere, è contemplare.
fare è distruggere.
hai affermato la tua forza
ed hai distrutto
avessi sorriso alla mia vista
sarei stato tuo per sempre.
voi umani, siete così stupidi
ha concluso.
Vuoi dire che amare
è contemplare il mondo
attendere che le cose accadano?
Non voglio dire niente
ma impara a volerti bene
hai molto da imparare-
Ero triste.
Sii pure triste, ma sappi
che nell’universo
esistono meraviglie sconfinate
e tu ne sei parte.
Non cogliere fiori
tu sei tutti i fiori.
Forse ho capito…
Non credo.
Forse non so niente.
Ecco, sei sulla buona strada.
Roma
Roma, capitale.
Noi non ci sappiamo incontrare.
inutile. Io ci ho provato più volte
ricordi quella volta che mi hai incastrato
tra le porte della metropolitana?
Il tuo gesto più affettuoso-
e i tuoi ponti e le fontane e i palazzi
i superattici, tutti troppo lontani
dai miei sentimenti di borgata
Poi per protesta avrei pisciato
in mezzo a quel viale tanto blasonato…
dormito sul letto di sconosciuti
in compagnia di un gatto e
mi rovesciai il caffè addosso
mi ubriacai come un ragazzino
che non regge il peso di un tramonto.
Al risveglio trovai due bottigline di piscio
in bella vista sulla scrivania
e non erano le mie
D’altra parte mi hai ucciso Pasolini
Che mi voglio aspettare?
Ok forse esagero,
ma mi stai un po’ sul cazzo comunque.
Una notte ho abbattuto Milano
Con te non ce l’ho fatta.
Ma ci rivedremo, prima o poi.
E’ una minaccia.
La poesia del secolo
certe mattine mi viene in mente
la poesia del secolo
che parla di donne e di uomini
e di tutte le altre cose
la penso in una lingua difficile da spiegare
con groppi in gola e sorrisi
e dolori localizzati e diffusi
lingua di lacrime felici e singhiozzi
di terrore e tachicardie
e mani nodose inspessite
unghie ruvide come selce
e occhi di stagni turchesi e verdi
e terra ferrosa e azotata
parole che rottolano sui prati
o che si incuneano come aghi.
Ampie occhiate al cielo.
talvolta mi fermo con la mente
avanti a questo spettacolo
che come un terremoto prende corpo
il mio corpo, e ne fa crisalide.
e dentro, un gorgo, si compone lentamente
con i suoi misteri e i suoi abissi
il tuono, la parola, l’abbandono, la doma,
l’apparteneza.
Avanti allo specchio
il solito sguardo, ma non sono io,
non sono solo. Sei tu.
E ti guardo come si guarda una luce.
Senza capire, senza di me, si rinnova la vita.
Compressione
Nessuno ti salva dal silenzio
nemmeno la musica
quando le parole si fanno velluto
languide e ammiccanti di sudore
e si perdono nell’aria rarefatta delle stanze
in penombra, di quando è molto caldo.
non il mio nudismo d’appartamento
che pare così anacronistico
mi tirerà fuori dalla bolgia
Allora ho imparato la disciplina
Il metodo rigoroso, quello scientifico
l’educazione sentimentale
ho imparato la compressione
diagramma di stato alla mano
a liquefarlo come un gas esplosivo
a temperature bassissime
e intorno gli ho ricamato merletti
con fili d’amianto che resistono al fuoco
che col tempo poi si sfibreranno
e uccideranno
come ogni altra cosa stipata
dimenticata, taciuta.
poesia per riordinare le idee
questa è una poesia per riordinare le idee
e necessita della giusta attrezzatura:
un fornello da campeggio, del tempo avanzato
un tavolino pieghevole, una fionda e una pinza
per le parole più ostinate, su, vieni,
tiriamo accampare, aspetta,
ancora altre stoviglie e siamo pronti,
niente coltelli
solo cucchiai d’argento
coi bordi sottili e gambo lavorato
così che tu possa nutrirti
del mio cuore
come se fosse un kiwi
ma senza pungere
e con la giusta eleganza,
raschia bene bordi del mio petto
non lasciare niente al caso,
che niente sia sprecato!
è saporito, vero?
Tranquilla, che io me ne invento un altro.
innaffialo con questo vino
un Amarone d’annata
toglie quel saporaccio di ferro
molto meglio, no?
Adesso sediamoci su quel prato
al fresco di quel vecchio ulivo.
Chissà quanta gente come noi
si sarà scambiate cose
alla sua ombra educata
e quanti alla vista di quei nodi
avranno pensato allo stomaco
dopo aver spartito il cuore.
E adesso in silenzio
cominciamo a pensare…
Come Guido Catalano
Ogni tanto mi viene da scrivere
come Guido Catalano
ché è un modo assai discorsivo
ottimo quando ad esempio
vorrei parlare con te
e tu ti neghi
o non ci sei
o ti nascondi…
Ti nascondi vero?
poco male,
io posso sempre scrivere due cose
come Guido Catalano
e fingere di parlare con te
che sarai pure bellissima
ma da queste parti
non ti si vede da un pezzo
e poi posso inventare termini nuovi
come ammare, ad esempio
se voglio andare al mare
oppure oddiare, se voglio fare
una cosa a metà tra una esclamazione e un verbo
come la ripetizione dell’escalamazione
su, prova !
facciamo dieci minuti di “oddiare”
che mica sono scemo,
lo so che si avvicina all’ odio
ma giusto una ammiccata,
per dire o non dire,
so che mi capisci…
Insomma, non sarà una poesia
come del resto manco le altre
ma se prima mi rompevo i coglioni da solo
adesso mi rompo i coglioni al computer
e qualcuno potrebbe sempre dire
che ho scritto una poesia
come avrebbe fatto
il buon guido Catalano…
Potrei continuare per 20 giorni di fila
con soste solo per mangiare, bere, autoerotizzarmi
e scriverti una poesia vera…
Però mi fermo
perché se pure non avrò un grande stile
ho sempre buon gusto
La Tradizione orale
La tradizione orale
Talvolta mi chiedi
perché non pubblichi i miei scritti.
le verità sono due
sono molto cauto
con l’alimentazione dell’ego
e molto legato
alla tradizione orale.
Ma può essere che ti lego
e poi ci cimentiamo nella pratica
della tradizione orale.
Partiamo dal principio
La mia cominciò con un pianto dolcissimo
quando lei mi chiese:
che cosa vuoi che faccia?
Io le dissi di questo legame
che mi stuzzicava già a quindici anni
esitò, mi baciò, pianse,
facemmo l’amore a picco sul mare.
Dopo più di venti anni
ricordo nitidamente ogni cosa
gli odori, i sapori, la luna
che sbiadiva il porpora già sbiadito
delle scale, i rumori che svegliarono i vicini
e un sacco di altre cose
Capite? E’ troppo forte il ricordo
della tradizione orale.
A metterlo su carta mi pare
di fare un torto alla memoria
stanotte
stanotte
sono un libro
prezzo in lire
copertina sbiadita
un testo di matematica russo
stanotte sono
il vento che accarezza le fabbriche
la polvere di carbone in Pennsylvania
l’odore di sudore nei campi
stanotte
sono la tua polo rossa
le scarpe gialle
il tuo vestito nero
stanotte
io il pensiero scartato
io la birra lasciata al sole
il bicchiere scheggiato
stanotte
vorrei che davvero
fosse stanotte.
A metafore
raccontando di pietre e tumori, poi
ho provato ad addolcirle
parlando di acqua e lamponi
e ti dissi che la vita era uguale
alla mia mano che scivolava
sul corrimano della ringhiera
delle scale della casa canonica
vicino la mia vecchia casa,
tutta liscia e bitorzoluta da
troppe mani di vernice.
dolce e irregolare, ogni tanto mi tagliavo
ti ho scritto delle poesie
fingendo di scrivere ad altri
ai cani, al mattino, alle rocce,
alla mia valigia, al diabete, alle ferite,
alla spiga di grano, alla pozza di fango,
agli amanti, alle finestre al mattino,
al cavatappi, al vino, alla solitudine,
ho scritto odi persino ad una maniglia
solo perché mi hai sfidato,
ti ho detto cose di una tenerezza inaudita
ho dimesso gli abiti di uomo
e quelli di ragazzo
sono venuto avanti a te nudo
così come si va in ospedale
ho creduto di essere bellissimo
e lo ero, credimi, ero accecante
come ogni uomo quando smette di recitare.
Quanti giorni ho passato da solo
sperando di incontrarti per strada…
ci ho creduto davvero, guardandomi intorno
in tutte le stazioni, aeroporti, e
tu eri là, lo sentivo, ti aspettavo da secoli
saresti sbucata da dietro qualche omone,
un norvegese sorridente o un pilastro
dalla porta del bar, una volta eri di spalle, all’edicola
Ho finto di parlare al telefono con te
ho immaginato la tua voce
la tua schiena…
Ho adottato i più disparati silenzi
gli ho dato nomi di arpie e di muse
li ho invitati a cena uno alla volta
e tutti mi hanno raccontato la stessa storia
Ho imparato la disciplina
A non dare di matto
a raccogliere briciole dalla tovaglia
e a trasformare in abbuffate
…che manco Locullo
Poi un giorno, ho smesso di attendere
perché era giusto così
e anche se ogni tanto ancora ti scrivo
e la tua voce è una pacca sulla spalla
un cinque alto, un occhiolino
il mio sorriso ancora una bestemmia
come Jack Nicolson mi ardono gli occhi
e per dirla a metafore, porco d’un cane di ventura…
Tu non sai cos’è l’amore.
sei mai stato innamorato?
Sì, un paio di volte, forse tre… Non sono sicuro.
E sei mai stato amato?
forse un paio di volte, che io sappia, non sono sicuro neanche di questo.
ed è stato bello amare?
Perché parli al passato?
Comunque sì, è sempre bello, è per sempre bello, anche quando non sei ricambiato.
Vuoi dire che non hai sofferto?
Sofferto… Non è il termine più adatto. La sofferenza è insita nell’uomo, ma l’amore si prende tutto, anche la sofferenza, la rasserena. La sminuisce. Credo sia come prima di morire, quando smetti di difenderti, ti apri alla vita e vedi quanto la ami. Non puoi che essere in pace di fronte all’amore.
In questo, l’amore, è molto simile alla morte.
Adesso sei innamorato?
Sono sempre innamorato.
Sì, okay, ma di una donna in particolare dicevo…
Sì, credo di esserlo, ma non è reciproca la cosa.
E non ti fa soffrire questa cosa?
Solo quando mi costringo in solitudine. Siamo fatti per stare con gli altri, per abbracciarci, baciarci, fare l’amore ecc ecc. Stare troppo tempo da soli non fa bene alla salute.
Ma, dico, non è straziante?
No, non lo è. In fondo non mi sento mai davvero solo. Lei è sempre con me. Non importa se non mi ama, certo sarebbe meraviglioso se mi amasse, ma va bene anche così. Sono sereno. Credo che mi appaghi il fatto che lei stia bene e che segua il suo sentimento con sincerità.
La verità ha un grande potere.
Per tanto tempo ho pensato di essere arido. Di essere una terra morta.
Poi tutto si è rimesso in moto. Sono davvero felice di sentirmi vivo.
Parli cone un cazzo di santone!
hahaahah. Io odio i santoni e credo che le religioni siano inutili. Servono forse ad iniziare un cammino spirituale. Ma poi ognuno di noi deve imparare ad ascoltarsi.
Quindi mi stai dicendo che sei innamorato, non sei ricambiato e che va tutto bene?
Sì, è così.
Ma vaffanculo, sei un cazzaro!
“Tu non sai che cos’è l’amore, non lo riconosceresti nemmeno se adesso si alzasse e te lo mettesse in culo!” Prendo in prestito questa immagine da zio Raymond Carver,
ma non disperare, sei ancora giovane. Capirai anche tu. Te lo auguro.
