Certi giorni ho voglia ( o’ nanismo)
Certi giorni ho voglia
Di prendere un aereo
e di bussare alla tua porta
Di entrare nel tuo studio
E mi immagino
Buttare giù con una strizzata d’occhio
L’imene del tuo ufficio, mi vedo
Come l’apparizione di un santo
Perché se tu venissi adesso
Io perderei l’uso della parola
per almeno un paio di giorni
Ma poi rifletto, sorrido,
E convengo d’essere un coglione.
E come tale mi ritrovo a scrivere
L’ennesima scanzonata inconcludente
apologia dell’inutile
Quando si parla di te perdo ogni certezza
Che negli anni ho conquistato a fatica
E anche se ormai non ricordo più il tuo viso
Mi è rimasta un’orma impressa nel petto
L’ultima volta che te ne sei andata
Un 33 misura italiana, maledetta nana.
Gne Gne Gne…
Le monde
Ah! le monde.
Grappolo d’uva
d’acini gonfi
e raspo deserto
le monde
è una bolla
che esplode
nel mezzo del sonno
raramente è silenzio
qui c’è gente
che urla
di meraviglia e
di eterno dolore
Quando cerco pace
Quando cerco pace
Scavo nei ricordi
Quelli più antichi
Facevo il numero 3
Con le dita alla materna
Salivo coi piedini su quelli di mio padre
Camminavamo insieme per andare a letto
Lo chiamavo il carro armato
Sollevavo le gonne delle bambine
Dopo aver lanciato con destrezza
I loro giochi nel prato
Già all’epoca ero incapace di romanticismo
Ancora prima ricordo un davanzale
Un boxer e una finestra
Una luce che adesso
Mi pare un’apparizione
I topini che cercavo di liberare dalla colla
Nella casa abbandonata dopo il terremoto
Col mio amico Domenico
Picchiavamo sul muro
Dell’asilo prefabbricato
Così il crocefisso dall’altra parte
Cadeva nel pentolone della mensa
Sfondammo la recinzione, una volta,
Approfittando per giorni della ricreazione
Per tirare un calcio a testa verso la strada
Sfondammo e corremmo per qualche metro verso la libertà, fu bellissimo.
Poi rientrammo senza fare troppe storie
Facemmo il funerale al pallone
E a un passerotto
Ci rompemmo il rompibile
Denti braccia teste occhiali gambe
quasi mai le palle.
Ho male a un fianco
Ho male a un fianco
e a una nuvola
ho male alle scale
e alle scarpe
male al letto
e al cuscino
non ho atteso nessuno
e nessuno mi ha atteso
per la seconda volta
sono arrivato secondo
ad una gara di go kart
al ritorno
ho infilato la chiave
nella serratura blindata
e questa si è aperta
ho provato una certa pena
così sono le porte
infili la chiave
e loro si aprono
sono semplici
mi viene voglia di raccontarle
un segreto che se rivelato
mi distruggerebbe
ma le porte parlano
la lingua morta
delle partenze
e dei ritorni e
l’ultima volta che sono partito
le ho detto: vieni
porta chi vuoi
sono stato crudele
lei mi si è sbattuta alle spalle
io non mi sono voltato
eppure al mio ritorno
ho infilato la chiave
e questa si è aperta
ho pena per le porte
e per certe persone
e male a un fianco
a una nuvola
e alla porta
E a certe persone.
specchi
Mi stupisco sempre
per come siamo diversi
In particolare le donne
Mi catturano presto
Creature misteriose
Caciarone o silenziose
Ognuna sempre
pare nascondere
un fitto mistero
Ed io lì sto ore
Giorni mesi anni
Come un dervisci
A slegare parole
A scardinare difese
A spogliarmi di tutto
A diventare parola
Poi pensiero
Poi niente
E se davvero riusciamo
a spogliarci di tutto
Uno di fronte all’altra
Siamo due specchi
Ci abitiamo una volta
Ci leghiamo per sempre.
Mentre cammino
Mentre cammino
Penso alla morte
Troppi amici si ammalano
Non sono triste
Ho la rassegnazione negli occhi
E uno slancio di immortalità
Radicato nel cuore
Passo sui ponti, scrivo
E tutto mi pare un dialogo
Parlo col ferro
Col cemento e col fiume
Tutto mi dice qualcosa
Cose che non posso capire
Incontro altra gente
Saluto qualcuno
Le auto puntano
In direzione eel mare
Io nel mentre
ho una sola certezza
Quella di andare
Cose di cui posso morire nel 2016
Cose di cui posso morire
Fame
guerra
missioni umanitarie
depressione
imprudenza
svista
colpo di sonno
stanchezza
fatica
vecchiaia
violenza
malformazioni congenite
fuoco amico
manifestazione
attentato
mafia
FONOGRAMMA
FONOGRAMMA
FONOGRAMMA
PIOVONO AUTOSCATTI
PIOVONO AUTOSCATTI
Mi sveglio alle sei
Tachicardia
Sono solo al centro del letto
Respiro, lotto con gli acari
Quattro di bastoni
Fisso il soffitto
Fuori è giorno
Gli uccelli sono svegli da un pezzo
E il mio con loro
Tenta un allungo alla Carl Lewis
Verso il mattino
Respiro a fondo
Trattengo l’ossigeno
Più che posso
Come se stessi fumando
L’ultima paglia di vita
Ho sognato una pioggia di gente
Una pioggia di storie inutili
Di prospetti sbagliati
Mi piovevano addosso i vostri faccioni
E non avevano niente da dire
Denti labbra occhi fronti accigliate
Niente di buono da dire
Una grandine spaventosa
Mi ha raggiunto
Sulla riva del lago
Un dolore insopportabile
Nel mezzo del sogno
La paura di essere inutili
Di non esistere
le Immagini cadevano
come piastrelle affilate
Decorate male ai cieli di merda
Il terrore sul fondo di ogni sguardo
Il dramma dietro ogni sorriso
Meglio una fucilata!
ho pensato nel sogno
Meglio un investimento!
La zampa di un orso!
Una caduta allegrona!
Un pugno e un infarto…
Che essere sepolto
Dai vostri terribili
Terrifici autoscatti.
Abbiamo tutti paura.
cose da dire
Non ho mai creduto
nella lotta con la pagina bianca
Se non hai niente da dire. Taci.
Mi ripeto sempre.
Eppure mi ritrovo
col peso di dover dire qualcosa
E di non saperlo fare
Così passo il tempo
Avanti a un muro bianco e
Aspetto che mi parli
Che mi gratti la schiena
Che mi allunghi un centone
Che mi inviti ad uscire
Che mi faccia un massaggio
Che mi passi una birra
Che mi dica qualcosa
Prima di andare a dormire
Non c’è cosa peggiore dell’andare a letto
Col peso di dover dire qualcosa
E di non saperlo fare.
Orrore
Orrore.
Spesso qualcuno si chiede a cosa serva la musica?
La poesia? L’arte tutta?
Ecco. Orrore. Orrorismi.
Quando accadono fatti orrorifici. Disumani.
Che siano generalmente guerre. Fascismi. Razzismi.
Orrori. Orrorismi.
La musica mette tutto in accordo.
La poesia è il seme della grazia.
L’arte è comunione di vita.
Terrorismo è ogni qual volta qualcuno
toglie respiro alle arti
acceca i ragazzi
terrorismo è ogni giorno
quando “la divina commedia non si mangia”
quando si prova ad asfaltare un’idea
quando al posto di ponti si alzano muri.
Si può combattere l’orrore, cartamente
Si può fermare il terrorismo, sicuramente
seminando accordi, gentilezza, grazia.
non disprezzando popoli
esplodendo rabbie
Lo so, lo so, che tu dalla mente ottusa
dirai qualcosa del tipo: Asfaltiamoli. Stessero a casa loro.
Muriamoli. Sterminiamoli. Altri più ottusi di te lo hanno fatto.
Ma non cadrò, almeno io, nel tranello emotivo,
del combatterti con le tue povere armi
con le tue parole di miseria
con i tuoi concetti di povertà
Provo a spacciare accordi,
a creare opportunità
dialoghi, gentilezza, con
la grazia che fu degli altri e la mia.
Non è facile. Spesso ho fallito. fallirò, forse,
soccomberò un giorno
Ma c’è solo una strada per ottenere la pace
e non è mai lastricata rabbia
non si fonda nella paura
ci vorrà tempo, lo so, cercherò di resistere
nel frattempo.
Innamorarsi di tutto
D’Estate la visione odora di terra
E grano ammassato sotto al sole
E ombra di faggio
E di acqua fresca e sorgiva
Dei suoi capelli corti
Dei sedici anni
Di pelle fresca e vaniglia
Corro per i campi senza maglia
Ogni tanto una serpe
Un gabbiano, un randagio
DI rado un umano
Lo zingaro dorme
Sul materasso sfondato
All’ombra d’ una tela di sfortuna
Ed io sempre mi domando
Se non sia quella la felicità
Un pugno di bimbi che ruzzolano
Una frasca di vento
Il ricordo di una donna lontana
Non avere dimora
Non amare più niente
Non volere più niente
Innamorarsi di tutto
