Matera 2019

…Che pure è buono
Matera capitale della cultura 2019
E poi? dico… 
Questa parola che fa merletti 
agli impermeabili blu
che riempie i sorrisi come pane
lievitato male- ‘u ppan r’ Matera!
si dice – boccapiena
Poi, dico? 
Questa cultura che viene accolta
come PGR e che arriva come una manna
che forse prima non ci era? dico? 
Non ci era già? Eccola, arriva, è arrivata
come una menna* – suzione senza soluzione di continuità
come una occasione che passa una volta e poi…
Ma noi, dico, 
lo sappiamo che i treni che passano
una sola volta, sono quelli da perdere 
– necessariamente
Mo – Dico – La Cultura capitale
mi pare la solita pena
che fa mangiare i sazi
e ballare i digiuni
significo – ‘sta cultura, che
è quasi un sentimento
non serve certo a farti ricco
a quella, alla ricchezza, vedi
ci sei seduto dentro
ma non lo sai, ma non lo sai
ma non lo saaaai, lo so
e farebbe anche mangiare
se non fosse che…
No, niet, nisba, niente, vabbuò,
facciamoci un bicchiere va’
cin cin – alla cultura r màmmeta
quella capitale
ca t’ ha fatt accussì ciuòt. **

*menna – ( mammella )
** Che ti ha partorito così imbecille.

Controcorrente

Nella nebbia
Cazzo di cane
Dell’autostrada
Una ragazza
Lascia cadere sul sedile
braccia protese
Dietro di sé il piumino
in una nuvola
Di caldo profumo
Poi si scioglie i capelli
E frusta tre volte l’aria
Come fosse _ soltanto adesso
Tornata alla vita
I pesci : cuori di vetro
Resistono a correnti
Di ruscelli in piena
Appena sotto il viadotto
Là si affaccia una casa diroccata
Che ha visto uomini – sacchi di farina
Macinare grani di semi ormai dimenticati
Nel ricordo di campi accesi di sole
Ecco, dicevano: Altri capelli pettinati dai venti
Io: Primo Principio
di indeterminazione di nebbiemberg:
-O so dove sono
Oppure so cosa faccio.-
Cerco un appiglio sensibile
Un punto imprecipitato
Nel centro della nebbia
Una pulsione di vita
Sfrontata e sincera – vedo
Al di qua del vetro
Questo amore in cammino
Che dice: Tenera malinconia
Dietro è altra natura
Di semplice stupore –
Va Senza controllo
Esplode ancora
l’universo divenire…

Belle giornate

Giorni limpidi
In cui la natura Splende
come una risposta
La cosa lasciata in un angolo
Non ha piú chiacchiericcio
Né corteccia
La neve senza le nuvole
Acceca – è cosa nota
Il freddo che allunga lo sguardo
Asciuga anche le lacrime
E qualcosa ci trafigge
Con eterno dolore – quello
dell’innamoramento – dico
Del vivere e saperlo – intendo
Cadono nomi e aggettivi
Perfino dai monti _ e
La strada non è davvero percorribile
Intendo – non più con la mancata coscienza
Descrivere? Andare? Dire?
Significare?
Forse restare in vita
ma si! Cos’altro?
Amare? – Ah! Si potesse davvero tacere…!
Passare? Senza sporcare?

Montemurro – Casa Sinisgalli

Gennaio
Due ragazzini scoppiano petardi
Sotto la pioggia
La stessa che cade sui campi
Poco distanti
Una donna apre il portone
Di un palazzo bianco
Come i suoi denti
Sgrida scherzando i bambini
Con fare discreto
“Gentili signori” verrebbe da urlare
Verrebbe aprire un sipario
Da Salire sul grado
Frammezzo le auto
E magari danzare
Poi riscoppia un petardo
Ed è tuffo di petto
Sono io quei ragazzi
Tante fiorite parole fa
C’è un’aria gentile
In mezzo alla strada
La pioggia adesso
annuncia la neve
Nello studio medico
del mio zio_compare
Non ci sono pazienti
Non è giorno di visite
Siamo un poco abusivi
Come le orme di terra
sul pavimento pulito
Un po’ vecchii e solinghi
come sedie che aspettano
Come vacche di pietra
E di Mastro Leonardo
Non si sente parlare
Poi mi prende un amore
A passeggiare l’entrata
della casa natìa
Cammino
Come una foglia
Misurata dal vento
C’é la poesia
Che sibila
come una serpe
Sotto la pietra bagnata

L’abbraccio

L’ abbraccio

Cammina come un orso
Dai sette giubbotti
La malinconia
La sorella del prete
Coi baffi da gatto
Ha perso la testa
Ci sono comignoli
Come bandiere
Bianche e pesanti
Eppure qualcosa
Ci scorre tra i piedi
Come una lava
In questa frana del tempo
Tra parole e ristagni
Scorre un vento di terra
Questa vecchia canzone
Sa di cazzo e di fica
Poi si sporca di birra
Ed è un amore di carne
È carezza di pietra
Questo abbraccio
Di sangue

Duemiladiciannove

Duemilladiciannovveehh
1!1n1!1n1n1n undici.
Una rete e una foglia
Un anno nuovo
E un uovo
Bicicletta mozzata
Cave carnem
Abdica da sesterzio
Seni lasci non Vale
E altre cose un poco
H _ zzo spuntano
Come tappi di champagni
Cosí, non come
mimose fuori stagione
Piú come _ noSbari
In barzellette che ci devono
Farci ridere
Ma invece no
Peró ridiamo
Uguale
Che tanto…

Il bravo opinionista



Bravo
Segui gli eventi
Fatti un’opinione
Adesso moltiplicala per quattro
Aggiungi 53
Ci siamo? Segna questo numero e 
dimentica L’ultima sillaba
Non perderti
Appuntalo su di un bottone
Poi cucilo nel muro e vai avanti
Pensa al numero che ho pensato
Rifatti un’opinione
Sali sul piedistallo
Snocciola una strada da seguire
Poi aggiungi tredici e un cucchiaino di sale
Scendi
Fatti un girotondo
Fanne un altro
Bevi sette sorsi d’acqua
Senza respirare
Sciogli il bottone dal muro
Spunta di una sillaba
Ricuci
Sottrai ciò che non sarai mai in grado di pensare
e aggiungi un pizzico di menta
ma che sia fresca
altrimenti… Desisti
esci sul balcone e dividilo per quattro
rifatti l’opinione per le grandi occasioni
e fanne la radice quadrata
esponila a potenza
resta immobile
ancora…
un altro po’
quando non lo dico io…
bene, adesso fermati
fatti una corsetta
due saltelli
ma non muoverti.
muori:
fatti una coscienza!
… Bravo!

La lunga resa

se non hai niente da dire, ascolta:
Esci da qualunque cosa ti trovi
ed entra in case senza pareti
poi guardati intorno, soprattutto
occupa lo spazio che ti è vietato
ma con gentilezza, lascia fuori gli orologi
guarda il cammino degli altri uomini
soprattutto la strada degli sconosciuti
fa’ loro delle domande senza usare parole
usa il tuo corpo, ogni muscolo conosciuto
offri un sorriso a chi incontri
– c’è sempre un motivo per sorridere
questo è l’assioma da cui comincerai
a costruire il tuo cammino
quello nuovo, quello senza obbiettivo
l’unico interessante davvero
quello per cui varrà sempre la pena di vivere
la vita stessa, la sconfitta, la lunga resa, l’amore.

prEGOiera

Vuota poesia
Piena di birra
Il mio nome è con te
Tu sei la più interdetta tra le donne
Dacci oggi il nostro ego quotidiano
E mettici se puoi anche un po’ di pane:
Confesso a voi sorelle
E voi fratelli
Che ho molto peccato
In pensieri, parole
opere e omissioni
Per mia colpa – mia colpa
Mia allegrissima colpa
Ma adesso taci
O di’ soltanto 
una parola
Ed io sarò fregato.

Frispiti di gioia

Questi i fatti:
La gomma delle scarpe
Scivola sul marciapiede
Come sapone
Penso in bolle 
Alla mia vita
Che potrebbe essere
(E forse lo è)
Quella di uno sconosciuto:
Canticchio un vecchio ritornello
Quasi fossi a disagio
Coi passi sulla terra
Due randagi mi confortano
Con scodinzolezze di periferia
Penso al linguaggio del corpo
Distendo le braccia
Bop! Boohp!
Rilasso il sorriso
Boop!
Mi faccio più comodo
Esplodono a scoppietti
Frizzano I pensieri
Cosa è vero e cosa non lo è?
Booop! Booop!
Io so cosa vuoi dire
All’universo sconosciuto:
Non vuoi dire niente!
E questo mi regala un frispito di gioia
Boop! Bip!
E scoppiettando me ne vo’
Sgaloppinando la città.

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