AFA

Afa.
sembra di abitare in una stamberga di zinco
lamiera sul tetto, assi di legno per terra
nomi alle pareti sempre i soliti sempre più caldi
sembra di abitare il libro di Djian
37.2 al mattino
aspetto che un padrone qualsiasi
il padrone delle lamiere
o un dio qualsiasi
qualcuno che abbia una idea precisa
di quello che c’è da fare
apra la porta di cartone pressato
senza bussare, come uno sbirro
un bambino assetato, la morte,
un pronto soccorso
per ricordarmi un ritardo
non uno qualsiasi
ritardo nel pagare l’affitto
ritardo di nove mesi con la vita
ritardo nella tinteggiatura dello stecca
ritardo mentre il sole ficca i suoi piccoli spilli nella sabbia
la canotta bianca ascella sudata
il mentolo che brucia del deodorante scadente
il basilico floscio isolato nell’angolo
la goccia tiepida che cade dal rubinetto
la bocca aperta del cane
moribondo nell’ombra
il rumore di fondo metallico della solita vecchia radio
sul tavolo, una mela, un coltello, spiccioli di rame
anche loro a temperatura ambiente
il cuscinetto rotto del ventilatore al soffitto
è la cosa più spirituale che si possa trovare
il questa radura che oggi abita
le pianure desolate dei miei sentimenti

trema qualcosa nella sera

trema qualcosa nella sera
non sono io
non sei tu
trema qualcosa nella sera
il ricordo del giorno
sull’asfalto rovente
trema qualcosa nella sera
il passo veloce
che rincorre la notte
trema qualcosa nella sera
forse è la mano
che accenna il tuo nome

Tu Sei quel fiore, il pugno negli occhi.

-vedi quel fiore! Che pugno nell’occhio! Che amore!
Guarda la Grazia di Edda,
la vita che splende dopo la dipendenza,
e guarda, avvicinati, vedi?
Là dietro il muretto, la valle che esplode
una granata sotto il peso del sole!
La naturalezza di chiamarti per nome
vicino, al posto del foglio, il silenzio.
Tanto lontano, sembro un alieno
in mezzo ai bagnanti nel sole di Agosto.
Un cristo che parla da solo, alla croce, alla città e al mondo,
seduto tra numeri primi, solo amore alla vita,
la poca rabbia dei santi scorticati dai muri.
escono di bocca dichiarazioni dei redditi, atti, successioni,
buoni propositi, imposizioni, doveri,
e tutta quella fuffa che renderebbe nobile un uomo.
Io sono anche dio, nella penombra, alla sera
mentre scrivo il tuo nome, lontano da te
un nome che è anche altri nomi
con cui chiamano me e te e tutti gli altri.
il nome di Dio.
Tu Sei quel fiore, sei il pugno negli occhi.

Non Aggiornarmi

Non aggiornarmi
dei tuoi desentimenti
delle ultime esplosioni
della destra xenofoba
della sinistra impedenza
dei vostri Ohm esclusivi
non aggiornarmi
con trafiletti veloci
con rasoi ideali
con giudizi sommari
non aggiornarmi
a Windows diecimila
backuppami e scopami
e poi downgradami al 3.1 a
quando per cambiare programmi
usavo dieci dischetti
e mi prendevo il tempo
il tempo vitale
per dirti ti amo
e per fare l’amore
senza ripensamenti.

Scoria d’amore e di resistenza

Scorie d’amore e resistenza

niente cancellerà via la prigione
il dissesto, la strada, la miseria
niente cancellerà via la gogna
la maldicenza, il rigurgito, la reazione
niente cancellerà via le lame
il bastoni, le ossa, i solchi
niente cancellerà via gli sguardi
la doma, la corsa, l’abbraccio
niente cancellerà via l’amore
la rabbia, il livore, il grido
niente cancellerà via la fede
il seme, le labbra, il ricordo
niente cancellerà via l’abuso
l’indice, la macchia, il deserto
niente cancellerà via l’ardore
lo slancio, la fierezza, l’indole
niente cancellerà via niente
tutto è accumulo di scorie d’amore
questa fu la poesia che le scrissi
appena appresi che suo padre
per anni fu amato cancelliere.

Guerra

ho dichiarato guerra ai tuoi occhi
quando ho capito d’averti idolatrata
come uno qualsiasi degli idoli
agitatori di folle e di testicoli
dispensatori di ancestrali paure,
allora la mia lingua che è la mia anima
che mai si è genuflessa, si è dichiarata vinta.
ho dichiarato guerra alla tua religione
d’un tratto, ho smesso di guardarti, e sei sparita
nel nulla cosmico fatto di orpelli e altre cose
che come una jungla fitta di codici
e linguaggi impenetrabili
ricoprono qualsiasi altro dio
che ho sempre combattuto

Due Di Piccole

ricordo bene quando ci appartammo
nonostante il rum e il vino e la birra
e l’aria era piccante e un odore di menta
dalla tua bocca alla mia
ricordo bene un paio di mesi dopo
quando ci incontrammo per puro caso
sulla soglia di Zara, manco fosse un tempio greco
e tu carica di piccoli sacchetti
eri più bella del solito
ti chiesi di uscire quella sera stessa
e tu mi dicesti che no
non era più possibile
e allora ti chiesi ironicamente
che fai? Mi rifili due di picche?
Tu segnasti il due con la mano
e appresso mi dicesti : gemelle

Lascia fare ( petting di rime )

apro la finestra
entrano il polline
e il canto degli uccelli
qualcosa si rompe
dentro, il varo di una nave
che ho lasciato andare

ho sognato champagne stanotte
tu lo correggevi
con ottimo moscato
ma io non ti ho corretta
ti ho lasciato fare

poi la nostalgia
l’ennesimo naufragio
ancora una volta
una carretta del mare
ma non ho resistito
il mattino mi ha sorriso
ed io lo lascio fare.

Ostinazione

Ostinazione. Sentimenti. Inutilità. Titani. Superfluo. Scorie. Scarti. Rifiuti. Merda d’autore.
Io impacchetto l’universo per te,
tu pensi, che palle!
Io penso, che palle!
e pure l’universo si è un poco rotto le galassie.
Ostinazione. Sentimenti. Inutilità. Titani. Superfluo. Scorie. Scarti. Rifiuti. Merda d’autore. Così, all’infinito.

Poesia per prendere tempo in un momento imbarazzante.

Poesia per prendere tempo in un momento imbarazzante.

Non avrei difficoltà
a dirti che t’amo
se tu fossi un’altra
ed io fossi un cervo
ad esempio

Non avrei difficoltà
a dirti che t’amo
se tu fossi una suora di clausura
ed io Papa Francesco
ad esempio

Non avrei difficoltà
a dirti che t’amo
se avessi fatto
incetta di Imodium
ad esempio

Non avrei difficoltà
a dirti che t’amo
te lo giuro
sul bene che voglio
a Cristiano Malgioglio.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...