luna sudata
dopo la corsa
grande e superrossa
da far ricci i cinesi
luna che
spettini il cane del padrone
accarezzi il gatto
ed il furgone
giochi con la malaria
ed il diabete
sbavi sopra i culi e
e le calze a rete
luna che adesso
mi regali un sorriso
che mi porti poesia
mentre agogno i campi elisi
già che siamo ormai quasi amici
dille che ho voglia
Ma che mai le promisi
e se dissentisse
falle bei visi
cose di senso computer
certe volte si affaccia
una parola scoordinata
come brexit o ginocchio
o filastrofo oppure uraspide
e si piazza nella testa la domanda
come un chiodo arrovellato
questa – penso- è la ricerca
della strada che non porta a.
questo è il muro che poniamo
a fronte del quale solo l’amore può.
né essere – né divenire
sono – negandomi
terzo a tutte le cose
eppure sento – estraneo a niente
tutto è amore e figgo e appunto
e scrivo cose che mi paiono
cruciali –
di senso computer.
Posia di Hassan Valentino
Hassan Valentino
Era un santo marocchino
Poco amato da Salvino
Un bel giorno febbraino
Ch’era ancora piccolino
S’innamorò di un bel bambino
Fece scandalo e spudore
Subì la gogna del pastore
Ma non perse mai l’ammore.
Camminando
Camminando come un uomo
penso ad una cosa
come una poesia
che dice di mettere a frutto
qualsiabbia cosa alla portata
uh! i brividini della dissolitudine
…e poi sento di un amore
per la strada come una bistecca
che sfrigola sul tegame del pensiero
faccio due sguardi con l’attraverso pedonale
e svicolo con un salto giù a sinistra
e poi altri passi per il ciottolato
guardando la parata del comignolato
scomparire sopra i tetti
sempre più alti fitti e stretti
e poi di sopra oggi c’è il cielo
che è come una veste azzurra di mignotta
che se non paghi nemmanco ti si fila
ma di certo oggi ci sente o fa finta
di sentire i miei passi scarrocchiati
e poi mi prende quel pensiero
che è una malinconia
come il terzo fischio del pallone
di qualcosa che è finita o mai iniziata
e tu che ormai sei senza squadra
ed hai appeso al chiodo una sera
persino le carezze
e che adesso petto tronfio
vai amando per le strade
come un – senzaniente
e dici senza dire che
oggi hai un grande amore
che ti fa sorridere
senza più pensare.
#Haikù dello scambio di persona, già Haiku degli ottimisti della prima ora
lago calmo – la
vita ti sorride? è
scambio di persona
Il pregiudizio universale compilativo
l’ insopportabile retRorica del
( )
!insopportabile- è
trita e ritrita – tanto da
diventare passato
con aggiunta di conservaNtòri
ché così la puoi dare a bere
agli assetati di più generazioni
delle presentazioni dei libri
del: passivo è meglio – che
tanto berremmo qualsiasi cosa
al posto di morir di sete
o di coscienza.
Allora dico – amici e amiche
spegniamoci per sempre
il fuoco della prigione
e libriamoci dalle carte
fino al chissà che
facendoci beffe – soprattutto
di noi stessi e
del pregiudizio universale.
Una tonnellata di tonno oppure di altre cose o di oggetti a piacere fino ad esaurimento scorte
il giorno mi pesa addosso come una tonnellata di tonno
ma io non sono Emanuel Carnevali – per fortuna
dice la ci-vetta dall’alto dei monti
nei giorni de la mer-la dal basso del mare
l’Arno è quasi in piena: oggi siamo in due
in dieci minuti ho parlato quattro lingue
ed io conosco soltanto tre parlate
è così che la pensata mi ha steso le sinapsi
spremo le perninci per fare posto in alto
ma non ci entra più un pensiero nuovo
non uno che non sia già stato pensato
ecco che ritorna l’inutilità della parola
scrivo come per passare il tempo
quindi scrivo tanto per il niente
“amore è dove non ci sono io”
scriveva essendoci Viktor Cavallo
e poi robe di fiori – di piccole mimose
ed io dico lo stesso – ad un pugno di mosche
quello che avevo in tasca e
che tiro fuori quando mi dico
da solo le cose dell’amore
e queste poi mi ritornano in mente
come una battistata a primavera
mentre mi innamoro della gente
anche dei bastardi, dico
poi le solite immaginette
che tengo scolpite avanti alla porta
della precezione come i Lari:
io che piscio contro vento
io che – uno dei tre fessi
io che cerco di non esserci
ma che invece eccomi qua
a bere roba calda con in pugno
la penna del destino
che quando voglio
posso essere qualsiasi cosa:
persino io.
‘ndo cazzo vai?
la sera prematurata
a mezzogiorno tra i palazzi è
come un’accetta d’ombra:
sprofonda nei cementi e
riempie i vuoti tra le auto
fino a ingoiare ghiaini dell’asfalto:
così ci dice che è inverno – poi
svanisce col ritmo delle nuvole
come un marzo qualsiasi e
torna a tratti una timida luce che
lascia una macchia fredda
come un chiodo
come una sedia vuota
da qualche parte nei ricordi:
un punto di partenza…
vai, ma ‘ndo cazzo vai?
breve storia tri.
breve storia tri.
uscì di casa vestito legg.
e presto l’aria diventò pes.
poi si innamorò perdutame.
di chi smise d’ amarlo in quel mome.
lasciò il lavoro per andare su di un’isola dese.
che uno tsunami poi fece scompar.
questa è la storia un poco tri.
scritta a quattro mani e sette di.
Back Home
era una strada con la luce d’oro
alla sera per il vento
la gente rincasava
da lavoro – mani in tasca
in file strette e scure
e dalle finestre
le mani accupate
aprivano cerchi sui vetri
per vedere meglio il freddo
gelare – in segreto – le foglie
dalla strada potevi vedere – invece
gli sguardi – come ferite aperte
di lupare bianche – nel tempo.
Una degenerazione di fenomeni
Neo paraculiberismo
il fintocontrapporsi al consumismo
indignazione cuspidale –
uh! l’epiphania – la folgore
la eurekazione scritta
punti giusti e scorrevolezza
come un bollettino
– dice: Adesso glie la faccio vedere!1!!
poi scrive giustappunto –
poi aspetta la reazione.
qui bisogna disertare
ogni serietà elettronica
…manent immota tua fata
la socialopposizione fa il verso
all’ opposizione sociale
sono giorni che scava
sig – un vermetto – Sag
nel cervello va cantando:
come ci siamo ridotti
in questo stato?
Mi chiedo quale anima gentile
sia capace ambosessi
di scoparvi con amore?
servirebbe un neodadaismo dell’astrutto
per entrare in certi filosofie
che spalmate snocciolando
con le lingue
forse è solo il crollo
degenarione di fenomeni – siamo noi –
forse è solo una rinascita
ma se così fosse: bestemmioso:
Perché pagano triclini
sempre gli ortolani?
lo so, la probabilità è scarsa
ma non potrebbe per una volta
invece…
No eh?
Driiiiiiin!
Ricreazione.
Frontiera
La frontiera è
lingua di sabbia
e di parole
che puoi spostare
alla bisogna inconsaputa
cioè: una cosa di cui conscio
penZi ch’ hai bisogno
ma qui gatta ci conscia
ciò che so è : che non comprendiamo
nemmanco cioò che io conosco per intuizione
uh – i muri – fuori dai libri
l’intel-letto che sopisce il bit
e i sette nani altri brontolano BiancaByte
così ci fanno una frontiera da paura
e della scarna conoscenza autolimentata
i turbolenti di comprendonio, ecco
come il cameratismo – come il popolo sovr-ano
ossi di seppie e di Sacra assistenza alla messa – in cool
potessero cadere i pensieri tutti quanti
in un orgasmo collettivo
parleremmo per gradi di infinito
e non per castelli – bordi – o lego_mattoncini
indosso l’indivisa di turno
faccio una pace con qualcunque
la front-iera già puzza di passato
e di carogn* dimonio
occhi di bava
più là non ti mandare.
