Avresti mai pensato
All’arma della solitudine?
Pensa agli alberi.
Crescono soltanto
A debita distanza
Sì, ma crescono anche i debiti!
Chi rimetterà per noi
I nostri debiti ai nostri debitori?
Mi chiedi giustamente…
Io no!
Ci ho già i miei
Che pago a tempo debito!
Tempo:
Quella cosa che rallenta
Se stai solo per
Molto tempo all’ora.
Allora cambio vento- dico:
Magari cambio vita!
Fallisco e vado in Africa
A fare l’odalisca… Gradisca?
E i figli chi li campa?
Mi dici arroventato.
Calma amico spaventato
Vedi, c’è già un altro mandato…
Si stanno già riunendo
Stan mica a perder tempo? Eh?!
-Te c’hanno mai manDato a quel paese?
Sì certo molte volte a fine mese.
Allora che facciamo amico
Del maggese?
Si fa come l’aratro
Perduto dentro al campo
Che mostra un po’ di ruggine
E speriamo poi che campo.
Quattro Mura
Quattro mura
Viste da dentro
Quattro mura
Viste da fuori
Così ti dicono
Gli altri se
Sei fuori oppure
– If You are in!
Ma le mura sono mura
E tu sei sempre tu
Che cosa è cambiato
Se non l’idea del
pulcherrimo assembramento
Di presunti punti materiali
Chiamati te?
Non tu
Che sei lo stesso
Ma fuori dal piano
Cartesiano
Come la materia
. O il desiderio .
E qui parrebbe
Da evidenze
Scientifiche che:
All’infinito questi
si tocchino
Come uno spigolo
Ma senza mura –
Né margini di errore.
La Quarantena Dei Fiori
Marzo si veste di fiori
il sole sulle colline – alla sera
fa arrossire le cime
con i pensieri più sconci – nati e cresciuti
nel bisogno di stare lontani –
quello che ho in mente
è la parola FIORI –
come il ricordo di un quadro
come ci disse Stendhal
e mette quasi allegria
e mette certo paura –
Fuck!
comincia scorrere il naso
ma è solo allergia –
il male di stagione
che rassicurazione!
qualche violetta è spuntata –
la nonna che zappa la terra
china sui campi:
una visione dal futuro –
ogni colpo di zappa
fa eco
un occhiolino di sole –
i rovi si son presi i sentieri
usando gentilezza
la confusione è una roba tecnotrasportata
il cane si è spento sullo zerbino
la strada deserta è spoglia dei suoni
fa freddo nell’ombra dei muri
lo sguardo mi dice che
ha una vertigine il cuore
Passeggiate Di Clausura
Domani ti porto a passeggiare
In “via dei luspodi accarezzati e fulgidi”
Là c’è un muretto fatto di pietra
Che si affaccia sul terreno
Dove il grano spiffera fregnacce
E la lina abbruzzola di lato
Là c’è un forte odore di spilizia
E di crespiti bruciati per fare luce
Alle anime dei vecchi sognatori
Non è poi raro incontrare un gìsbido
Un fràcco ballerino o un piccolo spufètto
Che grufola tra i versi più nascosti
Alle volte incontri un pino
della specie albero-alto-canterino
E se il vento è quello giusto per la foglia
Intona allegre litanie degli anni del vesprotto
Che fanno sghillazzare anche un lefrotto
Dai, Vieni, andiamo a slaffo ben alzato
C’è un mondo-tutto ancora inesplorato.
Eccoci
Dalla porta-finestra della camera
guardo le montagne
più in basso- è la valle
ma sono le montagne
sempre a catturare lo sguardo:
chi troverò in mezzo a quei boschi?
che aria fredda è là?
poi le nuvole, quando ci sono
spesso stazionano intorno alle cime
come pensieri prima di essere pensati
a volte si fermano a lungo
altre volte sono soltanto di passaggio
altre cose da dimenticare in fretta, penso…
ho perso la mia solitudine
non so più scrivere una parola buona
ammesso che lo abbia mai fatto
forse dovrei andare per boschi
forse dovrei parlare con gli alberi
e i fiumi e le pietre cadute dai costoni…
dove sono finite le parole accese?
dove sono finiti i pensieri densi?
quelli che esistevano prima –
quelli che liberano dal male
e che fanno leggero il passo
e morbido lo sguardo –
più a sud penso all’esilio di Levi
ai paesaggi lunari dei calanchi
che paiono terreni graffiati da una mano bestemmiata
dov’è il mio esorcismo della polvere?
il tocco della grazia
il bacio della morte
qualcuno disse che: il poeta ha sempre la morte nel cuore-
qualcuno disse che: per essere poeta (Querido Pietri Pedrito)
bisogna restare soli per sempre
con qualcuno che non ci lascerà
mai andare –
ecco il tessuto non-tessuto
ecco Lisa dagli occhi che trova
ecco la solitudine non-solitudine
Andare, sì ma dove?
oh! querido Miguel
fratello di carne e di sangue
sputacchio di vento allo specchio
io che ti scrivo ogni santo giorno
non muovendo nemmeno una parola
mostrami la via della sete –
stringiamo gli accordi coi paesi vicini
sugelliamo il patto dei solìzi e poi
con l’universo sconosciuto
suoniamo l’organo che riempie i bicchieri
suoniamo l’accordo perfetto
beviamo insieme la schiuma dei giorni
che incendia gli sguardi e mescola le lingue
cantiamo – insieme – la stonatura di Orione
Uh! la costellazione dei vinti
Eccoci incastonati come spilli
nella voce oscura dei cieli –
Eccoci! Arriviamo.
…
IL COJONA VIRUS
Per strada due forme antroposmorfie si incrociano a poca distanza
Etchiù!
Ma, dai! Checcazzo! Fa’ attenzione, cribbioh!
Scusami, è questa maledetta lebbra nasale…
Non ne posso più; è cominciata con un prurito insolito alla narice sinistra, poi è passato anche alla destra, poi il raffreddore totalbody, e adesso se ne sta cadendo man mano, tutto lo naso intiero.
(Naso-naso ad essere puntigliosi).
Ma porcaputt! ‘sta roba è contagiosa?
Certochessì! hai presente la classica influ aviaria? Questa è di tipo Concord 2.0! Comunque scusami tanto-tanto, sono MORTIficato, non volevo starnutirti nell’occhio;
ma sa… Senza setto nasale è difficile direzionare…
Scusa, scemo of war! Ma una cazzo di mano avanti al viso? No? Troppo lavoro?
Non vedi che ho le mani bucate? Questo maledetto, comincia col naso e poi si trasforma nella Padre-Pio-Syndrome.
E’ un virus very mutante. Ti buca i palmi delle mani, conclude con l’affusolamento del gomito, delle ginocchia e anche del pisello!
Voi vedere? – ” Ssshzziiippp”
Così mi è impossibile starnutire nel gomito e fare la pipì in maniera precisa. Spisciazzo di qua e di là. Dovresti vedere il cesso di casa, ci si può surfare sopra un mare di virussi. Se te lo stessi chiedendo, le onde le generano le maree a loro volta generate dall’attrazione che esercitano le gonadi sul piscio.
Ma è terrificante! Oddio! Adesso sono infetto! perderò il naso, piscerò alla cazzo, avrò le mani bucate, il pisello inservibile e il gomito valgo!
Non c’è una cura? Ma si può anche morire?
Guarda, amico mio. Io ci convivo da 75000 anni e non sono ancora morto. Certo è una vita complicata, ma stando attento all’alimentazione… Facendo un po’ di movimento…
Io ad esempio sono specializzato nel lancio del giavellotto: lo infilo nel buco e così riesco a dare anche una rotazione importante. ho vinto le para-meta-olimpiadi.
Stante allaccia sintri, mentre il gatto corre listo per i frusti.
Come dici?
PUPPA!
Il fiore è un’iperbole
la malattia che riduce
al minimo comune mutilo
raduna le capre
al fattor presume – ed –
impone alle cose
la radice squadrata del sentire.
Ma il fiore è un’iperbole
il sangue – un’idea –
grida lo stormo: (che)
trafitto è il cielo.
Lascia il tempo che trovi
Lascia il tempo che trovi
Foglio bianco. Rischiara
Piccole montagne alla finestra
Uso i punti per . Pensare
L’idea di affacciarmi
Per vedere il cimitero
. Mi rasserena.
Voglia di lapide. Muschio
Con acqua fredda
Che scorre nel fosso
Come la vita
Come il succo d’arancia
Poco fa. Spemuta
Fino al gomito
Rivolo appiccicoso sul pavimento
Lasciato scorrere con un sorriso
Prima finisco. Poi pulisco
Cosí è la vita
Se non viene nessuno in soccorso
Per lasciar scorrere meglio
I minuti.
come una emorragia del.
- lascia il tempo che trovi
Prendi il tempo che cerchi
Dona il tempo che speri.
L’Annoiato verso
La noia spicciola parole sulle porte
Il parlato ha dichiarato fallimento
Fuori la sera è fresca di vento
Si spostano le cose piccole
Sbattendo contro i muri
E Fanno frizzoli rumori
Come briciole di plastica
cadute dalla cena
Restano al di fuori
i colori appesi alle finestre
Come quadri (nature fisse)
che si spengono al mattino
Anche l’aratro che riposa a valle
Che apre l’argilla come un bisturi al mattino
Che anticipa il profumo del germoglio a primavera
Arrugginisce in mezzo ai sentimenti
Come una carcassa umida di vento
Di noia è morto un altro giorno
Senza che nessuno gridi aiuto
È questo il nuovo terzo mondo
Qui si piange per l’intonaco caduto
Per il marmo che non viene levigato
Per l’ appesa ripida
che ha perduto i ciottoli per strada
E adesso canta per vicoli perduti
Una canzone allegra da osteria
Degli anni che son stati
Non c’è più verso di stare solo
Tra questi monti senza più persone
Non c’è mai pace senza verso
Non c’è mai verso senza pace
Non c’è pace e non c’è verso
Sono rimasto qui
Come una bestemmia sulla croce
Sommerso e perso
Diverso e inverso
Non mi piaccio
Ma nemmeno mi detesto
Sono ormai:
L’ annoiato verso
Di un gesucristo sperso
Nel mattino terso.
Un posto al sole
Me ne stavo al sole
A dar vita alle cose
Ad inventare romanzi
Che poi si perdevano
Con lo scomparire delle nuvole
La vita era tutta cosí
Uno stare al sole
Ristrutturare appartamenti
Dare voce a una quercia
Perdersi nella chiave numero sette
Scambiare un sorriso col vicino di campo e
La coscienza che cercava il fiume
Era da qualche parte là in mezzo alla valle
E i pensieri lo chiamavano
Come un branco di lupi
Gli ululati si perdevano
dai monti alle valli.
Dimentidanze
Qui ho dimenticato
Di accendere la musica
E poi di respirare
E di far mangiare i frizzi
prima di uscire di casa per sempre
Qui ho dimenticato
di chiudere la porta
E la busta dei drastifix
Rovesciata sopra al tavolo
Tra le arance già sbucciate
Qui ho dimenticato il sorso del vino
Nell bicchiere intonso
Per aver troppo ballato
In direzione sbagliata
Qui ho dimenticato
In fretta ogni cammino
E lo sguardo ossuto
Sul tappeto di una madre
Che ha perduto il pavimento
Qui ho dimenticato
Di interrogare gli aspri
E questi hanno aspreggiato
Cosí come dovevano
Ed ora sempre pallido
Ancora assorto
Dico che ho dimenticato
Anche di dimenticare
Ed altre tre parole come:
Laspo, idrospelo, finale.
Natale 2019
È così
La sere scende
A gocciole
Come una pipì
Un poco stanca –
Dopo l’abbuffata.
È Natale. È così:
C’è la magia del ricordo
Dei regali ed un loop che dice
“Tanti auguri” fino consumare le vocali.
Stringo un paio di mani
Che non hanno mai avuto soldo
Ma alcolismo e storie di abbandono
Ricordi vividi di padri ignoti.
Tiriamo fuori comunque un buon sorriso
poi mi infilo dentro un vicolo
Con un sacchetto stretto in mano
Dentro ci sono certi pensieri
Di solitudine e di amore
Nessun proposito
O aspirazione
Nemmeno una speranza
Solo un po’ di fuoco
Una cosa scritta a mano
Il ricordo di un bel libro
Un poco di allegria.
