Abbagli

A volte scrivo una cosa
Che sembra non avere senso
E poi risuona in testa per anni
A volte scrivo una cosa
Che pare avere senso
E sbiadisce e si spegne
Al primo accenno di luce
Così sono le cose
Il primo sguardo
La prima impressione
Spesso non sono che indicazioni
Ma nella direzione opposta
A quella che credevi avere

Qualcosa sull’ esistenza

Qualcosa sull’ esistenza

Bottiglie di birra vuote
Fotografate in un sacchetto
Bottiglie di vino fotografate
Ammucchiate nel lavandino
I resti di una festa fotgrafati
Su di un tavolo
Dire a qualcuno che siamo vivi
Il terrore di non esserne convinti
Oh certo! Tutto è sogno e dimenticanza!
Tutto un divenire di sogni e dimenticanze!
Ritorno alla foto delle bottiglie di vino
Si intravede qualche etichetta griffata
La birra invece deve essere proletaria
Per dire qualcosa alla gente
Seppure non abbia scattato io le foto
Non c’entrano niente con me queste foto
Un altro me in un altro tempo avrebbe fatto lo stesso.
Sono vivo? Sono morto?
Cosa mi manca?
Mentre fuori, nel mio tempo,
è Il dieci di Dicembre
Oggi mio padre compie gli anni
A cosa servono gli anniversai?
Mi domando spesso…
A pensare di esser vivi?
Di non esser morti?
Fuori il cielo esplode il suo azzurro primitivo
Solo quello conta
E tu, alla tua scrivania, a fare piccole cose
A domandarti se sei vivo
Ammucchiando nostalgie agli angoli dei giorni
Ad urlare le solite domande
A spacciare sorrisi a buon mercato
Al muro popolare
Ai cinesi del piano di sotto
Alla gente che incontri.

Ignorante

ignori i messaggi

le telefonate

il mio disagio

ignori il mio ciuffo

il colore dei miei occhi

le mie parole

ignori i miei desideri

la meraviglia dei miei sentimenti

i loro giochi di luce

ignori la mia tenerezza

la mia testa di cazzo

la mia ostinazione

ignori la mia grazia

la mia paura

il mio cuore in gola

il mio coraggio

il mio essere selvatico

ignori tutto ciò che sono

…poi ti offendi

se ti do dell’ignorante…

Lunedì/21 eventi in programma questa settimana

Un cicalino mi sveglia alla otto di mattina
Sul telefono compare un pop up lampeggiante
“Questa settimana hai ventuno eventi in programma”
In cucina qualcuno ha fatto il caffè
Il cielo di Dicembre è eccezionalmente azzurro
È troppo azzurro per me
E allora io quasi quasi prendo il treno
E vengo da te; canticchio…
So essere di buon umore il Lunedì mattina
Dovrei telefonarti uno di questi giorni
Al posto di non andare ai ventuno eventi
Che ho in programma anche questa settimana
Su whatsapp una faccina che ride
È quello che oggi più si avvicina all’amore
Lo so. Sono messo davvero male
Comunque anche questa settimana
Cercherò di trovare il tempo per incontrarti
Sempre che riesca a ritagliare uno scampolo di tempo tra i tuoi pensieri
Tra quei ventuno eventi a cui mancherò sicuramente…

qualcosa sulla solitudine

quella che chiamo solitudine
non è che una increspatura
del pavimento
a pensarci bene
anche con lei
potrei dialogare
tanto che se comincio un discorso,
e non è detto che non l’abbia mai fatto,
essa comincia rispondermi
per voce di mille donne o
per voce di una sola donna
lei, che da sempre mi parla
e con cui ogni giorno discorro
quando dico di sentirmi solo.
lei domanda il perché
di ogni santa cosa
a cui non so dare nome
e cerco risposte ai quesiti più oscuri.
una volta ho provato persino a dimostrare un teorema
al telefono, per strada, tra me e me.
Ci sarebbe da diventare matti
se non mi facesse ridere da matti
la solitudine è un abisso senza carezze ipotetiche
è una cosa pericolosa da maneggiare
richiede lucidità, metodo, tecnica
e non è così diffusa come si pensa
però è vero che come per il freddo
ne esiste una oggettiva
e una percepita
quest’ultima forse conta più della prima
poiché non dipende da altri
la percezione è ricca di inciampi
e si potrebbe anche morire con una caduta
è cosa nota, evidente, cristallina.
bisogna stare attenti, molto attenti
a giocare con le parole.

Dicembre ( Il mese di Tom Waits)

Dicembre
le strade si fanno più strette
sotto il peso dell’anno
sembra increspare come onde
l’asfalto
come un bulldog che dorme
respira a sbuffi intorno
la terra
la lana nata sugli altopiani argentini
trattiene il calore con una
promessa
l’amore invece ha imparato
a lasciare
a non fare promesse
camminare è sempre piacevole
se il fuori è più freddo del dentro
mi piace camminare senza coprirmi troppo
e sentire il freddo attraversare il maglione
col suo abbraccio di vita
freddo come l’acqua del fiume
mi piace Dicembre
Il mese di Tom waits

trecento caffè

mi ritorna spesso in mente
una vecchia poesia
nei momenti più disparati
stamattina al bancone del bar
“Su Sirio ci sono bambini”
ho masticato a mezza bocca
prima di prendere lo zucchero
e vederlo poi sprofondare
come ogni mattina
come gli altri pensieri
sotto la schiuma
di trecento caffè

Si, ma tu? (dialogo che se fosse tutta fantasia sarebbe molto meglio)

Si, ma tu? (dialogo che se fosse tutta fantasia sarebbe molto meglio)

Sai Michè, un mio amico
ha letto le cose che mi scrivi
e si è innamorato
Certo che deve essere un tipo intelligente
mi ha detto…
e anche la mia amica, quella che già sai…
e l’amico dell’amica bionda della cugina di Gertrudina
Incredibile, oh!
-Si ma…
Aspetta, e pure Anna, te la ricordi?
Mi chiede sempre di te
– Ma perché non contattano me direttamente? Bah
E ti ricordi al reading con coso là
Anche là l’amica di Laura…
Quella che arrivò in ritardo…
Si ma…
Aspeeeetta e poi il babbo di tizio e la mamma di Sara
e il cugino del cane del gatto del coccodrillo zoppo
della sorella di Astolfo
– Si ma…
Aspetta che non ho finito…
Ti ricordi il cugino del mio amico quello riccio?
-Sì. Beh?
Anche lui… Tutto complimenti e ormoni e testogaysterone
e con la sua amica, parlottavano a bassa voce e poi mi hanno detto…
-Capisco. Vabbè, la gente si innamora facile, ho capito.
Non facile proprio ma comunque…
– Si, ma tu?
Io cosa?
Vabbè vaffanculo va’.

Indifferentemente

mai lesinare amicizia
mai lesinare sentimento
adopero il silenzio
non per parlare
non per punire
adopero il silenzio
perché così immagino il vuoto
una sordità spirituale, una pace,
dove le cose accadono comunque
senza spostare niente
senza fare rumore.
Per essere grande, sii intero
diceva il poeta
per essere grande. sii quello che sei,
non aspirare a niente, penso.
Ama e sii parte del mondo, mi ripeto.
L’indifferenza è una maniera volgare
per misurare sé stessi.
Ed io non ho misura.

Non Impareranno Mai- Invettiva molto poco poetica

Non impareranno mai e
lo scoppio della bomba
chiama ancora altra bomba
così, all’infinito, infinite
poesie sulle bombe e
Ginsberg e Corso
e tutti glia altri
sapevano che certe parole
non avranno mai una fine

non impareranno mai e
deridono chi parla di fiori
e di armonia e di pace
con i loro ottusi spiriti
gonfiano il petto di aria
la stessa aria che ospiterà
i loro corpi o quelli di altri
al suono della bomba

non impareranno mai e
poco altro ci resta da dire
forse la memoria
è sempre troppo corta
e le macerie nella televisione
fanno sempre poca polvere
Usate la memoria, la vosra
o quella delle madri delle madri
che hanno mangiato polvere
e scorze di patate.

non impareranno mai e…
Ma che cazzo parlo a fare
a fraccate di dementi
cancro che non si estirpa
piccolezze di ragione
inesistenza di fegato certificata
impotenti sess-intellettivi
“vi ha inculati precocemente
la demenza
e siete rimasti incinti”

non impareranno mai.

Chi sei?

Penso in continuazione al peccato originale. Quello vero, dico…
Ovvero, il fatto di essere nato in una società ipercapitalista ed oltremisura consumista.
Penso di essere il prodotto perfetto dei miei padri. Cinico senza saperlo. Spietato per definizione. Affamatore di popoli. La prova risiede nel fatto che nonostante contribuisca fortemente ad affossare il mondo, riesca a giusticarmi e a considerarmi, tutto sommato, una persona buona e in qualche limitata misura, anche giusta.
Penso in continuazione anche a te.
Che rappresenti la bellezza di questo mondo. E anche tu sei atroce e spietata ed egoista. E anche tu, ti consideri una persona buona. Mi chiedo spesso come si misuri il valore di un uomo e non so trovare una risposta esaustiva. Non avendo un dio, non temo il suo giudizio, ma nemmeno quello degli uomini. Ciò che la coscienza suggerisce è una abdicazione istantanea. Soffiano venti sinistri. Venti di guerra. Stamattina mi sono svegliato con una certa angoscia.
Ho sognato la guerra. Era una cosa naturale, uccidere. Imbracciare un fucile. Da che parte stare? Perché?
Certo difenderò i miei cari e la mia vita, senza usare l’intelletto, ma quando mi sveglierò dal non pensare, cosa accadrà?
Sembra la tipica situazione di quando non avendo il coraggio di lasciare la persona, una volta amata, la costringi subdolamente a fare il primo passo. Cose che non mi appartengono.
Io scrivo poesie perché lo so fare.
Cammino perché è nella mia natura.
Penso perché non posso farne a meno.
L’insensatezza di questa vita è palese.
Quando non si crede a niente al di fuori della natura non puoi fare altro che porti domande a cui non avrai risposta, interrogarti, e agire secondo coscienza sapendo bene, però, che non si è mai nel giusto. Qualsiasi cosa si faccia, apre infinite possibilità future, alcune pacifiche e armoniose, altre dissonanti e terribili.
Questa è la nostra natura. Mai nel mezzo delle decisioni. Un giorno sarà il bene, altri sarà il male a guidare le mani. Altri ancora sarà la buona intenzione finita male, ad aspettarci alla fine della strada.
Tutto è oscuro. Bisogna essere pronti al peggio. Chi agisce nel nome della verità e della giustizia non potrà che operare il male. Ogni certezza fonda le sue radici nell’indeterminatezza. Io temo i giusti perché non hanno cuore, Temo i violenti perché vivono nel terrore. Ascolto i dubbiosi perché hanno il dono del pensiero. Io sono tutto. Io sono nessuno.
E tu, Tu, ti sei mai chiesto chi sei?

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