Tette.

Giorni che sono lucidi e bagnati come scarichi dei cessi
Pensi che: Le finestre erano chiuse mentre fuori accadevano
alberi da cui sono caduti i frutti
santi senza martirio – memorie e predicozzi stretti nelle tasche
veglie funebri incise col pirografo sopra mirtilli maturi
adesso hai le mani sporche di fichi
sarebbe meglio usare il femminile
ma siete solo tu – lo sguardo sulla valle –
ed il vecchio albero di fichi
che anche quest’anno è stato generoso:
quindi ti accontenti –
spesso sei contento di accontentarti e di questo ne vai fiero –
te lo riconosco.
Adesso: il sole spinge la coda oltre la montagna
i fotoni lungo la cima dell’estate
sembrano gridare: ultima tappa – cronometro!
Lo Speaker: Siete caldi??? [Il coro dei Fotoni: Siii!]
Questa è la sera che riporta l’ordine ai pensieri
Questa è la sera che mette i demoni nell’angolo
E picchia sul costato come L’ Hurricane Carter dei tempi migliori
Da dietro ai pensieri un profumo di sterlizie e more e fichi
E quella bocca che tremava come una bara appena chiusa
E da Là la contentezza arriva e dice:
Dove sei? Sei vivo? Perché non sei contento?
Così arriva l’allegrezza che pare immotivata e invece no
Invece ( altre cose) – Invece Grazie.


( Il titolo Tette era per catturare la vostra attenzione)

cosa sono le cose?

Agosto abbracciato ai pensieri
come la puzza di olio bruciato
E guarda i suoi resti l’estate
e poi scrive canzoni –
così, meschino, ritorno alle domande – alla poesia –
come la vergine violata dal sole –
cosa sono le cose?
domanda la voce. Nessuna idea pare degna di nota –
Non voglio niente, né desidero un cazzo
solo c’è urgenza di vita.
Ho detto grazie al mattino per essermi alzato
e sono stato allegro nel dire…
Come chi incerto continua a morire.

Ditate di merda

“Pesa come il suono del mare”
Viene da pensare senza un motivo
Nel mezzo della virata autunnale
Quando i boschi si coprono
Di un verde piú scuro
Sotto al sole ancore rovente

Mentre le sere diradano prima
Con un senso di urgenza
una ragazza mi parlava di futuro
Con le solite ansie di noi “fortunati”
Seduti come monaci spogliati
A trangugiare beveraggi
Annacquati di noia

A quarant’anni la distrazione
È un lusso da godere pian piano
“Pesa come il suono del mare”
Chissà che significa davvero
Questo sovrappensiero
Mentre “passiamo sulla terra leggeri”
Come ditate di merda
sopra vetri appannati.

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