Roma

Roma, capitale.
Noi non ci sappiamo incontrare.
inutile. Io ci ho provato più volte
ricordi quella volta che mi hai incastrato
tra le porte della metropolitana?
Il tuo gesto più affettuoso-
e i tuoi ponti e le fontane e i palazzi
i superattici, tutti troppo lontani
dai miei sentimenti di borgata
Poi per protesta avrei pisciato
in mezzo a quel viale tanto blasonato…
dormito sul letto di sconosciuti
in compagnia di un gatto e
mi rovesciai il caffè addosso
mi ubriacai come un ragazzino
che non regge il peso di un tramonto.
Al risveglio trovai due bottigline di piscio
in bella vista sulla scrivania
e non erano le mie
D’altra parte mi hai ucciso Pasolini
Che mi voglio aspettare?
Ok forse esagero,
ma mi stai un po’ sul cazzo comunque.
Una notte ho abbattuto Milano
Con te non ce l’ho fatta.
Ma ci rivedremo, prima o poi.
E’ una minaccia.

La poesia del secolo

certe mattine mi viene in mente
la poesia del secolo
che parla di donne e di uomini
e di tutte le altre cose
la penso in una lingua difficile da spiegare
con groppi in gola e sorrisi
e dolori localizzati e diffusi
lingua di lacrime felici e singhiozzi
di terrore e tachicardie
e mani nodose inspessite
unghie ruvide come selce
e occhi di stagni turchesi e verdi
e terra ferrosa e azotata
parole che rottolano sui prati
o che si incuneano come aghi.
Ampie occhiate al cielo.
talvolta mi fermo con la mente
avanti a questo spettacolo
che come un terremoto prende corpo
il mio corpo, e ne fa crisalide.
e dentro, un gorgo, si compone lentamente
con i suoi misteri e i suoi abissi
il tuono, la parola, l’abbandono, la doma,
l’apparteneza.
Avanti allo specchio
il solito sguardo, ma non sono io,
non sono solo. Sei tu.
E ti guardo come si guarda una luce.
Senza capire, senza di me, si rinnova la vita.

Compressione

Nessuno ti salva dal silenzio
nemmeno la musica
quando le parole si fanno velluto
languide e ammiccanti di sudore
e si perdono nell’aria rarefatta delle stanze
in penombra, di quando è molto caldo.
non il mio nudismo d’appartamento
che pare così anacronistico
mi tirerà fuori dalla bolgia
Allora ho imparato la disciplina
Il metodo rigoroso, quello scientifico
l’educazione sentimentale
ho imparato la compressione
diagramma di stato alla mano
a liquefarlo come un gas esplosivo
a temperature bassissime
e intorno gli ho ricamato merletti
con fili d’amianto che resistono al fuoco
che col tempo poi si sfibreranno
e uccideranno
come ogni altra cosa stipata
dimenticata, taciuta.

poesia per riordinare le idee

questa è una poesia per riordinare le idee
e necessita della giusta attrezzatura:
un fornello da campeggio, del tempo avanzato
un tavolino pieghevole, una fionda e una pinza
per le parole più ostinate, su, vieni,
tiriamo accampare, aspetta,
ancora altre stoviglie e siamo pronti,
niente coltelli
solo cucchiai d’argento
coi bordi sottili e gambo lavorato
così che tu possa nutrirti
del mio cuore
come se fosse un kiwi
ma senza pungere
e con la giusta eleganza,
raschia bene bordi del mio petto
non lasciare niente al caso,
che niente sia sprecato!
è saporito, vero?
Tranquilla, che io me ne invento un altro.
innaffialo con questo vino
un Amarone d’annata
toglie quel saporaccio di ferro
molto meglio, no?
Adesso sediamoci su quel prato
al fresco di quel vecchio ulivo.
Chissà quanta gente come noi
si sarà scambiate cose
alla sua ombra educata
e quanti alla vista di quei nodi
avranno pensato allo stomaco
dopo aver spartito il cuore.
E adesso in silenzio
cominciamo a pensare…

Come Guido Catalano

Ogni tanto mi viene da scrivere
come Guido Catalano
ché è un modo assai discorsivo
ottimo quando ad esempio
vorrei parlare con te
e tu ti neghi
o non ci sei
o ti nascondi…
Ti nascondi vero?
poco male,
io posso sempre scrivere due cose
come Guido Catalano
e fingere di parlare con te
che sarai pure bellissima
ma da queste parti
non ti si vede da un pezzo
e poi posso inventare termini nuovi
come ammare, ad esempio
se voglio andare al mare
oppure oddiare, se voglio fare
una cosa a metà tra una esclamazione e un verbo
come la ripetizione dell’escalamazione
su, prova !
facciamo dieci minuti di “oddiare”
che mica sono scemo,
lo so che si avvicina all’ odio
ma giusto una ammiccata,
per dire o non dire,
so che mi capisci…
Insomma, non sarà una poesia
come del resto manco le altre
ma se prima mi rompevo i coglioni da solo
adesso mi rompo i coglioni al computer
e qualcuno potrebbe sempre dire
che ho scritto una poesia
come avrebbe fatto
il buon guido Catalano…
Potrei continuare per 20 giorni di fila
con soste solo per mangiare, bere, autoerotizzarmi
e scriverti una poesia vera…
Però mi fermo
perché se pure non avrò un grande stile
ho sempre  buon gusto

La Tradizione orale

La tradizione orale

Talvolta mi chiedi
perché non pubblichi i miei scritti.
le verità sono due
sono molto cauto
con l’alimentazione dell’ego
e molto legato
alla tradizione orale.
Ma può essere che ti lego
e poi ci cimentiamo nella pratica
della tradizione orale.
Partiamo dal principio
La mia cominciò con un pianto dolcissimo
quando lei mi chiese:
che cosa vuoi che faccia?
Io le dissi di questo legame
che mi stuzzicava già a quindici anni
esitò, mi baciò, pianse,
facemmo l’amore a picco sul mare.
Dopo più di venti anni
ricordo nitidamente ogni cosa
gli odori, i sapori, la luna
che sbiadiva il porpora già sbiadito
delle scale, i rumori che svegliarono i vicini
e un sacco di altre cose
Capite? E’ troppo forte il ricordo
della tradizione orale.
A metterlo su carta mi pare
di fare un torto alla memoria

stanotte

stanotte
sono un libro
prezzo in lire
copertina sbiadita
un testo di matematica russo
stanotte sono
il vento che accarezza le fabbriche
la polvere di carbone in Pennsylvania
l’odore di sudore nei campi
stanotte
sono la tua polo rossa
le scarpe gialle
il tuo vestito nero
stanotte
io il pensiero scartato
io la birra lasciata al sole
il bicchiere scheggiato
stanotte
vorrei che davvero
fosse stanotte.

A metafore

ho provato a parlarti per metafore
raccontando di pietre e tumori, poi
ho provato ad addolcirle
parlando di acqua e lamponi
e ti dissi che la vita era uguale
alla mia mano che scivolava
sul corrimano della ringhiera
delle scale della casa canonica
vicino la mia vecchia casa,
tutta liscia e bitorzoluta da
troppe mani di vernice.
dolce e irregolare, ogni tanto mi tagliavo
ti ho scritto delle poesie
fingendo di scrivere ad altri
ai cani, al mattino, alle rocce,
alla mia valigia, al diabete, alle ferite,
alla spiga di grano, alla pozza di fango,
agli amanti, alle finestre al mattino,
al cavatappi, al vino, alla solitudine,
ho scritto odi persino ad una maniglia
solo perché mi hai sfidato,
ti ho detto cose di una tenerezza inaudita
ho dimesso gli abiti di uomo
e quelli di ragazzo
sono venuto avanti a te nudo
così come si va in ospedale
ho creduto di essere bellissimo
e lo ero, credimi, ero accecante
come ogni uomo quando smette di recitare.
Quanti giorni ho passato da solo
sperando di incontrarti per strada…
ci ho creduto davvero, guardandomi intorno
in tutte le stazioni, aeroporti, e
tu eri là, lo sentivo, ti aspettavo da secoli
saresti sbucata da dietro qualche omone,
un norvegese sorridente o un pilastro
dalla porta del bar, una volta eri di spalle, all’edicola
Ho finto di parlare al telefono con te
ho immaginato la tua voce
la tua schiena…
Ho adottato i più disparati silenzi
gli ho dato nomi di arpie e di muse
li ho invitati a cena uno alla volta
e tutti mi hanno raccontato la stessa storia
Ho imparato la disciplina
A non dare di matto
a raccogliere briciole dalla tovaglia
e a trasformare in abbuffate
…che manco Locullo
Poi un giorno, ho smesso di attendere
perché era giusto così
e anche se ogni tanto ancora ti scrivo
e la tua voce è una pacca sulla spalla
un cinque alto, un occhiolino
il mio sorriso ancora una bestemmia
come Jack Nicolson mi ardono gli occhi
e per dirla a metafore, porco d’un cane di ventura…

Tu non sai cos’è l’amore.

sei mai stato innamorato?
Sì, un paio di volte, forse tre… Non sono sicuro.
E sei mai stato amato?
forse un paio di volte, che io sappia, non sono sicuro neanche di questo.
ed è stato bello amare?
Perché parli al passato?
Comunque sì, è sempre bello, è per sempre bello, anche quando non sei ricambiato.
Vuoi dire che non hai sofferto?
Sofferto… Non è il termine più adatto. La sofferenza è insita nell’uomo, ma l’amore si prende tutto, anche la sofferenza, la rasserena. La sminuisce. Credo sia come prima di morire, quando smetti di difenderti, ti apri alla vita e vedi quanto la ami. Non puoi che essere in pace di fronte all’amore.
In questo, l’amore, è molto simile alla morte.
Adesso sei innamorato?
Sono sempre innamorato.
Sì, okay, ma di una donna in particolare dicevo…
Sì, credo di esserlo, ma non è reciproca la cosa.
E non ti fa soffrire questa cosa?
Solo quando mi costringo in solitudine. Siamo fatti per stare con gli altri, per abbracciarci, baciarci, fare l’amore ecc ecc. Stare troppo tempo da soli non fa bene alla salute.
Ma, dico, non è straziante?
No, non lo è. In fondo non mi sento mai davvero solo. Lei è sempre con me. Non importa se non mi ama, certo sarebbe meraviglioso se mi amasse, ma va bene anche così. Sono sereno. Credo che mi appaghi il fatto che lei stia bene e che segua il suo sentimento con sincerità.
La verità ha un grande potere.
Per tanto tempo ho pensato di essere arido. Di essere una terra morta.
Poi tutto si è rimesso in moto. Sono davvero felice di sentirmi vivo.
Parli cone un cazzo di santone!
hahaahah. Io odio i santoni e credo che le religioni siano inutili. Servono forse ad iniziare un cammino spirituale. Ma poi ognuno di noi deve imparare ad ascoltarsi.
Quindi mi stai dicendo che sei innamorato, non sei ricambiato e che va tutto bene?
Sì, è così.
Ma vaffanculo, sei un cazzaro!
“Tu non sai che cos’è l’amore, non lo riconosceresti nemmeno se adesso si alzasse e te lo mettesse in culo!” Prendo in prestito questa immagine da zio Raymond Carver,
ma non disperare, sei ancora giovane. Capirai anche tu. Te lo auguro.

Possibilità

un uomo non troppo spiacente, non più ragazzino
Una domanica caldissima in città
mille possibilità di godimenti
mare montagna piscina camere da letto condizionate
nudi tutto il giorno a scopare come clandestini disperati
passeggiata nel parco
ristorante sul mare
vino gelato sotto il pergolato
lo sfrigolio della brace lontano dall’ombra
la fontana gelata le terme naturali
le vaschette ed una infinità e oltre
di cose da fare
mentre me ne sto qui a pensarti
come fossi la mia unica salvezza
e i miei pensieri somigliano a certi naufraghi che tentano l’arrampicata sulla fune del bastimento
tu la mano che la taglia
tu la raffica di vento improvvisa che attenta alla presa
tu l’onda anomala incantatrice
tu lo squalo col fiocco rosa che si lima le pinne sulla specchiera dell’abisso
circondata da coralli
e io mi lascio andare ché ho scelto
di morire di bellezza prematuramente
Come un Cristo di una certa inutilità
il mio sacrificio non salverà nessuno
Questa grandezza di spirito non verrà ricordata
Non ci sarà il terzo giorno
Solo qualche donna piangerà
la pietra del mio cuore
e si innamoreranno in quattro righe
che leggerano poi
caldeggiando maldestramente
l’approssimazione di un amore.

Preghiera per il mio ego

Lascia le strade delle domande

e delle richieste oscene

abbandona ogni diritto

chiamati per nome

e dimenticami

fa’ che il giorno nasca

senza pensare all’amore

l’amore non è desiderio

l’amore è abbandono

è rinuncia, è braccia sempre aperte

Lascia che il tempo faccia il suo inutile corso

in questo fuoco che trattengo a fatica

questa fornace di pensieri e sangue

questa ossessione di carne vivida

in questa bolgia di gentilezza e perdono

che ho scavato con fatica a mani nude
seppellirò il mio nome e i miei occhi

ora che il sentimento pare un capitale impazzito

è il neo liberismo sentimentale

fatto mostro mi sta divorando l’anima

Che io mi ricordi.

Che io mi ricordi

è stato un andare
di sguardi e parole
sguardi di donna
e parole di libri
ecco. il mio amore,
è nato negli occhi
così ho passato la vita
con queste priorità
prima gli sguardi
e poi le parole
e niente qui si è inchinato al tempo
quegli occhi ancora innamorano
e quei libri ancora mi parlano
niente passa davvero
Anche gli assaggi
feroci di morte
si fanno da parte
come i fiori bianchi
che incorniciano altari
e come pesano certi giorni!
certi occhi, e certe parole,
custodisco dei sassi
sul fondo dello stomaco
esistevano già da prima che arrivassi
esisteranno ancora dopo che sarò andato
i nostri occhi, tutti gli occhi,
e le parole, tutte le parole,
un mucchio di sassi.

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