tutti feriti

Labbra labbra ovunque
Buio buio ovunque
Sotto al sole Sorrisi,
appena un saluto
Nell’ ombra cazzo duro
Labbra piccole medie grandi
Quasi sempre clandestine
Il mio cuore è un profugo solo
Incendia i silenzi
Attenta alla notte
Mandati di cattura diversi
Taglia in monete
Solo professionisti
Nessuna vittima
Tutti feriti

occhi furbini ( Ginestre )

Odora di donna adesso la collina
le ginestre fiorite

gambe aperte, la valle scolpita

Odora di donna adesso la collina
la sera è più fresca
occhi furbini

riscalda un abbraccio

il vento che asciuga I capelli
mischia gli odori
se ne frega delle stelle.

figuriamoci io. Vieni, saliamo
spostiamo orizzonti

Il mio paese è morto

il mio paese è morto
il cane all’ombra della pietra, pure.
morte le sedie dei bar incrostate di fumo
morte le bottiglie vuote di allegria
morti i fondi di caffè nei cassetti dei bar
morti i libri della biblioteca comunale
morte le ombre di Occhio
che ci hanno visti diventare uomini
morte le strade, gli ascensori,
morti i parchimetri lungo il viale
morte le case di Civita, Portello, Casale
morto anche il fiume
morta la diga
morta la figa
morti i banconi diventati altari
che sorreggono bare tutte da bere
morti anche gli alberi sotto la chiesa
le panche, i sentieri, secche le piante,
i muretti, morte le poste, le chiese,
le strade assolate, i vicoli stretti,
le giostre, stramorto il prete
i ferri giù in piazza
incontro la gente che è fatta di carne
è qualcosa che pulsa, una luce negli occhi
fanno qualcosa, una cosa qualsiasi, organizzano, si cercano, resistono
si annusano, feriti.
Ora una corsa, un gioco di palle, un compleanno tra amici…
Incontro la gente tra morti e tra vivi
alcuni caduti, sopra tavole rotte,
i cocci negli occhi.
Sanno il mio nome
I conosco le voci, li riconosco tra gli anni
Ci apparteniamo
Saluto un vecchietto più vivo che morto
una madre, una figlia che brilla come pietra preziosa
scambio carezze, due baci, una donna
scopiamo, tenerezze, umanesimi
ci mettiamo a brillare
il marciapiede è trincea
si cammina sui gomiti
una bimba mi chiede se mi piace il suo libro
e le pietre intorno cominciano a vivere
per pochi istanti, rinasce qualcosa
Non so parlare di amore, non lo so fare
ché mi è stato negato
ma sono stato la pietra già deceduta
il consiglio comunale è Hiroshima
il Napalm sui libri, il Vietnam
la festa è già morta tra
due gambe abbronzate
il capezzoli bianchi
l’uva bagnata
il sudore sul collo
il cuore sui monti 170bpm
sui monti animali
il paese è già morto
ma straripa di vita
che si potrebbe cantare

Michele

certo scriverei come Carver
in riva al fiume
aspettando che abbocchi
oppure come Conrad
a conducendo un battello
nel culo del mondo
O come Chatwin
riscrivendo sentieri
O Pedro Pietri
a dar voce ai fantasmi
ma mi è toccato Michele
e le vie di un paese
il fregolío dei campi l’estate
le stazioni d’Italia
motorini sfasciati
I posti consueti
i sottoscala fugaci,
le serate tra amici
le albe drogate
le notti comuni
qualche fuga all’inglese
ritirate strategiche
fianchi rigati, costati,
notti abbattute
da vecchi cazzotti
parole ignorate
case bruciate, costruzioni,
Numeri, piccole cose
bicchieri scheggiati
Un po’ di buon vino
e qualche volta l’aceto
nessuna epopea
nessun gesto eclatante
niente eroismo
la monotonia degli occhi lontani
dei sentimenti comuni
corrispondenze
nessuna puttana
la tenerezza dei giorni
che passano uguali
la mezzanotte che impugna
ogni volta
un fazzoletto bianco
alla partenza del treno
le corse sui monti
quel tanto che basta
nessuna misura
se trovo l’incredibile
in una vita comune
Forse sono fesso davvero
o un poco coglione
Qualsiasi cosa mi accada
qualsiasi cosa misera diventi
sotto i colpi dei giorni
poi scrivo due righe
guardo, mi siedo, incontro
ritrovo il sorriso
un poco di pace.

Problemi di realtà

Abito più posti di quelli che abito
amo più donne di quelle che amo
mi abitano più pensieri di quanti ne possa contenere
la mia ombra ha sempre un nome diverso
i miei pensieri si adattano
la mia vita arranca dentro il materiale
dove sono? Chi? con quanti di voi?
faccio riflessioni sdruciole tornando a casa dopo un funerale
La salita pare una salita di una Lisbona qualsiasi
di un sud qualsiasi
Suno a sud di ogni sentimento
lo sononsempre stato
avanti agli occhi vedo arare i campi
mentre si mietono attimi
dietro il lato oscuro del mio cuore.
Qualche nome vacilla, cade, dimentico
un altro nome rinasce,
non è il mio, dicono
ma è come se lo fosse.

Alla Sera

quando cala la sera, la valle
e le montagne diventano rosse
il sole è sangue di brigante ferito
il colpo di coda del giorno. il pensiero,
lo scempio della luce, lo strazio dei campi
-l’aratro è  arrugginito, è ormai dimenticata la maggese-
adesso perduta nei campi soltanto la gente
crocefissa col legno di spaventapasseri invisibili
perduti nell’inconscio

mentre di qua, sotto al tuo muro, poco fa
scesa ormai la prima notte
ad allagare le ombre,
tra le macchie fredde dei lampioni
ho visto due ragazzi,
le mani impastate nei sogni
occhi spaventati da gatti bagnati
così stretti, come solo fa la vita col tempo,
senza fare domande,
spingevano forte tonnellate la vita
e quanta luce sotto quella gonna…

Quando passo da Napoli ho sempre la sensazione di aver lasciato qualcosa nelle mie vecchie case. Il portafoglio sul tavolo vicino alla frutta, un CD, un libro a casa di tizio, una maglia a casa di Caio.
Mi accoglie sempre con una sfogliatella calda e un caffè che sa di buono.
Non ho mai la sensazione di essere di passaggio. Sempre quella di partire.
Come quando la lasciai la prima volta.
È sempre un distacco. Un amore sospeso, come il caffè.

I poeti non esistono

Scrivere è un modo come un altro per costruire ponti
per andare incontro alla gente e lasciarsi raggiungere.
scrivere davvero, è camminare nudi
scrivere è sempre un atto d’amore, ma
la poesia è nelle cose, quasi mai nelle parole,
dico quasi, perché mi manca anche questa certezza.
Essere poeti sarebbe essere un dio
la creazione va contro la termodinamica
io non so creare,vedo, indico, incontro. mi incontro.
professo l’ateismo poetico
Dio non esiste, i poeti non esistono
anche io, ci sono e non ci sono.
Nessuna certezza.
intanto, scriviamoci addosso
incontriamoci,
facciamo l’amore, viviamoci.
fino alla morte e poi muoriamoci
il più allegramente possibile.

Quando sono lontano, tu sei lontana

quando sono lontano
tu sei lontana, e
l’assenza che è il più falso dei demoni,
crea aspettative, si nutre d’attese
ma io non intendo aspettare
rinnego da sempre speranza e futuro
e comincia così il tempo
una frizione sul petto
una lima sui sogni
un piombo sul braccio
mentre se siamo vicini
la vita diventa reale
e non cerco più niente.
io non bramo il tuo amore
ma vicinanza, corpo, discorsi.
così che la vita possa dirsi compiuta
senza emulazioni
accada quello che accada
io non farò un passo verso le labbra
se non sarà il caso a portarle da me
ti bramo con un desiderio d’universo
senza tempo,assoluto, di uomo di mare,
vado incontro all’ignoto
non cercando salvezza.
E’ il mio destino.
Ignoro i presagi, l’albatro,
lo scorbuto, il deserto
perché ho dentro il cuore
esplosivo, candore, morte,
flotte, stormi, tempeste.
terroristi, vergini, elicotteri,
storie di vita, amore, tanti caduti,
tanto ghiaccio smeraldo.

Rispondere:

Rispondere
a chi ti offre ritagli di tempo, con cuciture di bocche
a chi ti incastra tra una cosa e l’altra, con vasellina finissima
a chi ti palesa solo una strada, con un volo pindarico
a chi ti regala lunghi silenzi, con spianate di fiori
a chi ti solo nel bisogno, con dieci piani di morbidezza
a chi ti vede, vede! Con un bel paio di occhiali nuovi.
a chi non ti risponde, non corrispondere
a chi non ti corrisponde, con l’ Ellesponto.

Origami

ho preso le pareti della mi stanza
su cui avevo inciso tutti i miei nomi
ne ho fatto un origami di seta
l’ho posato sul palmo della tua mano
e ho aspettato che facesse vento.
Intorno hanno intonato canti d’amore
ho pregato ché smettessero
tu eri già partita
io mi pettinavo col vento
il tempo ha cominciato a contare
poi ho cominciato a cantare.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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