Commento SUL DDL ZAN E.

Commento SUL DDL ZAN E una sedia bucata male e un albero di tungsteno che ha smesso di fare luce per mancanza di acqua corrente. Quella volta che il marcapiede cantava “spazzole e motorini di avviamento” non fece alcuna serenata alla duna, ma piangeva, come un bullero pentito, senza drappi stesi ad ascoltare. Un flebile, di aspetto un poco mobile, sdiceva: Dimmi: voláno delle mie brame, chi è il piú prepuzio del tegame? E poi gli itteri scesero dai colli ad ingiallire i cuori e i denti e i sementi, mentre gli smog stretti come fulmini, stridevano come fiocchi di merda congelata a primavera. Apocalettici si ingorgavano sulla gradinata ad osservarsi come specchi elettrici di frenuli. Mentre i tornaconti sgautteravano per corridoi come fiori spenti di armistizio.

La poesia dei divieti di sosta

La poesia dei divieti di sosta

Quando piovono avverbi

Alla sera, d’autunno,

È una centrifuga di suoni e di vento

Mentre pioggerella sui bicchieri

E sui dimenticatoi di ogni primavera

Un’ Ape truccata scava una tana nell’aria

Con il calore dell’adolescenza di provincia

E fuori stridono dilemmi

E parole irrisolte fanno gelatina del cervello.

Ecco. L’edera di carta. Fa sterlizie nella notte.

Tanto forte che i lampioni paiono guardare

Come chi appende una chiamata e resta muto

Come un aratro spaventato dalla secca.

L’AMICO CHE SCRIVE POESIE

l’amico ********* che scrive poesie
un giorno venne alla porta di casa
con la moto da corsa senza casco e patente
dice :eravamo ragazzi. eravamo più belli:
superammo i duecento senza battere ciglio.

l’ultima volta ci incontrammo in ospedale
ci sedemmo vicini come fossimo in moto
ci promettemmo dei libri che mai ci scambiammo
:avevamo trent’anni: eravamo più belli:
Psichiatria. Disse: Michè, c’è qualcosa di storto…
Io non seppi che dire, gli misi una mano sulla spalla

Oggi che i pensieri cagano come topi nel passato
mi pare limpida quella risata larga
che già annunciava tempeste
Oggi leggo che è sorvegliato in qualche clinica dopo il fattaccio
ed io a scrivere inutility di notte avanti a una tastiera.
Questa è la vita.

Ottobre. Il mese dell’eternità. Se potessi scegliere
morirei di Ottobre. Come la mia amica.
e mentre lo scrivo sovrappensiero mi tocco le palle.
non sono certo scaramantico ma…

Mi manca molto la mia amica. Non sono stato un buon amico.
Né un buon amante o amore. Ancora le faccio domande.
Oggi sono triste come solo gli amici sanno asserlo.
Con immotivata becera allegria.
Quando morirò, prendetemi per il culo, sgambettatemi la bara
Vedrete, vi tormenterò durante i vostri rarissimi amplessi.
Da altre dimensioni vi invierò foto sconce
che neanche capirete. Ci sarà da crepare dal ridere. Vedrete.
O forse no.

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liberi il desiderio di .
con un gesto di scrittura
caduti i mattoni del pensiero
l’inviolabile nulla ruggisce
come un dodici cilindri d’altri tempi
alimentato a scazzo universale
cosa vuol dire vivere di sogni?
cosa vuol dire vivere?
oggi la tegola crepata sul tetto dirimpetto
ha subito molta acqua
chissà che infiltrazioni dentro il petto
il gatto ha miagolato tutto il tempo
sotto la finestra delle quattro del mattino – ero
sveglio come una baionetta piantata nel cuscino
in ordine sparso nella veglia
ho risolto la fame nel mondo, il problema energetico,
l’annoso fatto dei tumori e della depressione
peccato non avere preso appunti.
dice coglionazza la voce del mattino.
I pensieri della notte sono robe universali
quando anche il cazzo si è autotumulato
apri una finestra dentro il tempo
e l’inviolabile nulla ruggisce minaccioso
come un frugolino. roooaaarrrrhh!
Sorridi se hai capito di morire…


la Soluzione:
da qualche parte c’è un frughetto
su di un peVo, che arralda nespo
sul viselllo del rughino
ah! le fraspe vette di lavvì mughetto
astra pigoletta, fin lavvì diretto.
( Evitate i vani gesti apotropaici – lo dico in rima ché ci stiamo più simpatici)

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