Trentaprile

Un posto qualsiasi
Di un trenta aprile qualunque
Dove non c’è furore di morte -certo!
La poesia si perde nei discorsi
Del pococaldo e del troppofreddo
Il sole che spande il suo veleno
Di una incerta primavera
Pare rivendicare la nostra inconsistenza –
Per la strada vecchia
Un uomo sale reggendosi l’ernia
Che porterà all’altro mondo
Come una maledizione
Nel palmo della mano –
C’è un significato profondo
Nella pioggia – che non so vedere.
Saluto il disgraziato
Con un impeto di amore
Ho per risposta un rantolo
Che sa di mesto vaffanculo
Possa questa luce sdebitarci
Da ogni desiderio
Che non sia una pace
Un fremito di sangue
Un albero fiorito
Contro ogni previsione.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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