A questo e ad altri interrogativi non risponderemo mai.

Oggi correvo con il sole negli occhi
E tutti gli amori sono venuti a bussare
Ho pianto per la mancanza di parole
Per la mancanza di persone e di buone idee
Mi sono fermato sul finire della strada
E mi sono voltato indietro con aria rintronata
C’era un cane fulvo di paura
Che si fingeva indifferente
Come fosse già un pezzo di futuro
(Certo che lo era)
e gli ho sorriso come un fratello maggiore
ma non mi ha detto niente.
Neanche un “buonasera” o un “cosa bevi?”
Niente. Solo sana, circostanziale, indifferenza. Poi la strada è rifiorita e le scarpe di carbonio hanno fatto un buon lavoro
Il peso della luce ha inchiodato lo sguardo
Sopra lo sterrato. E le pietre bianche hanno brillato per un tot come sodio metallico
esploso dentro le pozzanghere
Dove siete amori miei? E perché tutti dentro il petto? A questi e ad altri interrogativi,
Non risponderemo mai. Perché dovremmo mai
Spostare le asticelle dentro l’esistenza
Di questa apparenza ferma come un lago?

Necrologio

il torrente indisturbato
abbraccia la terra divelta con
occhi di curve strette e frappose
la primavera tanto cantata
si è spenta nei soliti odori
rose frattali passite con vecchio
una codifica scende dal cielo
come un graticcio di fango e
polveri di punti e asterischi
polveri di pixel e di merda
polveri di polveri morte
il pensiero è fresco
come una puntarella salata
scrocchiano tra i denti le ossa
fioriscono di ratei bollette e
dentro il portone caduto
fa primavera il piccione-

Da dove venivEno?

Camminano i nervi scoperti

Camminano. Cammminano

Come garzoni con i vassoi

Che sudano caffè molto ristretti

Strade come rampe di lancio

Come tubi e siluri – come a dire

Cose dense di significanti

Ma senza parlare o muoversi o alludere a.

Come cose posate in un angolo

Come un angolo posato  in un angolo

Come posate dimenticate in Angòla

Come lingue di cenere e asterischi

Che si capiscono solo tra loro

E forse si incazzano. Forse si amano

Forse digeriscono il mattino

Come una foglia verde e lucente

Resta un’ idea. Quqlcosa è nascosto

Il molto è taciuto. Tutto è scuro e luminoso

E ha gambe di lettere mai viste.

Terribilmente attraenti come

Una morte supermassiccia come la metafora della fica e della vita e della caducità interrotta

ma comunque a prescindere dagli occhi

Piú o meno colorati. C’è qualcosa

Che preme sui piedi come un fermento

Che frizza nell’aria. Che significa poco

Ma fa scrivere cose, incontrare persone

Che non si conosceranno mai e forse

Inesistono e pure si incontrano

Come due mosche che si lavano il viso

Dallo sporco del tempo e poi vanno

Dove erano sempre state c

Ma con piú stile o amore o consistenza

Ma senza esistere. E. Questo è un mistero.

E. Pergiunta carino.

Ma che vuoi?

Qualcosa sulla guerra

e sul pane e sugli uomini

e sulle candele e su tutto ciò che

per fortuna ancora non conosci

come un passo dentro un lavandino pieno di mestizia

scrivi come un ricordo di feriti in Africa

Albania Grecia di piroscafi affondati

come i nonni che bevono flussi di incoscienza

o I prozii morti o dispersi

o famiglie divise da oceani

o come certi scritti di pelle lasca

di Malaparte di cose che si arrangiano

di cose che sono persone

che hanno tutte le stesse facce

gli stessi fratelli o madri o ciabatte

gli stessi pensieri o occhi o fette di culocambiali

scrivi di quello che non sai – mi dico

ma senza scrivere veramente

o alludere a…

scrivi come per sentire il suono

o l’odore

delle dita profumare

di igienizzante

di tastiera sterile. Calda. Comoda retroilluminata

frontespizio tecnologique. Scrivi della vergogna

che conosci bene

del peccato originale

del fatto che sei – chissà che voglio dire- qui per caso

comodo come un pompino seduto

sulla poltrona del tempo

mentre il resto è sconosciuto

come una colpa acuta. Come una ignoranza

scrivi di niente scrivi di dolori simulati

della noia dell’inazione del giubbotto di piume calde

della donna che ti guardava poco fa come fossi una mela matura

della strada senza buchi dei sedili di pelle

delle bollette pagate e dell’incertezza del lavoro

scrivi di ciò che non conosci

che poi significa scrivi di qualsiasi cosa

ma senza retorica o buoni sentimenti o sentimenti

scrivi come una cazzo di raffica di vento o di piombo

che parte senza un vero motivo valido

scrivi – ma nemmeno di lacrime e di empatia

scrivi che sei morto da una vita

scrivi che il sapore della polvere da sparo

a dieci anni la ricordi come uno scugnizzo settepuntozero

come un brigante con gli scarponcini nuovi e le palle in goretex

scrivi per ingannare il tempo e te stesso

come se avesse un senso farlo

o vivere o impegnarsi per o una sega

o per una morte a credito o la vita in cash

o qualche altra cosa che ti passa per le mani o la testa

o per i colori per Celine per Qualche altro cane sciolto

o per le montagne o per qualcosa che non sai ancora descrivere

con le parole e senza le parole e senza lingua fra i denti

senza schiocchi di dita

scrivi perché le dita vanno veloci come un ditalino

come uno scoiattolo da competizione

su questa cosa scivolosa che si chiama sera

la prima sera della vita la prima volta che

è venerdì quattrofebbraioduemilaventidue

e che non vuol dire niente. Davvero dico. Niente

come una bagliore prima del prossimo

che forse arriva o forse no

di questo niente che si fa spazio in altro niente

che smuove le dita come una fica

e le vecchia storia della pariglia di buoi

l’ho già detto? Forse sì, ma che voi?

Io non lo so.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

Federico Cinti

Momenti di poesia

BIBAPPALULA

Parole Diversamente ALiBi di: Michele Cristiano Aulicino

LE RECENSIONI DI ROMINA

LEGGERE FA BENE ALL'ANIMA

Posso venire in abbraccio?

Domani ti dico ciao e ti voglio bene

Il Sentiero della Realizzazione

Scegli di crescere almeno dieci volte al giorno

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: