Strane forme di affetto.

litigai con una donna
che diceva d’intendersi di poesia
una stilista famosa,
ma nella mia ignoranza
manco sapevo chi fosse,
non che la cosa avrebbe cambiato gli umori
ci confidammo alcune bassezze
ci abbracciammo
come si abbracciano
un uomo appena fatto
ed una bella donna
con un fresco divorzio alle spalle
litigai con lei per via della poesia.
Troppe inutilità, nella mia, diceva…
Le dissi che aveva ragione,
ma che avevo bisogno di tempo
di tutto il tempo necessario
e che non doveva rompermi più i coglioni
con le sue inutili sfuriate,
rincarai, che non ambivo a niente,
scrivo quello che voglio! le urlai sul muso.
Hai talento, ma ti mando a fare in culo, rispose.
Mi piacciono molto i tuoi soprabiti, le risposi
ricordano la curva dei tuoi fianchi
ma va’ pure a fanculo
e mandami una cartolina con dedica
quando arrivi, ma aspettami,
che prima o poi passerò a farti visita.
Queste furono le ultime parole che ci siamo detti.
Ogni volta che sento dei suoi successi
sono un poco felice e la immagino da quel posto
chiamato affanculo, bicchiere di bianco in mano,
gambe incrociate, sorridere della nuova collezione.
Esistono strane forme di affetto, ogni tanto,
mi ripeto ridacchiando sotto i baffi.

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