Alla larga dalle donne

Accumulavo tazzine da caffè
sui mobiletti del bagno
mi tenevo alla larga delle donne
e scordati quelle cose là
mi ripetevo quando conoscevo
qualcuna interessante
così mi imponevo di restare da solo
di declinare inviti a feste e a concerti
non mi faceco vivo per giorni
uscivo al pomeriggio quando potevo
a bere la mia birra gelata
oppure qualcosa di caldo
qualcosa di comunque complicato
da stringere tra le mani per molto tempo
senza mollare la presa
camminavo la mia strada
e la strada talvolta mi camminava
scansando con attenzione
le cagate isolate che partoriva la mia mente
Mi andava bene così
avevo cose da fare
qualche donna da rimpiangere
la capacità di scrivere di qualsiasi cosa
e un letto fresco alla sera
quando rincasavo da solo
a tarda notte o al crepuscolo
Lucido come un pomello di ottone
solitario come un cerchio
stordito dalla bellezza della vita
quando tu non poni  domande
e non aspetti alcuna risposta
il mattino seguente puntualmente
dimenticavo una tazzina di caffè
sul mobiletto del bagno
prima di lavarmi i denti.

tra la vita e la morte

stamattina sono stato svegliato
dalla voce severa di un caro amico
mi sono accorto subito del tono
un bollettino di guerra
un incidente terribile
siamo sul filo tra la vita e la morte
mi ha detto con tono di avanguardia militare
fuori esplode un insano azzurro dicembrnio
Al caso piace giocare coi sui pupazzi
la sua voce raramente spezzata dall’esitazione
raccontava cose terribili
eppure una immensa dignità di uomo
ha riempito la camera fino a far sparire l’azzurra presa per il culo del cielo
persino il messaggio d’amore nel mentre
è caduto nel vuoto senza causare sussulti
di fronte all’idea della morte,
ogni volta
gonfio il petto come avanti a un plotone d’esecuzione, come il ragazzino che ero quando mi preparavo alla rissa…
Ma le cose stanno cambiando velocemente
Una forma di amore per l’indefinito
mi spinge a lasciare la porta sempre aperta
alla morte all’amore alle donne agli amici
e a tutte le cose che uccidono, col sorriso
senza mostrarmi troppo attaccato alla vita.

Volgare inutile poesiuola del cazzo

prendi tutte le poesie

che mi hai visto scrivere

e buttale nel cesso

adesso dimmi

cosa ti rimane

prendi le parole

che ti ho lasciato

la mattina sul comodino

e buttale nel cesso

e dimmi adesso

cosa ti rimane

prendi le ore che ho speso

a pensarti

fatti aiutare

da un circolo di culturisti

e buttale nel cesso

in quello di Polifemo magari

e digli che chiuda un occhio

adesso dimmi

dimmi cosa resta

prendi i chilometri

che ho camminato

ogni volta che mi hai detto

di venirti incontro

arrotolali

come un filo di seta

e buttali nel cesso

cosa ti rimane?

Prendi gli sguardi

che ci siamo scambiati

li ricordo uno ad uno

sbattili in una terrina

e montali come albumi

poi fanne una torta

un pizzico di sale

zucchero uova e farina

mettici la ciliegina sopra

e poi buttala nel cesso

cosa ti rimane?

Te lo dico io…

Non ti rimane un cazzo.

Ma almeno quello

ti prego non mortificarlo

non buttarlo nel cesso

potrebbe avere ancora

duo o tre colpi da sparare

prima che rigor mortis ci separi.

Abbozzo di poesia

giorni passati in una bolla di febbre
fuori piove un’altra dimensione
il corriere attraversa il pianeta
recapita due pacchi
libri e tecnologia
altre due cose
che non faranno altro che
rinchiudermi
in una bolla di
libri e di tecnologia
starmene da solo
per troppo tempo
mi fa pensare alle cose perdute e
alle cose che sarò disposto a perdere
scaldo una tazzina di caffè
nel microonde
mangio qualcosa
di poco impegnativo
e torno a guardare la pioggia
che sbatte sui vetri
la gente che corre
coi sacchetti della spesa
che va a riempire frigoriferi
che raccontano vite
che fatico a indovinare
Mi piacerebbe avere risposte
dalle rughe che portano in viso
ma le cose non sono così semplici
intuisco se fumano
se hanno perso qualcosa
se la luce si è spenta negli occhi
se traspare una certa commozione
mi sorprende nel mezzo del discorso
una certa solitudine
soffro le loro miserie
come fossero mie
esorcizzo le mie solitudini
come fossero loro
poi stringo coi vetri un patto segreto
dico due cose a una pianta
ascolto la sua voce cantare
leggo due righe da un libro
poi torno alle carte a combinare qualcosa
che non sia una canzone, una battuta,
un abbozzo di poesia…

Pusher

Mi piace l’ironia della sorte
quando la sorte ci è avversa
mi piace canzonare il grottesco
quando mi chiudo nella grotta
per mesi e non esco
mi piace ridere
delle piccole tragedie quotidiane
e dei grandi drammi
una volta che sono passati
mi piace scherzare con la morte
e fare il saltimbanco con l’amore
mi piacciono le spore di allegria
che aspettano come l’ acqua
una scintilla tra le polveri della nostalgia
mi piace dare vita al sommerso
mi piace mettermi a nudo
e sentire il brivido lungo la schiena
quando mi espongo volontariamente
al giudizio della gente
mi piace stare sul palco
in questa maniera poco professionale
con le mie vocali aperte
tappate dal raffreddore
e spartire quello che vedo
che poi è quello che sono
e spacciare la vita
come se fosse illegale.

una donna che mi piace

quando penso a una donna che mi piace
penso alle poesia di Lorca
e ai miei dodici anni
quando le cose le trovavo belle
senza fare domande
ogni volta che ti vedo
ho sempre dodici anni
e tu con gli occhi hai scritto
ben più di un libro di poesie
e perfino adesso che ti penso
a te o a un’altra col tuo stesso peso
ho addosso quella sensazione di avventura
questa grammatica essenziale
che lascia tanto spazio
all’indeterminato
Un ragazzino in balia dell’infinito.
Dodici anni, un pallone, il mare
e un libro di poesie di Lorca
tu sei uno specchio troppo grande
per non perdersi nel mondo.

Poesia delle cose che mi accadono alla stazione di Napoli.

 

Alla stazione di Napoli
ne ho combinate tante

già a sedici anni

col mio fidato amico AngiolinA

sfoggiavamo lui capello lungo e unto

da unguento miracoloso contro la caduta

a base di uova e maionese

ed io il pizzetto verde

seduti per terra

avanti all’entrata con uno stereo a batterie

che suonava Walk dei Pantera
Ci passavo spesso di notte,

ai tempi dell’università napoletana

di ritorno da Gianturco

dall’ Officina 99

dopo aver fatto lo zig zag

tra puttane che scopavano

sui cartoni sotto ai ponti

e le siringhe usate

ammucchiate di fianco ai marciapiedi

Più tardi nel 2001
scrissi una poesia di abbandono

su di una pagina bianca

di un libro di Pessoa

e la segnai con la stagnola di un bacio

quel giorno nevicava
un giorno perfetto per andarsene

E poi, ultimamente,

avanti alle scale della metropolitana

dove sei? Recita un messaggio

-Qui, rispondo e invio una foto

dei tabelloni luminosi
nello stesso istante in cui

una mano mi afferra

per il braccio

e una voce sottile mi dice:
a chi la stai inviando?

Mi volto, e due occhi verdi

un tantino emozionati
a te, in effetti!

l’uomo depresso

l’uomo depresso
dice di essere depresso
si avvicina alla fermata del bus
mi racconta vecchi lavori
vecchi salvataggi
di una vita spesa sull’auto
dei figli lontani
di un sogno premonitore
degli amici perduti
della paura che spezza le gambe
del cuore capriccioso
dei betabloccanti
dice tre colpi avanti
uno idietro
tre colpi avanti
uno indietro
dice
il pronto soccorso mi farebbe morire
ci scherzo, lui ride
l’uomo depresso accarezza la morte
lei si accarezza i capelli
noi altri partiamo
lui aspetta una lettera dalla Svizzera
ci parla dei figli con orgoglio di padre
ma ormai nelle vene sento il suo sangue
tre colpi avanti
uno indietro
tre colpi avanti
uno indietro
tre colpi avanti
uno indietro
così suona
ho pensato
anche la mia vita

ricami di birra

I nomi nuovi
aprono estati
mentre gli antichi
come inverni
ristagnano
nella memoria
ed ogni piede
batte un tonfo
sul cuore di ieri
sui vecchi buchi
lasciati dall’acqua.
Né Primavera
Né Autunno
Né Nostalgia
possono nulla
sul nuovo sorriso
sull’antico abbandono
che mi tendono l’animo
come un lenzuolo
due mani sinistre
una piena di voce
l’altra di assenza
e i pensieri di notte
a pascolare le strade
fanno ricami di birra
e scarabocchiano fogli
mentre ascolti al telefono
la mia vita che urla
le storie di un altro
con il mio stesso nome.

Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 3.700 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 3 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Lamento per una madre

Per noi che siamo gente di Paese
Morta una madre
Morta la madre
A noi che ci hanno cresciuto le strade
E guidato le voci
Morta una madre
Morta la madre
A noi che i loro occhi ci hanno salvati da fossi, vipere e fuochi
Morta una madre 
Morte le madri
A noi che non abbiamo dio
Ogni giorno muoiono madonne
Una madre
Tutte le madri.

Superstringhe mon amour

Il momento in cui
ti accorgi che la maggior parte
delle cose migliori che hai fatto
in realtà gratificano tutti tranne chi vorresti avuloche…
e che così facendo hai universalizzato la singolarità
trasformandola in bellezza o perlomeno in gradevolezza
così come è giusto che sia e
realizzi anche guardandoti allo specchio dell’ascensore
che hai perso il nome
il cognome e i desideri
in quell’ammasso di cose
Superstringate
con dieci più una, presunte dimensioni
che chiamiamo vita
e una certa allegria pervade le altre cose
che ti fa accelerare il passo e alzare il bavero
del romantico cappotto da marinaio
e stringere le spalle, sorridere, mani nelle tasche
e accendere il futuro, come una sigaretta.
e sorridere alla cassiera stanca del supermercato
e giustificare gli occhi lucidi al cenno del sul viso
dicendo che è psioriasi
quel gonfiore sulla palpebra
tranquillo, che brillano lo stesso,
mi dice,
io tranquillo non ci so stare
rispondo sorridendo
e capire che tra gente ci si capisce
se si parla senza aver paura
e che un saluto cordiale
guardandosi negli occhi
alle volte, vale molto più di un bacio
scolpito in certi blocchi di montagna
quando la mano trema
e la pietra è scivolosa

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