Claudià

 

Hai un bel profilo
Begli occhi
Ragazza francese
Claudia/Claudià
Non so come si dice
Bona e dolce
In francese
Ma so che hai capito
che ho capito
che hai capito
Claudià
Che porti una molletta tra i capelli
…E tanto che sei bella e profumata che
Adesso non mi pare un deterrente
E pensare che stavo andando alla presentazione di un libro…
Se fossi meno scemo
Ti chiederei di uscire
Da questo posto
Ma non è per timidezza
Chiamala fatalitè, se preferisci
Ma Ci reincontreremo
Prima o poi dato che
Studi per il dottorato
A meno che tu non mi baci adesso
Ma so che non lo farai…
(Scaramanzia)
Ci vediamo in giro
Claudià
Hai delle labbra molto belle
Ti ho detto
You have amazing lips Claudià
“_Italiano”, mi hai risposto ridendo…
E poi sei arrosita.
E io pure un poco
That’s true! Ho risposto.
Ok. Smetto di scrivere.
E di bere Amstel
E magari quando imparerai l’italiano
Ti farò anche leggere questa roba
Che ho scritto
Mentre un poco mi sorridi
Un poco leggi
Un poco dai retta alla tua amica spazientita.

La Mia Gente

penso spesso alla gente che incontro
talvolta mi fermo a guardare
nel mezzo di una discussione:
il tassista che ringrazia il cliente
la signora anziana che attende elettrica
il suo turno alle casse del supermercato
le mani che combattono
noia, imbarazzo, emozioni
la ragazza che scopre le gambe
al primo sole di Maggio
chi chiede l’elemosina
per una dose
o per un giorno migliore.
Penso spesso alla gente che incontro
non penso mai invece
a cosa pensa di me la gente che mi incontra
non l’ho mai trovato interessante.
Ieri discutevo con un paio di amici
di certi affari che a breve
dovremo districare ma
la mia attenzione era rapita
dall’andirivieni della gente
che esplodeva come petardi
dietro ai miei occhi
al di là della balconata
la strada è sempre piena di storie ipotetiche
e questo fatto mi dà una certa pace.
Sto bene quando c’è gente
e quando sto bene
sorrido senza un motivo
e molti ricambiano
anche se non stanno poi troppo bene
mi piace la gente
la mia gente
di cui parlo e scrivo solo
quando sono lontano
proprio come certi amori
puoi parlarne solo quando li hai perduti
a cosa servirebbe altrimenti
quel po’ di solitudine?

Le donne che non conosco mi chiamano di notte

due storie

due donne

due in particolare

particolarmente belle

mi hanno chiamato

nel mezzo della notte

due donne che non conoscevo
non bene

una

aveva appena scoperto

il tradimento del ragazzo

l’altra

aveva perduto l’amore.

l’amore di una vita.

Forse durante uno dei suoi viaggi

chi lo potrà mai sapere…

quelle notti non dormivo

come mi accade di tanto in tanto

mi accade di pensare al silenzio di questa stanza

al silenzio delle altre stanze

che abitano il mio essere

che abita il silenzio

che abita certe notti

che abito e che mi abitano

e che mi rendono un ebete

drogato dal sonno

come una sentinella

a guardia della strada

ho ascoltato le loro confessioni

come un prete

ho usato parole sincere

ho stravolto la prospettiva

senza avere alcuna fede

e poi ci siamo dati appuntamenti

a cui non sono mai andato

perché anche io nel frattempo

avevo già perso qualcosa

ancora prima di trovarla.

Ed io ti dicevo:

Ed io ti dicevo:
Amore mio
Labbra di cielo
Fiume dolce e
Curve dei giorni.
E tu inarcavi la schiena
Spalle alla maledizione
Pilastro del mondo
Parentesi gravida di Primavera
Tra me e il divenuto.
Ti ho creata così
Nei miei sogni
come una barriera
Per proteggere gli occhi
Dalle cose che tagliano
Con il sorriso,
Come i passi
Di una donna che torna
Troppo tardi
Che In punta di coltello
Battono a tocchi
Un paio d’ etti
di cuore.

Ho sempre letto i testi scientifici come libri di poesia

Ho sempre letto i testi scientifici come libri di poesia
So leggere soltanto con l’inconscio, io.
Non chiedetemi le trame dei romanzi, dei film, ma un’associazione, un odore…
Non che ne abbia ricavato dei vantaggi…
Tutt’altro…
Ma se vi raccontassi quando da raggazzo
Vagai per gli iperspazi vettoriali
Cose che manco Battiato…
Passando per la valle degli spazi affini
E pure adesso
se penso a ciò che siamo diventati
La dipendenza è cosa fatta lineare
E quel teorema di unicità del limite
A cui tanto abbiamo teso
Non suona più come una minaccia
Rispolvero l’algebra e la geometria
E ti parlo in “n” dimensioni
Quanto mi è piaciuto dirti
Sei il punto di accumulazione dei miei pensieri
Il punto di intorno delle mie parole
Il punto triplo della mia esistenza
e che
È un fatto azeotropico
Adesso
Quel po’ di sentimento…

Elicottero

Elicottero-
(poesia di tutti i bimbi che fanno l’elicottero)

dei giorni conservo la polvere
e con la polvere
ho fatto i miei giorni, adesso
la mia casa è nel vento
col pisello elicottero, mi sposto
qua e là
e dove non so arrivare
che ci arrivino gli altri
io sarò fiero di loro!
ognuno faccia quello che sa
che poi è quello che può
“io non aspiro a niente!
La mia Hoover è morta!”
le dissi una notte…
ma ho un motore elicottero
per andare qua e là-

Dire fare parlare

Fare a destra
Fare a sinistra
Appuntamento alle 15
Arriverò tardi alle 18
Stamane alle 06…
Devo sentire coso per…
Mi ha cercato tizio prima ma…
Sí, lo so, dovrei dire che…
ma non ho fatto in tempo nemmeno oggi
ad essere qualcuno…
Poi il sole al mattino stira un azzurro
Fresco di bucato dietro le montagne
L’ albero che conosce tutti i tuoi pensieri
Finge fraterna indifferenza
come ogni mattina
Il rito del caffé, ormai è ad occhi chiusi
È liturgia di ogni mattino
Stanotte invece ho sognato di redigere un giornale satirico
Gli interessati seduti ad una grande tavolata
Leggevano e ridevano e commentavano
Alcuni si offendevano e
Io non ti staccavo gli occhi da dosso
Cosí come faccio sempre
quando non ti vedo per un sacco di tempo
All’improvviso una domanda ha cominciato a spingere
da terra
Ha divelto le assi del pavimento
Squarciato la tavola
La rete metallica elettrosaldata
Pareva stracciata da un morso
Perché?
Perché tutto questo sognare amaro?
Perché regalare il nostro genio all’inutile?
Perché tu?
Perché in questa maniera?
Mi sono svegliato zuppo di sudore
Con un perché incastrato in mezzo ai denti
Cosí inutile mi pare la vita certi giorni, almeno
Fino a un certo istante, fino a quando
la consapevolezza del nulla
Prende corpo, Il tuo corpo, il mio corpo
Mentre avvito la macchinetta
Con le mani bagnate e sporche
di acqua e polvere scura
non ho la piú pallida idea di ció
Che sto facendo
E realizzo che nessuno potrebbe avere
Una risposta ai nostri tiramenti
Allora smetto di farmi domande
Pulisco le mani
Mi affaccio alla finestra e
L’albero finge ancora indifferenza, ma
Il sole adesso è un po’ piú alto
L’ombra un po’ piú corta
La vita un po’ piú larga
Abdica l’utile a favore del bello
E decade ogni domanda
ascende e sedimenta
sotto al cielo
si stratifica la mente
sopra la testa
si fa leggera la vita
Perde senso ogni ricerca
Tutto è con me
significa ogni cosa
Affacciato alla finestra
L’albero mi strizza una foglia
in segno di pace
Pare che ci capiamo meglio adesso
già è dimenticato il sogno
ciò che è stato amaro
non diventerà mai dolce
ma si impara ad amare anche l’amaro
ho pensato… E
Il tuo nome diventa un nascondiglio prezioso
Dove accumulo attimi di bellezza
che poi vengo a cercare
Per ricordarmi soltanto
Di non aver più bisogno
di pormi altre domande.

Dieci Piani Di Morbidezza

Che fai?
Leggo.
Che fai?
Scrivo
Che fai?
Bevo
Che fai?
Lavoro
Che fai?
Studio
Che fai?
Passeggio
Che fai?
Mangio
Che fai?
Insomma come stai?
Bene
Dove sei?
In aeroporto
Dove vai?
Milano.
Mi manchi.
Fesso.
Avevo la stessa probabilità di chi gioca al superenalotto
di sentirmi dire la parola che avevo in mente.
Capii allora che l’amore è un vizio
Che si puó consumare anche da soli
Nel frattempo
Altra gente
Mi poneva simili domande
A cui rispondevo
Con lo stesso fervore…
Poi
Rimuginai sui trascorsi
Feci bene due conti
Pesai le parole
Ne sottrassi la tara
Incollai i bollini del premio fedeltà
Espletai le mie funzioni fisiologice
Per pensarci su. Partorii.
” Ma io so io ” le scrissi
“E voi non siete un cazzo”
Nessuna risposta.
Che fai?
Mi chiese
Sto cagando
Risposi
Nessuna risposta
La verità fa sempre paura
Pensai
Mi rimboccai le maniche
Respirai a fondo
Dieci piani di morbidezza
Mi attendevano vibranti.

Puó piovere per sempre

Puó piovere per sempre
Almeno in questi giorni
La cosa pare assai evidente
Supponiamo che sia nato ieri
E che muoia oggi
Questo pensiero
Allora possiamo asserire
Senza far torto a nessuno
Che può piovere per sempre.
Questo è tutto.
Supponiamo un amore adesso
Supponiamo un silenzio
Su! poniamo altri argomenti
Triti e ritriti come le unioni civili
I diritti omosessuali
E aiutiamoli a casa loro
Una buona volta
E non pensiamoci più
Come fanno certi cerebrolesi
Buttiamoci tutto alle spalle
Anche se questo parrebbe molto gay
Un altro giorno scorre senza certezze
Che fai? Dove sei? Vuoi un caffè?
Quanti amici lottano contro un tumore oggi? Il pensiero cresce con l’età.
Perché dobbiamo essere sempre stimolati dal terrore per apprezzare davvero il fresco di questa Primavera?
Potrei discutere a lungo da solo
Su questo o quell’altro argomento
Lo faccio da quando ho cominciato a parlare
Da quando ci parliamo così poco
La mia poesia invece
ha assunto una forma
Che prima mi era sconosciuta.
Gli argomenti si sono asciugati
Le parole hanno fatto un fioretto
Al dio delle cose inutili
E poi si specchiano per ore
Senza trovare il verso di piacersi
C’è poesia nascosta tra questi scarafaggi
Tra questi vermi da formaggio
Tra queste larve addormentate del pensiero
E mentre mi affaccio alla finestra
Due ragazze trans dalle spalle larghe
Senza ombrello
Guardano il cielo
Loro lo sanno, ne sono certo
che può piovere per sempre
Eppure vanno, senza ombrello
A consumare la strada
Che tutto consuma.

niente

poesia di niente
con niente
in niente
per niente
e niente resta
dopo che si è scritta
da sola
con le mie mani sporche
di niente
e quel poco di impazienza
che segue
è la seconda onda
appena la prima
è naufragata
sul sorriso del mattino e
mi si appiccica addosso
come una febbre
l’urgenza di vivere, che
raccolgo a piene mani
man bassa
per abbassare la febbre
per placare la sete
per fermare un punto
fattosi cancro
una notte
nel cuore

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