Il pregiudizio universale compilativo

 

l’ insopportabile retRorica del
( ) 
!insopportabile- è
trita e ritrita – tanto da
diventare passato 
con aggiunta di conservaNtòri
ché così la puoi dare a bere
agli assetati di più generazioni
delle presentazioni dei libri
del: passivo è meglio – che
tanto berremmo qualsiasi cosa
al posto di morir di sete 
o di coscienza.
Allora dico – amici e amiche
spegniamoci per sempre
il fuoco della prigione
e libriamoci dalle carte
fino al chissà che
facendoci beffe – soprattutto
di noi stessi e
del pregiudizio universale.

Una tonnellata di tonno oppure di altre cose o di oggetti a piacere fino ad esaurimento scorte

il giorno mi pesa addosso come una tonnellata di tonno
ma io non sono Emanuel Carnevali – per fortuna
dice la ci-vetta dall’alto dei monti
nei giorni de la mer-la dal basso del mare
l’Arno è quasi in piena: oggi siamo in due
in dieci minuti ho parlato quattro lingue
ed io conosco soltanto tre parlate
è così che la pensata mi ha steso le sinapsi
spremo le perninci per fare posto in alto
ma non ci entra più un pensiero nuovo
non uno che non sia già stato pensato
ecco che ritorna l’inutilità della parola
scrivo come per passare il tempo
quindi scrivo tanto per il niente
“amore è dove non ci sono io”
scriveva essendoci Viktor Cavallo
e poi robe di fiori – di piccole mimose
ed io dico lo stesso – ad un pugno di mosche
quello che avevo in tasca e
che tiro fuori quando mi dico 
da solo le cose dell’amore 
e queste poi mi ritornano in mente
come una battistata a primavera 
mentre mi innamoro della gente
anche dei bastardi, dico
poi le solite immaginette
che tengo scolpite avanti alla porta
della precezione come i Lari:
io che piscio contro vento
io che – uno dei tre fessi
io che cerco di non esserci
ma che invece eccomi qua
a bere roba calda con in pugno
la penna del destino 
che quando voglio
posso essere qualsiasi cosa:
persino io.

‘ndo cazzo vai?

la sera prematurata
a mezzogiorno tra i palazzi è
come un’accetta d’ombra:
sprofonda nei cementi e
riempie i vuoti tra le auto
fino a ingoiare ghiaini dell’asfalto:
così ci dice che è inverno – poi
svanisce col ritmo delle nuvole
come un marzo qualsiasi e
torna a tratti una timida luce che
lascia una macchia fredda
come un chiodo 
come una sedia vuota
da qualche parte nei ricordi:
un punto di partenza…
vai, ma ‘ndo cazzo vai?

breve storia tri.

breve storia tri.

uscì di casa vestito legg.
e presto l’aria diventò pes.
poi si innamorò perdutame.
di chi smise d’ amarlo in quel mome.
lasciò il lavoro per andare su di un’isola dese.
che uno tsunami poi fece scompar.
questa è la storia un poco tri.
scritta a quattro mani e sette di.

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era una strada con la luce d’oro
alla sera per il vento
la gente rincasava
da lavoro – mani in tasca
in file strette e scure
e dalle finestre
le mani accupate
aprivano cerchi sui vetri
per vedere meglio il freddo
gelare – in segreto – le foglie 
dalla strada potevi vedere – invece
gli sguardi – come ferite aperte
di lupare bianche – nel tempo.

Una degenerazione di fenomeni

Neo paraculiberismo
il fintocontrapporsi al consumismo
indignazione cuspidale – 
uh! l’epiphania – la folgore
la eurekazione scritta
punti giusti e scorrevolezza
come un bollettino
– dice: Adesso glie la faccio vedere!1!!
poi scrive giustappunto – 
poi aspetta la reazione.
qui bisogna disertare
ogni serietà elettronica
…manent immota tua fata
la socialopposizione fa il verso
all’ opposizione sociale
sono giorni che scava
sig – un vermetto – Sag
nel cervello va cantando:
come ci siamo ridotti
in questo stato?
Mi chiedo quale anima gentile
sia capace ambosessi
di scoparvi con amore?
servirebbe un neodadaismo dell’astrutto
per entrare in certi filosofie
che spalmate snocciolando
con le lingue
forse è solo il crollo 
degenarione di fenomeni – siamo noi –
forse è solo una rinascita
ma se così fosse: bestemmioso:
Perché pagano triclini
sempre gli ortolani?
lo so, la probabilità è scarsa
ma non potrebbe per una volta
invece… 
No eh?
Driiiiiiin! 
Ricreazione.

Frontiera


La frontiera è
lingua di sabbia
e di parole
che puoi spostare 
alla bisogna inconsaputa
cioè: una cosa di cui conscio
penZi ch’ hai bisogno
ma qui gatta ci conscia
ciò che so è : che non comprendiamo
nemmanco cioò che io conosco per intuizione
uh – i muri – fuori dai libri
l’intel-letto che sopisce il bit
e i sette nani altri brontolano BiancaByte
così ci fanno una frontiera da paura
e della scarna conoscenza autolimentata 
i turbolenti di comprendonio, ecco 
come il cameratismo – come il popolo sovr-ano
ossi di seppie e di Sacra assistenza alla messa – in cool
potessero cadere i pensieri tutti quanti
in un orgasmo collettivo
parleremmo per gradi di infinito
e non per castelli – bordi – o lego­_mattoncini
indosso l’indivisa di turno
faccio una pace con qualcunque
la front-iera già puzza di passato
e di carogn* dimonio
occhi di bava
più là non ti mandare.

Matera 2019

…Che pure è buono
Matera capitale della cultura 2019
E poi? dico… 
Questa parola che fa merletti 
agli impermeabili blu
che riempie i sorrisi come pane
lievitato male- ‘u ppan r’ Matera!
si dice – boccapiena
Poi, dico? 
Questa cultura che viene accolta
come PGR e che arriva come una manna
che forse prima non ci era? dico? 
Non ci era già? Eccola, arriva, è arrivata
come una menna* – suzione senza soluzione di continuità
come una occasione che passa una volta e poi…
Ma noi, dico, 
lo sappiamo che i treni che passano
una sola volta, sono quelli da perdere 
– necessariamente
Mo – Dico – La Cultura capitale
mi pare la solita pena
che fa mangiare i sazi
e ballare i digiuni
significo – ‘sta cultura, che
è quasi un sentimento
non serve certo a farti ricco
a quella, alla ricchezza, vedi
ci sei seduto dentro
ma non lo sai, ma non lo sai
ma non lo saaaai, lo so
e farebbe anche mangiare
se non fosse che…
No, niet, nisba, niente, vabbuò,
facciamoci un bicchiere va’
cin cin – alla cultura r màmmeta
quella capitale
ca t’ ha fatt accussì ciuòt. **

*menna – ( mammella )
** Che ti ha partorito così imbecille.

Controcorrente

Nella nebbia
Cazzo di cane
Dell’autostrada
Una ragazza
Lascia cadere sul sedile
braccia protese
Dietro di sé il piumino
in una nuvola
Di caldo profumo
Poi si scioglie i capelli
E frusta tre volte l’aria
Come fosse _ soltanto adesso
Tornata alla vita
I pesci : cuori di vetro
Resistono a correnti
Di ruscelli in piena
Appena sotto il viadotto
Là si affaccia una casa diroccata
Che ha visto uomini – sacchi di farina
Macinare grani di semi ormai dimenticati
Nel ricordo di campi accesi di sole
Ecco, dicevano: Altri capelli pettinati dai venti
Io: Primo Principio
di indeterminazione di nebbiemberg:
-O so dove sono
Oppure so cosa faccio.-
Cerco un appiglio sensibile
Un punto imprecipitato
Nel centro della nebbia
Una pulsione di vita
Sfrontata e sincera – vedo
Al di qua del vetro
Questo amore in cammino
Che dice: Tenera malinconia
Dietro è altra natura
Di semplice stupore –
Va Senza controllo
Esplode ancora
l’universo divenire…

Belle giornate

Giorni limpidi
In cui la natura Splende
come una risposta
La cosa lasciata in un angolo
Non ha piú chiacchiericcio
Né corteccia
La neve senza le nuvole
Acceca – è cosa nota
Il freddo che allunga lo sguardo
Asciuga anche le lacrime
E qualcosa ci trafigge
Con eterno dolore – quello
dell’innamoramento – dico
Del vivere e saperlo – intendo
Cadono nomi e aggettivi
Perfino dai monti _ e
La strada non è davvero percorribile
Intendo – non più con la mancata coscienza
Descrivere? Andare? Dire?
Significare?
Forse restare in vita
ma si! Cos’altro?
Amare? – Ah! Si potesse davvero tacere…!
Passare? Senza sporcare?

Montemurro – Casa Sinisgalli

Gennaio
Due ragazzini scoppiano petardi
Sotto la pioggia
La stessa che cade sui campi
Poco distanti
Una donna apre il portone
Di un palazzo bianco
Come i suoi denti
Sgrida scherzando i bambini
Con fare discreto
“Gentili signori” verrebbe da urlare
Verrebbe aprire un sipario
Da Salire sul grado
Frammezzo le auto
E magari danzare
Poi riscoppia un petardo
Ed è tuffo di petto
Sono io quei ragazzi
Tante fiorite parole fa
C’è un’aria gentile
In mezzo alla strada
La pioggia adesso
annuncia la neve
Nello studio medico
del mio zio_compare
Non ci sono pazienti
Non è giorno di visite
Siamo un poco abusivi
Come le orme di terra
sul pavimento pulito
Un po’ vecchii e solinghi
come sedie che aspettano
Come vacche di pietra
E di Mastro Leonardo
Non si sente parlare
Poi mi prende un amore
A passeggiare l’entrata
della casa natìa
Cammino
Come una foglia
Misurata dal vento
C’é la poesia
Che sibila
come una serpe
Sotto la pietra bagnata

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