Caduto il fiore
Soltanto petali
A favore di vento
Caduto il fiore
Soltanto petali
A favore di vento
Il sole. Il mito. Il dio.
Una lingua d’asfalto
E una di cartone
Si baciano per sempre
Tu mi dici arrivederci
Io sghimbescio l’attapiramento
Sposto di qualche grado il sorriso
parlo con le ombre e coi lampioni
Dico: Ne sono accadute di cose…
La tenerezza conquista una poltrona
Poi una stanza poi il cielo
E quello che non porta via il vento
Quello che resta lontano dalle parole
Ha il valore del pianto
Della pietra
Della carne sudata
E Dell’uomo.
Quello che resta
Non è certo un poeta
Una frase o un racconto
Uno strappo alla regola
O al tempo.
Quello che resta è la vita
Non toccata dall’uomo.
Seduto sulla sedia a dondolo
Dimenticata sul porticato deserto
Avanti agli occhi una distesa di sabbia
non piove da secoli
Pare significare l’orizzonte azzurro
In mano ho delle frecce
Sono quelle di una vecchia fotografia
Di quando non sapevo ancora parlare
Gli occhi sono gli stessi di allora e
C’è un vento abbastanza forte
Ma non c’è polvere
Il deserto è liscio come marmo
C’è soltando la morbidezza della mano che stringe Il pugno dove sono ammucchiate le frecce
So che significa qualcosa
So che sto sognando
So che sono più giovane e più vecchio
Della versione di me che è distesa nel letto
Dovrei dire qualcosa
Questa è la sensazione!
Ma il vento è una carezza tiepida
Mi consola per la fine o per l’inizio di qualcosa
Da lontanto la voce di zio Leonard
Piano piano prende il posto del deserto
E mi sveglia come un bacio sulle labbra
E tutto ciò che penso da sveglio è:
Chi era? Da dove veniva?
Tutti i discorsi si affollano
Contro le pareti
non contro di me
Certi pesano più di altri
E non sempre è la morte
Non sempre si muore
Butto un occhio alla valle
E la valle non se ne accorge
A guardare dall’alto
si finisce per ridere
Ci sarà qualcuno oltre le mani
A disegnare carezze
Col profilo del mio naso
Nel mentre passano per le strade
Persone che nessuno saluta
Questo mi ferisce
Come una brutta parola
Ma un poco più a fondo
Siamo così simili
Da poterci scambiare i nomi
forse, non certo i racconti.
Ognuno è quello che fa:
Penso e ripenso alla fortuna
Alla solitudine e ai capelli
Al sapore del vino
E alle cose che innamorano
A certi occhi dolci
come laghi in tempesta
Dove si intravede il fondale
Pieno di sabbia, di cose cadute
E di amore selvatico per chi sa vedere
Senza voglia di prendere
O di possodere.
Penso e ripenso senza vergogna
Alla grande miseria
Di una strada – un altare…
Alla rima col mare.
Il Freddo scende dalle montagne
Come una lingua dimenticata
La gente si guarda stranita
Stretta nella camicia
Come di forza
Il pane fresco dal forno sul viale
Lascia tracce di beicapelli al vento
Stanno arrivando i morti
Coi loro pugni vuoti e serrati
Con storie mai dette da raccontare
A consolarci con carezze scadute
Con la tenerezza delle promesse non mantenute
Occhi morti- occhi d’ amore per sempre
Qualcosa si conficca nel petto
Come una lancia rovente
Un tizzone arso al bosco
diventa carbone
pronto alla brace
Ho trasformato la legna
Ma anche i pensieri
In fatti di carne e di vento
Cammino verso i monti
Come uno mai nato
Uno di voi
Uno felice
Una famiglia
Ho una famiglia mi dice
_Non ci vediamo da diversi anni
Ai tempi si partiva per la Svizzera
I modi sono sempre gentili
E la confidenza di un tempo è intatta
Dai tempi del nascondino
“Una famiglia” mi dice
E i tuoi figli?
Li ho persi per strada
Una sera forse in aeroporto
Chi lo sa… gli ho detto
O in qualche treno
Uno di quelli che
per fortuna non ritorneranno più
Mentre ripenso agli americani di stamattina
Coi quali ho parlato di Mesopotamia
Di Matera e di certe band di Oklahoma City
Ai viaggi che non ho fatto
E a tutte le ragazze con cui
non ho mai pensato di fare un figlio
Forse una volta sola da ubriaco
Le chiesi: come lo chiamiamo
E lei rispose ridendo:
Vodka tonic. Ridemmo a pancia piena
E poi ci amammo per tutta la notte
Al mattino avevamo la bocca amara
nello sguardo il sonno dei giusti
E nello stomaco la fame dei vinti
Sul tavolo le solite domande ed un’ unica risposta: caffèCaffècaffè…
In piscina a bordo vasca
Un libro di zio Carver
Tutte le poesie
Che poi è tutta una vita
Mi viene da pensare alla morte
In mezzo a tutta questa vita
E poi mi vieni in mente tu
Come quando c’è la luna
Affianco al sole
E il cielo è azzurro
E i preconcetti saltano
Come quella volta che dimenticammo di salutarci
E nessuno se la prese
Ché infondo ci dicemmo
Sono solo passaggi fittizi di tempo
E anche rincorrersi è insensato
Per sempre? Per sempre!
E tutto già era accaduto.
passaggi della mente
passa la mente
resta il pensiero
fisso come un palo
al centro della laguna
fulcro del vento
coperti dall’ombra
del solito arrivederci
si acquattano i monsoni
carichi di frutta e di stagioni
dietro l’orizzonte
gli occhi partoriscono traiettorie di ritorno
vanno e vengono le immagini
come un otto volante
che diventa sedici poi trentadue
fino all’ immaginario e oltre
qualcuno sotterra una conchiglia
lei prende il sole sul bagnasciuga
e non sa niente del mio odore
ma riesco quasi a toccarla
da quando ho visto il suo segreto
mentre una musica da spiaggia
pare rimbalzare sulle onde
spinta al largo dal vento
come un Supertele senza una forma
come una malinconia
vuoto a perdere
che annuncia la solita crepa
che che parte dal sole
e che arriva alla carne
fino a diventare ricordo
di ciò che non è stato
nel prossimo futuro
più che perfetto
così com’è stato
Lontano una voce di vetro e
due ragazzi coi racchettoni
che fanno il verso alla nebbia
la punta alla sera
e resistenza alla morte
:
Batti leih?
Se hai a cuore ciò che scrivi
sei un cretino.
Le parole buone hanno gambe buone
e che tu le spinga o meno
arriveranno esattamente
dove devono arrivare.
– Quasi tutte nel dimenticatoio
abbi la capacità di gioirne.
Bisogna smettere di pensare da omuncoli.
I pensieri sono la negazione del tempo:
Siedi e non aspettare.
Se mai dovesse succedere qualcosa
accadrà a qualcuno con il tuo stesso nome
ma tu sarai già lontano – fuori dal tempo –
in quel posto da dove sei venuto.
dove tutto accade da sempre
dove sei sempre stato senza rendertene conto.
Cicale.
cicale tutto il giorno
cicale al mattino
e qualche grillo di contorno alla sera
nessuna formica avvistata
che piacere!
la malinconia di fare la spesa
riempire il cestello di verdure
attraversare la strada, salutare il cipresso
camminare all’ombra del tiglio
ed entrare in quel rettilineo che pare
una strada di un posto di mare morto
coi camper parcheggiati da una vita
con due ruote sul marciapiede
dove le porte di ingresso spesso sono aperte
e dentro si intravedono quasi sempre
tutte le nostre miserie
l’altra settimana c’era una donna giovane
distesa su di un lettino
dietro la porta con la gamba ingessata
questa immagine mi perseguita da giorni
come fosse un esecuzione in pubblica piazza
la strada la attraverso con un peso nel cuore
incontro il vicino cantautore e
ci facciamo un cenno col capo
nel mentre penso ad una torta salata
ricotta spinaci e prosciutto
si fa così con le cose che rischiano di ammuffire
chissà quando faranno una torta salata anche con me
ma sono indeciso sull’uovo
la chiamo per avere certezze
e lei dice che è meglio con
e così immagino come sarebbe prepararla insieme
dopo aver attraversato questa malinconia di cicale
mentre si allaga un palazzo al ritorno
e un rivolo d’acqua colora il marciapiede
suono a un citofono a casao:
Signora, c’è acqua lungo le scale, qualcuno deve essersi allagato.
– DioMajale! Grazie.
Buona Giornata anche a lei, signora.
nemmeno la buona azione mi alleggerisce il cammino
tornoa casa, mangio un pezzo di pane
metto su un po’ di musica
le cicale rispondono agli uccelli
il cuculo cuculeggia a orari scaglionati
ed io invece cucino
se non sono scoglionato.
Poi lei mi chiama e mi chiede:
Allora che ti mangi?
ed io le canto una frase, come ogni santissimo giorno:
Io mi maaaangioooo teeeeee…
giorni in cui ronza in testa un pensiero
di cose non dette
uno sportello si chiude per sempre
in un garage molto sotterraneo
sott’acqua la schiena del delfino si spezza
nell’inseguire una sarda e poi
anche la memoria si scheggia:
La mia improbabile anima ha l’osteoporosi
sarà l’abuso di formaggio o di fantasia…
ha l’odore del sangue e del ferro invece
il ricordo dei maiali scannati in gennaio
e mangiati in estate. penso. ripenso.
i giorni in cui ristagna il pensiero
uccidono più del monossido!
qui il caldo inchioda l’azione al foglio
i colori sfarfallano sull’asfalto
i rumori attraversano le distanze
e non cercano né ombra né birra e finalmente
ho la certezza di non essere un rumore.
alla luce del sole si mente come si può
c’è persino chi idossa la giacca sopra la camicia
e sorride come se non ci fosse un domani
e forse non c’è- forse non mente
d’altronde la cravatta ha il suo universo
di stelle nane condizionate e
se niente è assolutamente vero
niente può essere assolutamente falso.
stringo la mano ad un albero
prendo una signora sconosciuta sotto braccio
che farfuglia strani complimenti
la traghetto nell’ombra e la lascio al sicuro
poi resto impalato alla porta di casa
solitario come uno zerbino
che si è arreso alla vita
con una certa allegria
ai tiramenti del cuore
e a tutte quelle cose là.
Dalla mia camera da letto
Si sente il rumore dei treni
“Stazione” è una parola bellissima
Significa che sono qui
E che potrei essere ovunque
È come quando ami una donna
E sei ancora molto giovane:
Si sente il profumo della libertà
Mette allegria _ Quasi euforia
Così quando passano i treni
Di notte ogni tanto mi viene da sorridere
Anche se non sono innamorato
Anche se nessuno sa cosa sto facendo
I treni passano per tutta la notte
E per tutto il giorno
(di giorno non se li fila nessuno.
Le rotaie alzano il volume di notte
Come I litigi e tutte le altre cose
Che hanno a che fare con l’amore)
Così penso di poter ribaltare ogni cosa
Ad ogni passaggio di treno
Una dolce illusione rallegra
Come un ottimo vino
Mi fa credere
Di potermi innamorare ancora
ad ogni sobbalzo di carrozza.
Sincronizzo il respiro
Un polmone sferraglia
Nel silenzio
Anche stanotte
il sonno ha saltato
il suo giro.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...