ISOLE FELICI ( dalla raccolta ineditabile: I micro Racconti)

mi dici 

coi tuoi capelli argentati da ex dirigente
di qualche grande gruppo
e di una mezza famiglia
sommersa dalla coca e le puttane:
adesso vivo in un’ isola felice
spendo quasi nulla
meno di duemila euro al mese
e sono felice
in discoteca al casinò ai bar
consumo quello che voglio
ho una macchinina elettrica
un bilocale in un residence
e sono felice,
sole tutto l’anno
coralli, chiappe abbronzate
sono felice, isomma, non si vede?
dovresti mollare tutto e venire qui
prima che questo paese ti fagociti
ti indebiti ti strazi di lavori 
come un macinino ai coglioni
qui è un’isola felice
non mi credi?
Mentre parla con la tristezza tipica
di chi dice di essere felice
i suoi capelli bianchi ricordano
la cima del San Michele
La pietra fredda di Ungaretti
che annunciava la morte
e La salvezza
e lui continua disperatamente
con la schiuma agli angoli della bocca
da ex dirigente alito cartonato
probabilmente diabetico non curato
glicemia 400 – possibile cecità, ictus, infarto, piede diabetico,
cazzi e mazzi e pillole
mi vengono in mente un mucchio di pillole felici
E una valanga di angoscia mentre squilla il telefono
a salve, anche questa volta, non è lei.
Penso, che non sono felice, e che non sono triste,
che prima ero allegro, e adesso angosciato.
Abbraccerei questo ex dirigente argentato
abbraccerei persino un palo della luce
un gabinetto cantando Gianni Morandi
e la sua canzone sull’essere o meno degno
come mi intimava il mio ex prof di applicazione tecnica
– Aulì va’ al bagno e canta Gianni Morandi-
io ero felice così, a quei tempi, ma non è cambiato molto.
Gli affanni i malanni gli annunci di dipartite
le dipartite sfiorate
non sono un problema.
Isola felice, sentii con la coda dell’orecchio, ritorno alla realtà.
Allora ci verresti? Ti ho convinto eh?
Tutta quella figa a buon mercato!!!
Dio Santo! Sì certo, mi hai convito!
Abbozzo un sorriso, una pacca sulla spalla
siamo carne umana, un po’ d’affetto nella voce,
Ha capito che ho capito, gli trema la voce,
occhi lucidi, gli dico, sì, oggi è una gran giornata di merda,
silenzio, un cenno col capo. si congeda educatamente
da vecchio borghese andato a male.
L’andatura ancora salda sul filo del marciapiede
prenota il verde al semaforo, 
scompare dietro la curva, Pessoa direbbe che è morto,
come un vecchio zio che si è svegliato tardi,
adesso gli tocca reggere il gioco.
Non esistono isole che siano felici, amico mio,
mi ripeto a mezza bocca. Vado al bar dei miei amici
Un bicchiere di vino, due stuzzichini,
si è fatto buio.
Penso, forse lei è la mia isola, non di certo felice,
ma è la mia isola. Mando un messaggio stupido
che non significa niente, ma vorrebbe dire tutto.
Lo so che capisce. Risponde con un sorriso.
Ci capiamo, finisco il vino, saluto gli amici,
torno a casa sotto la pioggia.
Non esistono isole felici. Ripeto.
Col desiderio di scrivere qualcosa sulle isole felici
che se si chiamano felici non possono che essere abisso e terrore
così come le persone che abitano le isole felici.
“Si soffre tantissimo” direbbe un mio amico.

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