Ma.duro

Mangi, per pranzo, una roba che frugàle è dir poco. Vai al bar per un caffè, parli di Maduro con la barista venezuelana – di Sudamerica – di Salvini – di Pepe e dell’Uruguay. Ti innervosisci, ne ordini un altro. Lo butti giù. Sei nervoso come certi nervetti di vitello che si trovano solo in certe cucine esotiche, scrocchi passi sull’asfalto come miccette a carnevale. Sta per piovere, la bassa pressione non aiuta. Tutto è uggioso. Uggesù! Ripensi a quello che fai, sorridi, le macchine che allungano sul rettilineo con poco traffico, lasciano presagire distensioni all’orizzonte. C’è una luce da qualche parte. qualcuno dalla macchina ti saluta, ma tu sei senza occhiali, e ricambi, fingendo un sorriso a 54 denti, poi continui a sorridere di gusto, ché pure tu sei duro, Ma- duuuro!

JunkFood

c’è una mosca che gira
o forse è una zanzara
ma io la lascio fare
gira intorno al collo
e solletica e solletica
come certi pensieri
che potrebbero pungere
da un momento all’altro
come certe parole
che potrebbero salvarti
da un momento all’altro
ma tu non ne hai bisogno
o almeno così credi
e queste allora ciniche
tagliano occhi mani lingue
ponti
e poi si snervano come carni lesse
fino a diventare cibo spazzatura
fino a diventare aria calda
fino a diventare una nostalgia
in un sorprendente
giorno di sole

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