I NON CAMPI ELISÈ



Mettiamo che io sia in Francia
Con pochi Giga a disposizione
Per inviarti stupide foto di un gabbiano
Che si gratta le ascelle e ci fa sbellicare
Mettiamo che io sia là, e non ci sono.
E che sia in compagnia delle voci di strada
Che bisbigliano cose perlopiù incomprensibili
E che ci sia andato per chissà quale moto di fantasia
Perché dovrei andare in Francia?
E perché no?
Mettiamo che questo viale dei campi Elisi
Sia una rampa di lancio
Verso un deserto tartaro di medie dimensioni
Dove quando sputi a pieni polmoni
Comunque non ne scomodi i confini
Largo abbastanza per danzare un sirtaki
E lungo il giusto, comodo per fare piccole digressioni e qualche flashback immaginario
Ecco. Sono qui che avanzo lungo questa pista
In direzione comoda, col petto a valle a sfruttare
L’inerzia delle parole. Qui accadono cose primitive! Rutti e peti e moti di coscienza e
Anche i cani si lasciano andare a sfrenate gimnopedìe.
(Hai notato come ritornano i fatti greci anche nel metaluogo? Credo sia la mia insicurezza che fa sfoggio di mini approssimata erudizione ).
Dato il posto, mi siedo sull’asfalto.
Quello che vedo sono culi e se avessi più giga a disposizione ti invierei qualche dettaglio più preciso. Ma invece no. Col mio abbonamento posso solo impacchettare le parole e spingerle col fiato dentro questa buca. E qui maturano. Virano acetose e mettono carattere. Spigolano o smorzano i concetti totalmente a mia insaputa.
Su questa rampa che pare una culostrada
Seduto e forse mai esistito, argomento di cose sconosciute come se padroneggiassi ogni increspatura universale.
Ed è tanto luminosa la parola
Che spengono i lampioni quando scura.
Prima disperavo e compiacevo, per così tanta poca cosa. Poi un coglione ha tirato fuori la parola anima. Così dal nulla di una religione
E tutti i culi hanno smesso di parlare.
Vedessi che silenzio.
– Ah, se solo avessi i giga per un video!
Che immaturità che arroganza farfuglia l’ignoranza. Comunque l’ho ignorata, ho riso molto con amico gabbiano ascella prurigginosa
Ci siamo fatti un goccio di incoscienza
E incamminati toro toro verso la frontiera
Che vuol dire solo Verso
Talmente tanto a lungo che ho smesso di parlare
E lui di camminare.
E adesso che non sono arrivato
Non ho alcuna voglia di tornare.
L’aggeggio qui lampeggia. Dice poca batteria.
Ora scusa ma non vado, spengo tutto e ti saluto.

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