La strada chiama
Col suo grido azzurro
Le colline sono
Piccoli uomini grigi
E gobbuti
La voce delle viscere
non dà tregua
Agli amori
La pancia. La pancia:
È un cuore scampanato
Fa il suono
di certi motori scarburati
Che arrampicano universi
Con la giusta fatica
Certi giorni sono
vuoti a rendere
Certi altri
Sono vuoti a perdere
E solo questo amore ci salva
Dalle ataviche domande
Rispondendo che, sì:
Sì. Allora sì.
Vai avanti
e dietro: La scia:
La schiuma del tempo
Taciti
Alla finestra:
L’orizzonte di notte
Parla dell’ombra
Annegando le stelle.
culi che fanno ridere
La parola culo
Fa ridere i bambini
Una volta mi dissero
Pensa a qualcosa di allegro:
20 bambini che saltellano
In coro e cadenzano:
CU-LO CU-LO CU-LO!
Cosa hai che non va?
Cos’hai nel cervello?
: CU-LO CU-LO CU-LO!
poesia senza poesia
Finestre fuori
Poco senso compiuto
Finestrocca
Ode alla nenia
Del niente che tocca
Finestrocchi
Invece è metafora assai banale
Limite varco confine
Invece sono parole
Sdrucioline salvifiche o assassine
Questi giorni sono caldi
Da sciogliere il cielo
In una una nebbia azzurra
Rispolveriamo
Il gesto antico della mano
Che protegge lo sguardo
In bianco e nero
E che asciuga la fronte
Come un fazzoletto bagnato –
In mezzo al campo mentale
C’è uno spaventapasseri morto
E passeri che ormai
Sono rondòni grassocci
E intorno mucchi di fieno
E ferraglie spinate
Privi di spina dorsale
Qualcuno piange
l’assenza del silenzio
Qualcuno intona
Il lamento del vento
Altri piantano con livore
Idee nate già morte
Che fanno di queste parole
Una terra fredda e tombale.
Una poesia senza ombra
È dire poesia senza poesia.
Se mia nonna avesse tre palle.
La buona notizia è
Che non ho voglia di scrivere
Sono da giorni recluso in casa
Cammino nudo per le stanze
E non ho niente di buono da dire
Esco per prendere un caffè
Per fare due passi
Per andare a correre piano
I campi alla sera
Non so a cosa pensare e
Passo da un libro a un altro
Senza trovare conforto
Dai calcoli distillati
A più componenti
Ai reading e ai bicchieri di vino
Di antiche tenute
Dai panorami dolci della Toscana
Alla siepe del giardino
Che mi fissa accalorata
Come una duna verde
Brizzolata di giallo
Mi viene in mente
La storia della pagliuzza
E della trave
E della morale da cui sempre
Prendo le distanze
Quando me ne accorgo
Penso allo yin e lo yang
Ai principi taoisti
E ne deduco che
Potrei essere un uomo migliore
Potrei scrivere parole più acute
Studiare concetti più elaborati
Lasciare un segno su questa terra
Più scuro di quello che lascio
Ma non ne vedo il motivo
Mi limito ad essere gentile col mondo
E il mondo quasi sempre ricambia
Alle volte ho reazioni violente
Con chi minaccia soprusi
Ma poi me ne pento e
Potremmo perfino azzardare un amore
Nato tra me e il ragazzo ubriaco
Con la lattina di birra aperta
alla cassa della coop e
Se solo avessi una ragione valida
Per mettermi almeno la mutanda
Mentre mi aggiro da una stanza all’altra
In cerca del fresco…
E se non pensassi
a quei versi di Carver
E se avessi la vista di un lago
Al di là della finestra
E se mia nonna avesse tre palle…
una birra
Dal centro dell’ incrocio
Allo spillatore
quanti passi saranno?
La durata di una poesia penso…
Nel mentre incrocio sguardi
Cedo il passo alla signora
Scodinzola il cane
La solita coppia che litiga inutilmente
I portieri al vento avanti agli alberghi
Le comitive sedute ai tavolini
Avanti ai locali
Due gatti si guardano in cagnesco
E poi fanno l’amore
Una vita è tutte le vite
Questo mi pare chiaro
Come la birra che
una birra è tutte le birre
Con chi incroceremo le bollicine?
Con quale solitudine?
Seduto vicino alla finestra. guarda i piedi.
Una sera che non è mai venuta
Si assenta alla finestra
Perduta nel sole
Nel verde delle imposte
Si incastra una lucciola
Mai esistita ed
Io che non sono io
Mi fisso i piedi
E le scarpe nuove
Fuori non è
un furore di ostelli
E di finestre spalancate
È il futuro
Che mi parla con l’assenza
Di un altro mondo
Che diremo possibile
Perché questo
Non lo è più
Da almeno
due parole.
Bandiera Bianca
La notte si fa girasole
Insegue i lampioni
Lentamente
Non sei stato adeguato
Dicono di te in una certa occasione
Non è certo una sorpresa
– E quando mai ci siamo adeguati!
La notte non porta consiglio
E Il mattino è rovente
Come una chiazza d’olio
Rondini e cicale
Si danno il cambio
Al gioco del silenzio
Dalla strada spezzoni di frasi
Rimbalzano
Di finestra in finestra
Come in cerca di briciole
Ho Un rinoceronte occhialuto
Accovacciato sullo zerbino
E fantasmi scatenati e scalzi
Al posto dei pensieri
Prima ho incrociato lo sguardo
Con uno spacciatore
Ma cercare la rissa disarmato
Alle otto del mattino
Non è una buona idea
Allora mi è presa
la smania di un abbraccio
– Ecco. Ricominciano le cicale.
E la strada mi entra nel petto
Come un toro al galoppo
Poi mi esce dagli occhi
Mansueta come una mucca
Come un pianeta
Come un romanzo di Paasilinna
Ma breve e definitivo
Come quando dicono il tuo nome
E tutti i sensi
Si richiamano all’ordine
Prima della guerra
A cui non puoi far altro
Che dichiarare
Una irreversibile resa.
Nostalgia d’inverno in Estate
Le cicale si sporgono
Ai parapetti di foglie
Mostrano il fianco
Al crocicchio
E alle piazze
E che solitudine
Discende
Quando finisce l’estate
E la notte ritorna
A chiudere gli occhi
Dei vitelli sui monti.
pas que merde
Dice che fa poesia
Per indagare il cosmo
Usano le parole
Come simboli
Parlando di inconscio
Lucidamente
E forse
ne hanno anche giovamenti
Ed io che mi ritrovo
Sempre a camminare da solo
Da un fatto a un altro
Da una strada a un poggio
Io che cambio direzione
Perché c’é una merda
O perché ci sono io
Che non vorrei essere io
E solo alle volte ci riesco
E che penso alle parole
Come a una lingua qualsiasi
Per dire che sto andando
Mentre vado
con tutto quello che significa
Ma che non so significare
E vado
come un amore
Con quattro ossa
Ed è così tetro e bello
E definitivo
Che a cosa serve
Io non vi so dire.
I Veri Liberi Muratori
Sono stanco degli intellettuali
E dei fascisti
Degli uni perché
credono di aver capito il mondo
Degli altri perché
Sono idioti come un paramecio
Gli intellettuali e i fascisti stancano
Anche lo sguardo e
Non sempre basta una lettura
A pulire la mente.
Dico queste cose
Parlando con un signore
Conosciuto venti minuti
prima di adesso
Al tavolino del bar.
Potrebbe essere mio padre
O mio fratello
Oppure la mia terza moglie
Piombata in questo tempo
Da un nulliverso parallezzo
Certamente a una parte di me
Con la quale dialogo spesso
quando sono da solo
a camminare le strade
Adesso si è tolto il cappello
Solo per salutarmi e
Dal mio ho abbozzato un inchino
giungendo le mani
come in preghiera
ho sempre ammirato i muratori
Con le mani spesse e pesanti
Sarebbero capaci di tutto
Con un po’ d’ acqua
una goccia di piombo
e una secchiata di terra
Sanno fare poesia
Senza manco saperlo
e se il tempo è in bonaccia
E le cicale canticchiano
La serenata all’inverno
puoi vederli fischiare
mentre scompaiono
cappelli di carta
nelle oscure frescure
dei cantieri sventrati
