un uomo non troppo spiacente, non più ragazzino
Una domanica caldissima in città
mille possibilità di godimenti
mare montagna piscina camere da letto condizionate
nudi tutto il giorno a scopare come clandestini disperati
passeggiata nel parco
ristorante sul mare
vino gelato sotto il pergolato
lo sfrigolio della brace lontano dall’ombra
la fontana gelata le terme naturali
le vaschette ed una infinità e oltre
di cose da fare
mentre me ne sto qui a pensarti
come fossi la mia unica salvezza
e i miei pensieri somigliano a certi naufraghi che tentano l’arrampicata sulla fune del bastimento
tu la mano che la taglia
tu la raffica di vento improvvisa che attenta alla presa
tu l’onda anomala incantatrice
tu lo squalo col fiocco rosa che si lima le pinne sulla specchiera dell’abisso
circondata da coralli
e io mi lascio andare ché ho scelto
di morire di bellezza prematuramente
Come un Cristo di una certa inutilità
il mio sacrificio non salverà nessuno
Questa grandezza di spirito non verrà ricordata
Non ci sarà il terzo giorno
Solo qualche donna piangerà
la pietra del mio cuore
e si innamoreranno in quattro righe
che leggerano poi
caldeggiando maldestramente
l’approssimazione di un amore.
Preghiera per il mio ego
Lascia le strade delle domande
e delle richieste oscene
abbandona ogni diritto
chiamati per nome
e dimenticami
fa’ che il giorno nasca
senza pensare all’amore
l’amore non è desiderio
l’amore è abbandono
è rinuncia, è braccia sempre aperte
Lascia che il tempo faccia il suo inutile corso
in questo fuoco che trattengo a fatica
questa fornace di pensieri e sangue
questa ossessione di carne vivida
in questa bolgia di gentilezza e perdono
che ho scavato con fatica a mani nude
seppellirò il mio nome e i miei occhi
ora che il sentimento pare un capitale impazzito
è il neo liberismo sentimentale
fatto mostro mi sta divorando l’anima
Che io mi ricordi.
Che io mi ricordi
è stato un andare
di sguardi e parole
sguardi di donna
e parole di libri
ecco. il mio amore,
è nato negli occhi
così ho passato la vita
con queste priorità
prima gli sguardi
e poi le parole
e niente qui si è inchinato al tempo
quegli occhi ancora innamorano
e quei libri ancora mi parlano
niente passa davvero
Anche gli assaggi
feroci di morte
si fanno da parte
come i fiori bianchi
che incorniciano altari
e come pesano certi giorni!
certi occhi, e certe parole,
custodisco dei sassi
sul fondo dello stomaco
esistevano già da prima che arrivassi
esisteranno ancora dopo che sarò andato
i nostri occhi, tutti gli occhi,
e le parole, tutte le parole,
un mucchio di sassi.
Questione di culo.
okay okay fa caldo
lo sappiamo
le tapparelle sono abbassate
il caffè fa l’amore con l’eucalipto
una punta di pepe nell’aria
sono le tue mutande nere sul letto
lo so, sono un uomo fortunato.
la doccia, la porta del bagno aperta
le tende sbuffano, nella migliore delle ipotesi
boccate d’aria bollente, c’è vento.
Palazzi.
Palazzi incandescenti. Blocchi roventi di carne
tremano ad ogni orizzonte.
Isolati senza mare intorno
si susseguono fino alla campagna.
Penisole coi cazzi ritti circondati da ciuffi d’erba
qua e là un randagio.
Distese di desideri metropolitani si allungano in
collina
Là, villette con giardini terrazzati con
ulivi secolari carichi d’ombra , bassa e fitta,
una foresta di ombra, questo sogniamo, nessuno
escluso.
Intanto…
I neri chiedono spiccioli fermandosi in bicicletta,
sotto casa mi chiedono sempre un euro
“devo fare il biglietto per Empoli”
Domani gli chiedo perché proprio Empoli?
i rom puliscono i vetri ai semafori
Storpi si inginocchiano alle ferraglie roventi
molti altri fanno i conti con le offerte speciali
tutti a tempo di semaforo
verde giallo rosso
verde giallo rosso
e così tutto il giorno passa, in una sola volta
per sempre, nei secoli dei secoli…
Ho sempre la sensazione che
tutto sia finito per sempre
senza essere mai cominciato.
E che tu sia in ginocchio
ad aspettare monete, a succhiare penisole,
a dare il culo per fare la spesa,
o dentro un’auto condizionata
è ancora una volta
soltanto una questione di culo.
Quindi ti prego, sii gentile.
Non montarti la testa.
Poesia di tentato omicidio
P’ ammazza’ la solitudine
torno a casa a mezzanotte e
dico: mo’ le scrivo ‘na poesia,
ma la trovo già stecchita
allora mi siedo e mi domando:
quanta cazzo di gente c’era
anche oggi
ad ammazza’ la solitudine?
Niente lettere d’amore
Tempo in grani di cous cous
l’estate bagnata di pomodoro fresco
le tue labbra rosse
la schiena bruna
è così diversa da certi visi
è così liscia e morbida
tempo di cetriolo e di ortolano
tempo di mele smezzate
di case deserte
di conti tagliati
tempo di prendersi tempo
ed è così che scrivo
rubando qualcosa a qualcuno
e tu che aspetti da dietro il vetro
un paesaggio di fuoco
una spiaggia deserta
e tu che aspetti, che aspetti?
Mentre io mi faccio bello
per un altro matrimonio
l’allegria si scioglie
sul fondo del taschino
a trentasette gradi
e la scarpa di cuoio
sperona l’asfalto
e gli accendini colorati
presi dai senegalesi
sul terrazzo suggerirebbero
i colori dell’idrogeno e qualche stringa perduta
e la polvere di una casa che non ho il tempo di pulire
e le ore di sonno dimenticate
abbandonate nelle stazioni
come figli che mai rivedrò
vado da solo per le strade
e ti porto con me, ogni giorno
e forse amore questo?
Questa distanza tra me e le stelle
non è poi così insuperabile
se mi metto a brillare fino ad esplodere
divento un gigante rosso
e vengo a travolgerti con morsi e parole
grandi enormi occhi vuoti infiniti amorevoli
pieni di fuoco e tenerezza e pietre e vetri e diamanti taglienti
lo vedi?
è così strano tutto quando comincio a pensarti
è così strano il mondo quando non ci sei
e ci sei così poco che quasi comincio a pensare di essere io lo strano
mentre so benissimo, che no sono io lo strano
ma sei tu che manchi, ed io tiro avanti
scrivendo cose così, per abbassare la febbre
ma ho imparato la lezione. Niente lettere d’amore
questa la brucio, non la spedisco.
Niente più lettere, lettere d’amore.
Tu ci credi?
Voglio andare a mare
voglio andeare ammare
dove c’è quella cosa blu e verde
che cantavano Cochi e Renato
annuotare
voglio andare con te ammare
a fare la pubblicità dei ringo boys
sulla battiglia che non è una di facile costime la battigia, nonostante il nome e il luogo,
e poi ti dico qualcosa del tipo
“biscottami” e tu capisci al volo
e mi baci per 45 minuti netti
triplo rivesciato con un velo di carpiatura
comunque in maniera elegante
senza esagerare,
ed io tiro fuori la storia del naso chiuso
causa allergia fuori stagione
ma tu che sei un’ape da apnea
continui a baciarmi ancora
allora poi tiro fuori la storia del Boxer
il cane che riesce a respirare anche se tiene salda la presa
e si sa che dal boxer il passo allo slip è breve
e che quando arrivi allo slip tutto può succedere
anche che ammare cada qualche consonante
e poi facciamo che andiamo ammare tutti i giorni
anche a Dicembre, quando fuori c’è burrasca e neve e uragani e va via la luce e pure i lupi si mettono al riparo
e io ti guardo alla luce fioca della candela
con un sottofondo musicale tropicale,
a questo punto a pile,
e ti dico: Vieni, andiamo ammare!
E tu manco rispondi, e già sai
perché sei avanti, a me, ammare, ai notiziari di domani, a Bolt quando scatta, e a tutte le altre cose che sembrano più colorate di quello che sono
quando decidiamo di andare ammare
insieme
ed io per farti uno scherzetto simpatico non indosso gli slip e non me ne vogliano i cinofili, manco più boxer.
Mi sa che allora ci ticca andare nudi ammare a Dicembre. Si salvi chi può.
Perché non scrivo
Non scrivo per difendermi
non scrivo per attaccare
non scrivo per sperare
non scrivo per dimenticare
non scrivo per scopare
non scrivo per mangiare
non scrivo per vivere
non scrivo per morire
non scrivo per amare
non scrivo per odiare
non scrivo per benedire
non scrivo per maledire
non scrivo per sognare
non scrivo per piacere
non scrivo per spiacere
non scrivo per qualcuno
non scrivo per stupire
non scrivo per capire
forse scrivo per star meglio
e forse è meglio che non scrivo
facce di cuoio
facce di cuoio
segnate dal sole
e dalle sostanze
demoni sudati
alla frusta del sole
un soffio di vento
li ha disarcionati dalla vita
per consegnarli al mare
alle strade, ai pisciatoi della notte.
rivedo nei vostri occhi violenti
il seme di un passato lontano
dove la lama delle mie genti
anticipava la parola
porto con me i vostri amori perduti
e talune facce di cazzo
abbrutite dal tempo
rimandano alle gentilezze perdute
taciute dai bisogni e la fame
e alle vostre madri
che certamente vi amarono
come fece la mia
divisa per anni tra la paura ed il cuore.
Io sono di voi incapace di uccidere.
Poesia di grazie alla vida che mi ha dato tanto.
di questi giorni
e di mille altri
due cose striscino ancora
come serpi innamorati
nel petto
il nostri sguardi
intrecciati come una corda
sulle pietre della piazza
con la complicità di un commando
delle forze speciali
e la voce amica, fraterna
del poeta
e la pacca sulla spalla
era la spinta in salita
la sicura in discesa
mentre il mio cuore
diventava un fatto liquido
veniva fuori dalla bocca
pieno di inciampi e di incertezze.
futuro
una nuvola fa ombra sul Vesuvio
intorno un’ esplosione di luce e di voci
la montagna che farà ombra sulla strada
adesso è ombra cupa sul mio cuore
sempre dolce il passato, assente il presente
qui una ragazza mi offre biscotti
nel futuro.
Frammento.
uscii con il suo nome tra i denti.
era caldo, le lamiere spingevano il sole contro di me. mi irritavano. Ogni tanto il fresco degli alberi, addosso il profumo di bergamotto. intorno, cagate di cani. cemento. qua e là un giardino privato. il mio era un cuore di periferia, ero in paradiso.
