giorni passati in una bolla di febbre
fuori piove un’altra dimensione
il corriere attraversa il pianeta
recapita due pacchi
libri e tecnologia
altre due cose
che non faranno altro che
rinchiudermi
in una bolla di
libri e di tecnologia
starmene da solo
per troppo tempo
mi fa pensare alle cose perdute e
alle cose che sarò disposto a perdere
scaldo una tazzina di caffè
nel microonde
mangio qualcosa
di poco impegnativo
e torno a guardare la pioggia
che sbatte sui vetri
la gente che corre
coi sacchetti della spesa
che va a riempire frigoriferi
che raccontano vite
che fatico a indovinare
Mi piacerebbe avere risposte
dalle rughe che portano in viso
ma le cose non sono così semplici
intuisco se fumano
se hanno perso qualcosa
se la luce si è spenta negli occhi
se traspare una certa commozione
mi sorprende nel mezzo del discorso
una certa solitudine
soffro le loro miserie
come fossero mie
esorcizzo le mie solitudini
come fossero loro
poi stringo coi vetri un patto segreto
dico due cose a una pianta
ascolto la sua voce cantare
leggo due righe da un libro
poi torno alle carte a combinare qualcosa
che non sia una canzone, una battuta,
un abbozzo di poesia…
Pusher
Mi piace l’ironia della sorte
quando la sorte ci è avversa
mi piace canzonare il grottesco
quando mi chiudo nella grotta
per mesi e non esco
mi piace ridere
delle piccole tragedie quotidiane
e dei grandi drammi
una volta che sono passati
mi piace scherzare con la morte
e fare il saltimbanco con l’amore
mi piacciono le spore di allegria
che aspettano come l’ acqua
una scintilla tra le polveri della nostalgia
mi piace dare vita al sommerso
mi piace mettermi a nudo
e sentire il brivido lungo la schiena
quando mi espongo volontariamente
al giudizio della gente
mi piace stare sul palco
in questa maniera poco professionale
con le mie vocali aperte
tappate dal raffreddore
e spartire quello che vedo
che poi è quello che sono
e spacciare la vita
come se fosse illegale.
una donna che mi piace
quando penso a una donna che mi piace
penso alle poesia di Lorca
e ai miei dodici anni
quando le cose le trovavo belle
senza fare domande
ogni volta che ti vedo
ho sempre dodici anni
e tu con gli occhi hai scritto
ben più di un libro di poesie
e perfino adesso che ti penso
a te o a un’altra col tuo stesso peso
ho addosso quella sensazione di avventura
questa grammatica essenziale
che lascia tanto spazio
all’indeterminato
Un ragazzino in balia dell’infinito.
Dodici anni, un pallone, il mare
e un libro di poesie di Lorca
tu sei uno specchio troppo grande
per non perdersi nel mondo.
Poesia delle cose che mi accadono alla stazione di Napoli.
Alla stazione di Napoli
ne ho combinate tante
già a sedici anni
col mio fidato amico AngiolinA
sfoggiavamo lui capello lungo e unto
da unguento miracoloso contro la caduta
a base di uova e maionese
ed io il pizzetto verde
seduti per terra
avanti all’entrata con uno stereo a batterie
che suonava Walk dei Pantera
Ci passavo spesso di notte,
ai tempi dell’università napoletana
di ritorno da Gianturco
dall’ Officina 99
dopo aver fatto lo zig zag
tra puttane che scopavano
sui cartoni sotto ai ponti
e le siringhe usate
ammucchiate di fianco ai marciapiedi
Più tardi nel 2001
scrissi una poesia di abbandono
su di una pagina bianca
di un libro di Pessoa
e la segnai con la stagnola di un bacio
quel giorno nevicava
un giorno perfetto per andarsene
E poi, ultimamente,
avanti alle scale della metropolitana
dove sei? Recita un messaggio
-Qui, rispondo e invio una foto
dei tabelloni luminosi
nello stesso istante in cui
una mano mi afferra
per il braccio
e una voce sottile mi dice:
a chi la stai inviando?
Mi volto, e due occhi verdi
un tantino emozionati
a te, in effetti!
l’uomo depresso
l’uomo depresso
dice di essere depresso
si avvicina alla fermata del bus
mi racconta vecchi lavori
vecchi salvataggi
di una vita spesa sull’auto
dei figli lontani
di un sogno premonitore
degli amici perduti
della paura che spezza le gambe
del cuore capriccioso
dei betabloccanti
dice tre colpi avanti
uno idietro
tre colpi avanti
uno indietro
dice
il pronto soccorso mi farebbe morire
ci scherzo, lui ride
l’uomo depresso accarezza la morte
lei si accarezza i capelli
noi altri partiamo
lui aspetta una lettera dalla Svizzera
ci parla dei figli con orgoglio di padre
ma ormai nelle vene sento il suo sangue
tre colpi avanti
uno indietro
tre colpi avanti
uno indietro
tre colpi avanti
uno indietro
così suona
ho pensato
anche la mia vita
ricami di birra
I nomi nuovi
aprono estati
mentre gli antichi
come inverni
ristagnano
nella memoria
ed ogni piede
batte un tonfo
sul cuore di ieri
sui vecchi buchi
lasciati dall’acqua.
Né Primavera
Né Autunno
Né Nostalgia
possono nulla
sul nuovo sorriso
sull’antico abbandono
che mi tendono l’animo
come un lenzuolo
due mani sinistre
una piena di voce
l’altra di assenza
e i pensieri di notte
a pascolare le strade
fanno ricami di birra
e scarabocchiano fogli
mentre ascolti al telefono
la mia vita che urla
le storie di un altro
con il mio stesso nome.
Analisi del 2015
I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.
Ecco un estratto:
Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 3.700 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 3 viaggi per trasportare altrettante persone.
Lamento per una madre
Per noi che siamo gente di Paese
Morta una madre
Morta la madre
A noi che ci hanno cresciuto le strade
E guidato le voci
Morta una madre
Morta la madre
A noi che i loro occhi ci hanno salvati da fossi, vipere e fuochi
Morta una madre
Morte le madri
A noi che non abbiamo dio
Ogni giorno muoiono madonne
Una madre
Tutte le madri.
Superstringhe mon amour
Il momento in cui
ti accorgi che la maggior parte
delle cose migliori che hai fatto
in realtà gratificano tutti tranne chi vorresti avuloche…
e che così facendo hai universalizzato la singolarità
trasformandola in bellezza o perlomeno in gradevolezza
così come è giusto che sia e
realizzi anche guardandoti allo specchio dell’ascensore
che hai perso il nome
il cognome e i desideri
in quell’ammasso di cose
Superstringate
con dieci più una, presunte dimensioni
che chiamiamo vita
e una certa allegria pervade le altre cose
che ti fa accelerare il passo e alzare il bavero
del romantico cappotto da marinaio
e stringere le spalle, sorridere, mani nelle tasche
e accendere il futuro, come una sigaretta.
e sorridere alla cassiera stanca del supermercato
e giustificare gli occhi lucidi al cenno del sul viso
dicendo che è psioriasi
quel gonfiore sulla palpebra
tranquillo, che brillano lo stesso,
mi dice,
io tranquillo non ci so stare
rispondo sorridendo
e capire che tra gente ci si capisce
se si parla senza aver paura
e che un saluto cordiale
guardandosi negli occhi
alle volte, vale molto più di un bacio
scolpito in certi blocchi di montagna
quando la mano trema
e la pietra è scivolosa
Il panettone?
Dovresti andare a scrivere il mio nome sul Colosseo
con una bomboletta rossa;
perché i sentimenti rincoglioniscono.
Poi verrei a farti fuggire dal carcere
con l’aiuto una task force di reduci del Vietnam ancora arzilli.
Un idrovolante anch’esso rosso,
con un maiale al comando ci aspetterebbe
sotto uno dei tanti ponti.
Così dovrebbe essere, e invece…
Il Panettone?
Escalation d’amore
non si possono amare i maestri
che hanno la pretesa di insegnare
nessun maestro si sente davvero un maestro
amo chi ha il dono di osservare
perché sa distaccarsi dal corpo
e solo chi abbandona il proprio corpo
così come abbandona i pensieri
è capace di amare
Per amare bisogna sentire
e sentire il proprio corpo
attraverso il corpo di un altro
senza pensare, è accettare la morte.
Questo è il mio concetto di ultraterreno
Esiste un solo tipo di amore
e si rivolge ad ogni cosa
e se ti dico che t’amo
è perché attraverso te
amo tutte le cose
e se ti dico che sei bellissima
tutte le cose sono bellissime
perché tu sei bellissima
e tu sei tutte le cose.
Polline
Facile è comprimere il sentimento
in un sassolino di parole domestiche
farne un dado da sfasciacarrozze
aggraziato Q.B. , un poco goffo
senza prendersi troppo sul serio
e consegnarlo alle tue mani
bucate dalle stimmate
della Santissima leggerezza
o come un soldo di cacio che è
il valore attribuito ai miei “sfruculeiamenti”
e adesso paiono sabbia le mie parole
mentre ti guardo, le vedo scivolare
come quando/ da piccoli/ sul mare
gli anni/
e sorrido, come quella volta quando
tu eri al bancone a prendere da bere
ed io a debita distanza ti guardavo
mentre intorno la gente si accalcava
come petali che si chiudono
sul polline, sul cuore, sopra tutto
ciò che ho più desiderato
e i tuoi occhi, amore mio
i tuoi occhi larghi e scuri
parevano un sigillo
di labbra e di carezze
posato sul tempo.

