Like an uncinett’

Giorni che le parole lapislazzano
Su vetri di mestizia
Non hai letto una virgola per intero
Da chissà quanto tempo e
la sindrome del frazionamento
Imperversa nelle strade della mente
Come ovuli di bamba nello stomaco
Da che estetica siamo stati generati?
Sembriamo merde profumate di violetta
Nei sabati sera tremarelli dei lampioni
Adesso Il giovedì è venuto giù dal pero
A pieni nuvoloni e cazzi da pelare
Com’è fulgido che sia dopo una certa
E gli alberi smerigli genuflettono le foglie al vento della sera
Non è certo riverenza! Fischia una grondaia
Mentre l’ultimo grillo mostra le chiappe a dio e alla luna
Da qualche parte dietro la montagna
Nel mentre che i ricordi di ciò che è sempre stato
Ci tengono ben saldi a questa cosa scintillante
Come un lampo – Come un uncinetto.

SCOPARE CREMA CHANTILLY

Roma e Lazio giocano a pallone

Dallo stereo è partito Piero Ciampi

Non si sa per che motivo

Mi viene in mente Victor Cavallo

Mi viene spesso in mente Victor Cavallo

Se si parla di pallone, di mimose o di Hamburg

O di amore universale. Poi la lettura si infittisce

La luce diventa una virgola e la narrazione

Uno zigomo, la situazione un ginepro.

Certo che un ombrello non fa l’autunno

Né una rondine primavera

Ma sono le diciotto e 51

E tutte le cose che sembravano ostili

Sono distese come uno strato di crema chantilly

Sopra la coscienza. C’è una strana pace da quando

Il sole se n’è andato a fare in culo dietro la montagna

Che significa la rabbia? Che significa la vita?

Per che cosa vale la pena fare questo o quello?

La Crema prende il sopravvento. Comincia a scendere dai tetti

Fino riempire lo spazio come quando sale la marea fino alle palle

E ci viene un brivido di freddo che vuol dire che sei vivo-

Che significa? Niente. Una telefonata si è schiantata sulla carta

Prendo questo corpo con la mano

E lo porto naturalmente a camminare e poi

“la sera scende come uno squalo tra due margherite”

Ma con più crema e pezzi di trascorsi masticati già nell’aria

Ognuno è solo sul pavimento dell’allegria – recita una mosca

Io lavoro per diventare nessuno io nessuno per lavorare qualcuno

E spirlazza la voce che sdentra dal cuore:

la vita non scherza fin quando si muore

 e poi dopo c’è il buio a fare il verso al mattino

e non lo sai, ma lo hai capito

da quando sei diventato bambino.

(TITOLO CLICKBAIT)

Tette.

Giorni che sono lucidi e bagnati come scarichi dei cessi
Pensi che: Le finestre erano chiuse mentre fuori accadevano
alberi da cui sono caduti i frutti
santi senza martirio – memorie e predicozzi stretti nelle tasche
veglie funebri incise col pirografo sopra mirtilli maturi
adesso hai le mani sporche di fichi
sarebbe meglio usare il femminile
ma siete solo tu – lo sguardo sulla valle –
ed il vecchio albero di fichi
che anche quest’anno è stato generoso:
quindi ti accontenti –
spesso sei contento di accontentarti e di questo ne vai fiero –
te lo riconosco.
Adesso: il sole spinge la coda oltre la montagna
i fotoni lungo la cima dell’estate
sembrano gridare: ultima tappa – cronometro!
Lo Speaker: Siete caldi??? [Il coro dei Fotoni: Siii!]
Questa è la sera che riporta l’ordine ai pensieri
Questa è la sera che mette i demoni nell’angolo
E picchia sul costato come L’ Hurricane Carter dei tempi migliori
Da dietro ai pensieri un profumo di sterlizie e more e fichi
E quella bocca che tremava come una bara appena chiusa
E da Là la contentezza arriva e dice:
Dove sei? Sei vivo? Perché non sei contento?
Così arriva l’allegrezza che pare immotivata e invece no
Invece ( altre cose) – Invece Grazie.


( Il titolo Tette era per catturare la vostra attenzione)

cosa sono le cose?

Agosto abbracciato ai pensieri
come la puzza di olio bruciato
E guarda i suoi resti l’estate
e poi scrive canzoni –
così, meschino, ritorno alle domande – alla poesia –
come la vergine violata dal sole –
cosa sono le cose?
domanda la voce. Nessuna idea pare degna di nota –
Non voglio niente, né desidero un cazzo
solo c’è urgenza di vita.
Ho detto grazie al mattino per essermi alzato
e sono stato allegro nel dire…
Come chi incerto continua a morire.

Ditate di merda

“Pesa come il suono del mare”
Viene da pensare senza un motivo
Nel mezzo della virata autunnale
Quando i boschi si coprono
Di un verde piú scuro
Sotto al sole ancore rovente

Mentre le sere diradano prima
Con un senso di urgenza
una ragazza mi parlava di futuro
Con le solite ansie di noi “fortunati”
Seduti come monaci spogliati
A trangugiare beveraggi
Annacquati di noia

A quarant’anni la distrazione
È un lusso da godere pian piano
“Pesa come il suono del mare”
Chissà che significa davvero
Questo sovrappensiero
Mentre “passiamo sulla terra leggeri”
Come ditate di merda
sopra vetri appannati.

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