50 Cents

Dico, Michele, rilassati
Assapora questa sensazione
Che ti tiene sul bordo del pianto
Assapporala fino in fondo
Lascia scorrere il brivido
Fino alle unghie dei piedi
Lasciati attraversare da questo vuoto
Sei fermo e scrivi come un sasso
In questa fiumana di odori e di profumi
Non che sia una gran cosa
Ma oggi è diverso, senti:
È lei È la primavera
È la sensazione che da un momemto all’altro
Non succederà nulla di niente
Respira. Cribbio. Non morirai oggi. Forse.
Respira come se esercitassi un diritto
Sei qui per diritto di nascita
E spingi allora qualche altro Newton sul pavimento.
Questa è la vita. Hai bevuto un pessimo caffè
E mangiato un panino inutile.
Abbracceresti chiunque. Tutti.
E fortuna che non ci sia un pianoforte nei paraggi
Come le altre volte.
I tabelloni dei treni scorrono come lotterie
Come ghigliottine
Cadono come pailettes consumate
Cadono 50 cents sul pavimento
E suonano nella stazione
Come un gong.
Carnival is over. Carnival is over…
È tutto quello che sai pensare.

(Dead Can Dance. Ndr)

Combaciami ancora

Entri in un mezzo di trasporto
E vieni trasportato
Da un punto A
Ad un punto B
Con A e B liberi
Di brucare tra i rovi
Dello spazio-tempo.
Sfido io a capire
Di che cosa stiamo parlando
Il principio di indeterminatezza
Vige anche per questi punti
Che poi saremmo noi
Questi punti A e B e
Quella sera che fummo contenti
Ci combaciammo molto
Ci sovrapponemmo
E fummo degli intorni
Prossimi a piacere
(Con Molto piacere)
Gli uni degli altri.
Ma non solo
E se pure non abbia idea adesso
Di dove, come e quando stia andando…
Sebbene dicano gli autisti di puntare
A nord, ché le mura a dritta erano smarrite…
E se pure ci stessimo adesso incrociando
Su questa insignificante
Lingua d’asfalto
Called Autostrada
Riconosco il romanticismo puntuale
Della questione perduta ma
Se: Combaciami, ti dissi
Allora:
combaciami ancora
Ti dico.
E Tutto Il resto è
Livida letteratura
Buona per passare il tempo
Qualsiasi cosa questo significhi
,

L’ Animale

Sono ormai giorni che
Mi frulla per la testa un vento:
Vorrei essere lassù in montagna
Dove il declivio si fa ripido
Ed il passo insicuro sulla pietra
Quando Il cuore spinge
e la gamba obbedisce
Non sensa pentimenti.
Sono ormai giorni che sogno
Il pianto struggente degli amanti
L’albero che curva sulla pietra
Per difetti di acqua
Il mattone posato bruciato
dalla stessa malta che lo sostiene
Qui adesso è un andare per valli
E sentieri
ed è come stagnare
È come pioversi addosso
E poi evaporare
Come una voce
Arrivata dal mare
Sono diventato ormai
Un ciclo chiuso e finito
Dove le cose che vi entrano
In punta di piedi
Vengono arse
da questa smania di vivere
Dall’animale
A cui non so dare un nome.

7mbre

Vorrei che le parole aprissero sentieri
Nel mezzo delle tenebre
/Scrivo da una macchina
Parcheggiata Al buio
nel mezzo di una strada/
Ma sono solo un uomo e ciò
Mi rende un insoddisfatto cronico.
Scrivo due righe mentre aspetto
Che la mia vita ritorni in macchina
con una pizza alle verdure e
Poi partiamo: io e la mia vita
e la pizza – verso una casa qualsiasi
/Qui dove tutto si consuma/ pizza compresa
ci fumiamo un aerosol senza filtro
Per non farci mancare niente e
Giochiamo a nascondino col tabacco
Ma prima andiamo in bagno
Soffiamo dal naso le vecchie parole
E poi facciamo l’amore con Settembre
che è più mansueto di Agosto
Che è più mansueto del cazzo
L’inutile Agosto
che abbiamo riempito di birra
Come una zampogna e che
adesso suona senza posa
la musica di ieri
E di ieri l’altro
E di qualsiasi altro tempo di cui
Non dovremmo avere nostalgia

Gattinger

C’è un gatto nero
Che dormicchia sempre
Nei pressi del posto in cui parcheggio
E quando mi avvicino
Si rintana in un palazzo abbandonato
Poi si affaccia da una feritoia
e mi fissa timoroso
Respira male e ha un occhio mezzo chiuso
Comunque ci fissiamo per un poco
Ogni notte
Ma niente cambia
Notte dopo notte
C’è sempre un momento in cui
Siamo uno difronte all’altro
Io tento un approccio delicato
E gli dico: testa di cazzo
non vedi che sto messo peggio di te?
Ma lui resta impassibile
E cerca di ignorarmi.
Allora gli parlo come quando
Parlo tra me e me
E dico cose del tipo:
Darei la vita per te, fratello.
Ma sa che sto mentendo
Certe cose i gatti le capiscono
Allora addrizzo il tiro e dico:
Ragatto, non ci resta molto tempo
Perché non diventare amici?
Non sono un tipo da biscotti
Questo ti sia chiaro, però
Bisogna che anche tu faccia uno sforzo,
Ma niente. Nessun risultato.
Ed è per questo che amo
soprattutto i gatti
che fanno compagnia
Non facendone.
Certe cose sono belle
E non ci riguardano
Ed io le amo per questo
Per il fatto che esistono
E lasciano un’impronta
Che tu lo voglia o meno

Goniometrique.

Amore mio dicevo
Poi tacevi e poi tacevo
Gli ingenui pensano al genio
Alla brillantezza della parola
Qualcuno che aspetta una poesia
Snocciolata bene
Qualcuno crede che conoscerti
Significhi prevedere
Qualcuno vittima dei quadrati
E delle proprie geomentrie
Al limite frattali
Si approccia all’indefinito
E fallisce inevitabilmente come può
Io credo che conoscere sia amare
Accettare Intimamente la diversità
Accertarne lucidamente la leggerezza
E non scalandizzarsi mai
Non offendersi mai
E Come potremmo?
Di cosa hai paura, uomo?
Se il peggio è il certo?
Se morire è naturale e
Amare è una risata
Strappata alla paura
Di potere avere paura?

Peperone.

Sbuccio un peperone

Cadono i semi

Nello scarico del lavandino che

Pare risucchiare anche il cuore

Come un pallina da pingpong

Trattengo il sospiro

Come una balenottera

Appena svezzata

Nessuno reclama

Uno straccio di niente

Il vento adesso è girato

Il freddo assedia la camicia

I monti recitano come alabastri laureati

Cadono alberi come capelli

Il cielo, il cielo – disegna due granchi

Poi una pipa e un coniglio

Dove sono le braccia?

Tra poco sorgerà ancora la luna

Giove Venere e Marte

scherzano ancora col fuoco

C’è aria di festa

E di storpie madonne

Ancora una volta

Si leva la voce e

Sfriccica e duole

Come un peperone

Nell’olio bollente.

Baciamo la mano!

Bacia la mano

Che ti sbudella

L’anima, ché

quella mano è santa

E tu sei un uomo

E una primavera

In fiore.

Ama la voce che

Scartavetra gli occhi

Le sue parole accecano

ma tu puoi danzare

Come un prato che trema

Di rugiada Sotto il sole.

Sposa la tua debolezza

Apri al vento la tua fragilità

E fai della solitudine

Una canzone che faccia

Compagnia ai pensieri

Di chi non ha la forza

Di non avere forze.

I giorni dei dì di festa.

Pene al pene
e vino al vino
Le feste svolgono
La funzione sociale
F(x)= 3x (birre/h)
La birra stappa
Un pensiero
E ne tappa un altro

Stringo nei palmi
Pietre addolcite dal fiume
Le ginocchia ossute,
questo mi ricorda
Che prima o poi dovrò morire.
Da molto tempo
Ho una certa allegria
Per questo argomento
E Mi intenerisco spesso
Difronte alla morte…
Altre piccole cose:
Il tappo della bottiglia di birra
Che Resta in bilico
Sul filo del tavolino
Senza cadere
Le bollicine di anidride carbonica
Che Salgono verso l’altro
Come a cercare una
Improbabile redenzione
Il perlage della schiuma
Che Rimanda a qualcosa
di sessualmente selvatico
E l’eco dei fuochi
In fondo alla valle
Che annunciano feste
A cui eviteremo di andare
I soliti interrogativi scherzano
Col tempo passato
A guardare le nuvole.
La risposta
l’avrebbe di certo
conservata Il cane
dice la voce:
se solo avesse le tasche
E il coraggio di parlare…

Qui si sparano fuochi
Come noccioline,
Ragazza.
Ho tanta voglia
Di sedermi sul cumulo
di ginestre a guardare
il fuoco scoppiare

Quantomeno…

Scrivi, dice la voce:
Prima di tornare a nascere
Voglio diventare un fiore
E prima di seccare
Voglio essere colto
Dalla mano gentile:
Reciso come un tulipano
ma con tutti i crismi!
Pensa, dice la voce:
Non è la morte
Né la solitudine
Forse il disamore
Per le cose che tocchi
A brandire selfitudini.
Comunque, dice la voce:
Prevert non scrisse
Belle poesie d’amore
Ma maestosi inni agli operai
E questa cosa mi viene in mente
Quando penso bordo solitudine
Che la cintura di Orione
È pronta ad essere slacciata
E persino Marte
nascosto dalla luna
Lascia un buco rosso
Nell’immaginario collettivo.
Parla, dice la voce:
Bisogna che qualcuno qui
Ci Spieghi l’inspiegabile
E se non ha niente da dirci
Ci parli in silenzio
Almeno d’amore.

Noi non siamo

non siamo
Acqua sorgiva di fiume
Ma corriamo densi
Di naturali peccati
Alla foce del sogno
Portiamo liquide
Montagne di
quello che fummo
Verso l’idea
Sempre sbagliata
Del ciò che saremo
Ma più di altro
Si.Amo il cammino
Si.Amo l’ombra
E La paura
E L’incertezza
Il dolore delle donne
E quello degli uomini
Che non sanno
Di essere ciò
che già sono
Tutto qui è contraddizione.
È frizione continua
È terra che sfida la terra
E Se hai paura di amare
L’incertezza che porta l’abisso
Avrai soltanto paura
Di amare e avere paura.

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