Né di poesia né di amore
so niente, eppure
solo di queste mi importa;
per il resto, mi arrangio
con poco entusiasmo.
Rimbaud nella neve e noi alle galere
Improvvisamente
Mentre scartapello calcoli e tabelle
mi sovviene il ricordo di una lettura.
Fuori è scirocco inoltrato: iperscirocco
Luce giallo cenere dietro il cipresso
13 centigradi quasi costanti
Una snervatura non da poco
Il sedici Gennaio.
Mi ritorna alla memoria Rimbaud che attraversa le Alpi
A piedi / nella neve /senza ombre.
Senza membrane di goretex
La questione mi pare umidiccia
L’ostello del Gottardo
I grappino gratis
Il formaggio e
Un letto di paglia
Due righe alla famiglie
Altre due tra una ventina di giorni
Nel mentre: la vita: la Poesia.
Non so perché ricordo certe cose
Forse è la noia o il paglierino del cielo
Per associazione vado a fare un po’ d’acqua
Penso che devo scrivere qualcosa
Sulla monotonia delle vite cittadine
Studia lavora scopa film corsa cacca
Pipì cacca mangia rimangia cacca vino
Scrivi due righe mangia ama corri scopa
tanto vino tantissimo vino sostanze e vino
E poi vino come una lunga stagione della noia
È chiaro che poi uno comincia a morire
Il 16 o un giornona caso di un anno qualsiasi:
Forse Ancora prima di nascere
Cammino
Girano e rigirano parole del tipo :
Macelleria: filointerdentale: interstizi: clitoride
Conrad: liposuzione: enciclica: cloaca:
Ebbene, tutto parrebbe un incontro fonetico casuale-
Anche lei se ne sta seduta nella sua bella biblioteca e
ogni tanto vede la neve depositarsi dove vuole il vento e:
sospira
Incrociamo i pensieri: e una coperta sul letto
Allude fortemente a…
intanto:
Nessuno fa caso alla ragazza seduta alla fermat del bus
Giocherella con un guanto
Ogni tanto canta due battute di Bowie
: where are we now / where are we now?
Le lancio un cenno di umanità chinando un poco lo sguardo
Entro stasera si raccoglierà qualcosa: penso.
Non la neve. Questo è un presentimento.
Qualcuno lega un asino dove desidera il padrone e aziona un antifurto doppiobeep
Altri spingono come dannati sulla tazza
Mentre fantasticano amori tropicali
Vedo i palazzi spremersi
a una certa ora del pomeriggio
Dal mio… Me ne vado col sorriso
Canticchiando sul cavalcavia
La stessa canzone della fermata
C’è una livida felicità di chiarifico sole nell’aria
Come se avessimo capito
Che la morte tuttosommato è vicina e che:
Nonostante tutto: non saprei cosa altro chiedere:
Incontro alla gente, cammino.
I ritorni
A Est
Capita spesso che io veda una luce
Più luce delle altre
O un cane più metafisico di altri
O che io sia così tanto più alto di me stesso
Anche se ciò accade di rado
Ma capita talvolta che la strada
Diventi altro / qualsiasi strada
Anche la tua o quelle che abbiamo battuto
A tardissima notte mezzi ubriachi di vino e di amore
Dicevo: come adesso:
che un uomo ha gettato l’ombrello sull’asfalto
di fianco al semaforo rosso
per lanciarsi tra le braccia di un uomo più alto e corpulento e più giovane e meno brizzolato
Forse il figlio di un amico d’infanzia
Forse morto molto più a EST di Pisa.
Forse avevano ancora cose da raccontarsi
Bevendo slivovisa già dal mattino
C’è sempre una distanza nell’amore
C’è sempre una storia nella distanza
C’è sempre una nostalgia lungo una strada dritta
C’è sempre una morte dietro una curva cieca
C’è sempre un amore da qualche parte che
aspetta di essere chiamato per nome
Hai sempre il profumo di allora?
Quello sguardo?
Pelle d’ocra
Certi giorni tutti i poeti mì paiono idioti
Tutta quella inutilità trapiantata a fatica
Sulla carta: Lacrime e Sangue, diremo…
E quelli che si meravigliano?
…Ne vogliamo parlare? Che meravigliah!
“Esci, va’ a tuccà ‘e femmen!” Recitava più o meno così, Troisi: l’uomo poetico.
L’inno alla vita. La poesia della strada che non si ferma mai: la vita crudele: che:
ci chiude negli anfratti senza luce:
…E la tenebra che ogni tanto il guardo esclude:
Maledetti idioti: portando le sconfitte per le strade: scopriremo che non c’era niente da perdere: Non si possiede mai niente:
Sebbene per un difetto innato della logica –
– Si può donare tutto: essere allegri: cose migliori dell’inutile ombra / foglio di carta che non vuol essere dimenticato: fa’ bene e scordati: fa’ qualcosa col corpo finché sei in tempo: vivi finché respiri:
Ché dopo le cose so’ più complicate
Con la pelle d’ocra.
Un amico
Seduto a un tavolino
Sdraiato sul letto
Stretto al volante
tra le vampe della notte
Nemmeno una buona idea
Nessuna intuizione
Non uno straccio di genio
Poco più che una nuvola di fumo
Diventata ricordo
E passaggi di tempo
E questioni di cuore e di fica
E avanguardie di mani bagnate
Poi mezza nostalgia esce dal finestrino
Come un respiro
L’altra metà resta nell’abitacolo
Come uno sguardo
Niente ci aspetta al di là della notte
Eppure la notte passa
Come un’erezione
Poi qualcuno dà l’estrema unzione
A un ricordo inventato
Farfuglia qualcosa al telefono
Sulla porta del bar
Finge di essere ascoltato
Di non parlare da solo
Biascica ancora una volta quel nome
E non accade, ma lo so che vorrebbe urlare
Come un drago qualcosa del tipo:
Amore mio!
Il suo amore è sincero
il silenzio pure
Il bicchiere
ancora mezzo vuoto
Poi qualcuno gli offre da bere,
Un amico…
Un anno dopo l’altro
un anno dopo l’altro
Niente dopo niente
Scivola ciò che eravamo
In nessuna direzione…
Qui nel villaggio:
Ovunque è ovunque
Ripete quella voce
:Mentre ci scoliamo
Quel che resta
dell’ultimo infinito
E di un albero
E dei tuoi occhi
E delle gambe aperte
Fingendo l’allegria
Di un inizio o
Di una fine
Come se davvero
Non esistessero
soltanto gli inizi
Ma anche:
intermezzi
Attese / ritardi
ritorni:
E poi più nulla.
La poesia che non vuol dire niente
La poesia che non vuol dire niente
La porto sempre con me
La tiro fuori solo se non ne ho bisogno
E la leggo a voce alta a chi non può sentire
E non parla di niente/ma di niente niente!
E a volerla raccontare sarebbe complicato
Ma se la leggi con il tono giusto
Durante il giorno più inutile dell’anno
Quando davvero non sta succedendo niente
Cioè: non passa neanche un uccello
Un cane di strada con gli occhi profondi
O una nuvola strana a forma di drago
Allora stai sicuro che la gente vedrà
Un uomo solo leggere a voce alta una poesia
Che non vuol dire niente
E si accorgerà forse per la prima volta
Non solo che esiste la poesia
Ma anche che non vuol dire niente
E che sarà bellissimo, lo stesso.
Zampognari ( per chi suona la zampogna)
Zampognari
Grumi di neve
Il canto del fuoco
Scoppietta nel tempo
Qualcuno ricolma un bicchiere di vino
Lo porge alle labbra
E si asciuga la bocca
con il dorso del polso
(getto uno sguardo alla valle/
nessuno se ne accorge)
La pelle che si gonfia
È una pancia che diventa cuore
Poi suono poi silenzio poi vuoto poi niente
Si apre una crepa nel vento
Entrano gli spettri dei morti
A danzare la vita
Qualcosa si calma là sotto
Un odore di marmo e di erbe selvatiche
di terra bagnata e di cose partite
Una musica nata dimenticata
Che adesso nessuno più aspetta
Eppure è venuta
Come un amore
Che nessuno ha saputo cantare.
I vecchi sempre piangono
quando suona la zampogna.
Cavalcavia
Ci passo ogni santissimogiorno
e sempre mi chiedo
cosa ci sia di tanto poetico
sul cavalcavia ferroviario
Mentre sotto passa un treno
Poi un altro
Poi il silenzio
Poi Solo qualche macchina
Poi Due biciclette
Poi Incroci uno sguardo
Che significa freddo
Scansi una manciata di fortuna canina
Poi il vomito della sera prima
E sai bene che cosa vuol dire
Questa festa di vita alla tre del mattino
E cominci a sorridere
Fino alle scale che ti portano in centro
Dove la vita si riempie di cose
dove gli sguardi significano fretta
Cappelli e lustrini
Dove persino la ragazza che mi guarda
E che si fa più vicina
E poi aggrotta la fronte
Come a dire: a te ti conosco.
Non accenna il saluto.
Sì , anche io ti conosco,
Ma non ci salutiamo. Succede.
Non ho mica voglia di parlare, adesso
Lasciatemi solo con il cavalcavia
Con gli annunci metallici e
E i ritardi siderali
Coi treni che corrono
E qualche volta si fermano
E poi sempre ripartono
E vanno.
Pareti Serpenti
È incredibile che
I muri sappiano così tante cose
Delle nostre esistenze
E viceversa
Quando il giorno è terso
Vedo nitidamente le pareti
Che sotto la luce
Rivelano le proprie insicurezze
Ma io non ne approfitto
Dico loro che sono bianche e lisce
Come il culetto di un muretto appena pitturato:
e loro, vanitose, risplendono.
Tra di noi non ci sono pudori
Loro sanno che esagero spesso
Con un sacco di cose
Che ho le mie paure e le mie tenerezze
E che per una buona idea potrei morire
E che non so dosare la mia irruenza
E Che ho una energia difficile da gestire nelle mani
E un sentimento cristallino che tenta di farsi gentile e bello
nella maniera più maldestra
Allora queste mosse a compassione
tentano di insegnarmi la pazienza e l’amore
Ieri ultima lezione:
“Potessi morire amando, sarei felice”
Mi ha detto verso le 24 00
la parete finestrata nel mezzo di un discorso.
E se non ti amasse? ha ribattuto egoisticamente la sedia giovincella…
– “Sarebbe intelligente, ha risposto la parete.”
quindi la parete della porta ha cominciato a ridere
svegliando di rimando il pavimento & soffitto
che fino a quel momento dormivano sogni tranquilli
dopo essersi guardati in cagnesco per tutto il giorno
a causa della solita disputa irrisolta tra la terra e il cielo.
Il letto sornione sogghigna, per essere un piccolo accenno d’intesa.
Ed io là sopra disteso a mezz’aria sono l’unico a guardare l’orologio
e comunque non so dire se sia troppo presto
oppure troppo tardi
