I Doors

The Doors

la dama di vino
compagna di ballo
il mangia nastri a batterie
ci faceva tutti Jim Morrison
con poca benzina nel generatore
Io, il più piccolo
camicie sbottonate
sudavamo l’Inverno
ballavamo la gloria
dei nostri pochi anni
tra vino di casa e
scazzottate tra amici
Cosa ci resta di quelle notti?
Oltre al ricordo di un amico scomparso?
Alle strade percorse?
Alla musica dei Doors?
Alla voce di Jim?
Quale poesia potrei mai scrivere adesso
per quegli occhi azzurri scomparsi?
Per quel sorriso da gatto?
Cosa ci resta? oltre ai ricordi…
e alla voce di Jim
e alla sete per due ?

non voglio guai

Non voglio più guai

al balcone

allo specchio al telefono

no voglio più guai

alla strada

alla moto alla sera

non voglio più guai

alle tasche
alle scarpe alle mani

non voglio più guai

mi hanno detto i tuoi occhi

mentre ti raccontavo

l’ennesima storia

che pareva inventata

dal solito regista

dalla solita distanza

dal solito telefono

dal solito silenzio

sopra di me

Quello che è sopra di me
oggi
è soprattutto
cielo nero e pesante
nonostante tutto un filo rosso
la mosca amoreggia col vetro
così il mio cuore
pieno di vita e ricordi di morte
così la mia mano di dio
così il gesto a spalancare la porta
nonostante la pioggia
solo un pensiero, adesso,
quanto durerà la mosca?

Folleggiare

quando me ne resto chiuso in casa per troppo tempo
comincio a pensare a me come a un individuo
e allora nascono piccoli pensieri e grandi mancanze
quando invece mi perdo nella folla
mi relaziono con me stesso come a un nome collettivo
I pensieri diventano ampi e indefiniti e più gentili i gesti
e sento di espandermi con fare nebuloso insieme all’universo

Quello che voglio

faccio quello che voglio
quello che voglio
ad esempio mi abbasso i pantaloni
così, senza motivo.
Vedi? faccio quello che voglio!
Inutile che mi guardi così
non sono impazzito, non ancora
ma faccio quello che voglio
scrivo così, come mi va!
ma non farmi quella domanda
guardami se vuoi
ma non chiedermelo
faccio quello che voglio
quello che voglio
voglio voglio voglio
quello che voglio
e lo faccio
voglio quello che faccio?
ma tu non chiedermelo
non mi distruggere
potrei ricredermi come un vampiro al sole
polvere e polvere di marmo e polvere strada
se solo ti azzardi a chiedermelo
mi riduco ad un ammasso di quark indisponenti
che ti basti
faccio quello voglio, vedi?
cammino così, come se fossi soddisfatto
e allegro e ligio ad ogni dovere divino
no, non sono ubriaco
comincio ad offendere persone a caso
a diventare cattivo altrimenti
non chiedermelo, ma se vuoi
puoi rivestirmi o spogliarti anche tu
decidi. hai tempo. tutto il tempo che vuoi
io resto qui a fare quello che voglio
fino a quando la tua domanda non
diventa una risposta
altrimenti non farmela
e lasciami qui
a fare quello che voglio
vedì? so anche saltare con le braghe calate
ti sembro ridicolo? ti imbarazzo?
Sapessi al mattino la prima luce
quello mi imbarazza molto
e i bimbi, anche loro mi imbarazzano
non le mutande
non la gente corrotta
comunque se te ne vuoi andare ti capisco
fa’ anche tu quello che vuoi
ma non chiedermelo okay?
potrei morirci. Oppure diventa la risposta-
Non ti prometto nulla, ma potrei anche smettere.

crescere è crudele

crescere è crudele

ogni cambio di riferimento lo è.
si muore e si rinasce mille volte
ogni volta che la genetica e l’esperienza affinano il gusto.
i riferimenti umani scadono nella consapevolezza
gli eroi diventano umani
i grandi scrittori diventano umani
i musicisti che hai ammirato diventano
idioti come qualsiasi altro idiota,
proprio come te, stessa carne, sangue e luccichio nello sguardo.
Ancora più crudele è reincontrarli per strada. Dopo la tenerezza del ricordo,
la realtà. La democrazia del tempo. L’appiattimento umano. La consanguineità. Forse è per questo che non ho mai avuto idoli, forse a qualcuno sarà scappato di dirmelo: vedi che anche lui è un coglione qualsiasi! mi avranno sussurrato nel sonno. Ecco un buon motivo per essere gentili, addocire la pillola. La cosa migliore a cui posso aspirare è la consapevolezza, ma non sononancora pronto. Sono ancora arrogante e presuntuoso se pure con gentilezza e fra mille dubbi. Ancora, quando sono distratto, cerco la mia misura, in un sistema incommensurabile.
Ah! che tenerezza! Che ostinazione!
Caricare a testa bassa verso il cielo
e trapassare le nuvole. Ogni volta lo stesso stupore.
Crescere è crudele. Non cibsono dubbi.

Questa Solitudine

questa solitudine
gymnopedie n-ima
oh questa perfezione
che ho tracciato
con un cerchio
e sui bordi ne
ho piantato cipressi
questa solitudine
come tutte le altre
ha nomi e cognomi ricamati
tra le pieghe del sonno
questa solitudine
di sala operatoria
di messaggistica istantanea
di tempi d’attesa
questa solitudine
di terz’ordine
così anacronistica
mi vorrebbe a pregare
tra due gambe qualsiasi
stupida ingenua solitudine
ho eoni di scorta per te
il calore del fuoco
e un pianeta da ardere

Questa storia della poesia

questa storia della poesia
mi sta sfuggendo di mano
io mi siedo e scrivo
qualcosa tutti i giorni
e parte di me comincia
a porsi domande.
si creano delle aspettative
a furia di fare sempre le stesse cose…
allora mi sono detto:
vaffanculo, siediti e sta zitto
non scrivere, attira l’attenzione
qualcuno verrà a dirti qualcosa,
qualcosa che abbia un senso compiuto,
una carezza, una buona parola, un bacio.
E invece, niente, non una parola in tutta la notte
è incredibile come certe volte anche la piazza più affollata
possa diventare il più isolato buco del culo del mondo
se non sei tu a rompere il ghiaccio con la vita.
Si può morire, di ghiaccio, credo. Anzi ne sono certo.
la gente ci muore sepolta da metri e metri di ghiaccio.

Dalla collana ineditabile “ I Microracconti ” Un Universo Di Merda

Un universo di merda.
( casualmente seduti al tavolo, dopo un lungo pranzo domenicale)

hai presente quando hai qualcosa da dire
non sai bene cosa
me è là come una poesia di domani?
ecco, l’ho detto.
sì. okay, ma non ho capito
cosa vorresti dirmi?
Se l’avessi saputo te lo avrei detto, non credi?
Hai ragione, certo.
C’è un altro po’ di caffè?
Sì, dovrebbe, aspetta, controllo.
– poche gocce, quel poco che resta alla fine di una lunga tavolata, quando il pranzo è finito e la caffettiera troppo piccola per bastare a tutti, viene impiegata 3 o 4 volte.-
Sai, pensavo, che forse quello che voglio dire è proprio che ho qualcosa da dire.
E allora dilla, su, non farti problemi; qualsiasi cosa sia.
E’ che siamo tutti così impegnati a trangugiare caffè senza un motivo preciso, capisci?
E’ una cosa che si fa, si deve fare, e nessuno sa il perché. A meno che non ti faccia schifo, il caffè.
Giusto. A te fa schifo?
No, a me piace molto il caffè.
Non so bene il perché ma mi piace.
Amaro o zuccherato?
Fa lo stesso.
Non mi sembri avere le idee molto chiare.
E’ vero, non le ho affatto chiare.
Tu credi in dio?
Che domanda volgare e di basso profilo intellettuale.
Un cucchiaino va bene grazie.
Ok. Prego.
Non è male, vero? forse un po’ freddino, ma va bene.
No no, è ottimo, mi ricorda le domeniche trascorse in montagna, con il litrozzo di caffè nel thermos.
Comunque dicevi di dio?
Giusto, non puoi farmi quella domanda così gretta. E’ offensiva.
Chiedimi se sono dio, e ti risponderò di sì.
Comunque non volevo parlare di questo. Quello che vorrei dire è un’altra cosa, che è anche dio, ma non solo. sento di avere qualcosa da dire di unicomprensivo.
ma che allo stesso tempo è indeterminata.
Hai presente certe poesie metasemantiche? Quando farfugli cose che alludono ad un qualcosa? ma nei fatti, analiticamente significherebbero fuffa?
Un poco come i discorsi dei politici, ma sinceri e non a casaccio, insomma,
qualcosa di lucido, che abbia a che fare col mistero della radiazione di fondo dell’universo, la materia oscura, e la massa, ma in forma di poesia da sembrare molto poco lucida.
Cazzo, era pesante il cinghiale eh?
Buurp! In effetti.
Buuurp! ecco. Un cazzo di rutto primordiale.
Sì sì lo so che ti fa ridere la cosa, ma dico seriamente.
Senti: BUUUURPPPP!!
Oh Cazzo che alito di merda.
E’ il cingiale, è l’universo, respiralo a pieni polmoni… Senti BUUURP!!!
Che universo di merda… Senti senti, Questo è un multiverso di merda.
Oh Cristo Martaaaa!!! Cosa cazzo c’era nello stufato? Il Peyote?
Eduard sta farfugliando sull’indeterminatezza delle cose da un quarto d’ora buono ed ha sinetizzato tutto con un rutto.
( risate, dalla cucina)
Buuurp! E’ che mi pare l’unica cosa con un poco di senso, la fisiologia alle cinque del pomeriggio dopo un pranzo da far impallidire il buon vecchio Locullo.
Amico mio, sai che ti dico? Che la forza sia con te
Ed anche lo sforzo, no? Buuuurp!
Cristo che alito, Salute amico mio. Alla salute.
Alla russa!!
Cin cin.

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