Partenze

Partono senza colore
I cuori nelle lamiere
Col peso dell’oro
Affondano dentro i sedili
Lontano dal nido
Cantano canzoni
Gonfie di vita e di terra
E restano orme profonde
Nelle le sedute
E le culle ammassate
Nella penombra degli scantinati
Paiono barricate
A difesa dal tempo.
Una voce sottile
Rompe il silenzio
Un ragazzo é cresciuto
Un’altra culla si stringe
Ci sono sempre
una pioggia che cade
Ed un sole che splende
e una ragazza si aggiusta i capelli
E un fesso che scrive nell’ombra
dal vetro di un treno o Da un’autostrada

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Accetto proposte indecenti

Certe poesie, la maggior parte,
Sembrano scritte apposta
Per essere chiamate poesie,
E sono inutili e brutte
proprio Come le poesie
Scritte dai poeti
Che pensano a sé stessi
Come a dei poeti.
Io, un poco mi piaccio, invece,
Perché Riesco a fare schifo
Mantenendo comunque
un certo stile.
E non baratto la mia miseria
Per tutto l’oro del mondo.
Anche se a pensarci…
Per cifre molto alte…
Fatevi avanti, non siate timidi,
Accetto proposte,
purché siano oscene.

Avvicinatevi, abbiate paura!pensieri opere e omissioni

Tutte le cose destano meraviglia
a debita distanza, ma
vi invito allo spavento
a vedere quanta desolazione
alberga in ogni animo umano
avvicinatevi!
Vi invito ad entrare e
a partecipare alla mia
che è la vostra mensa.
vi invito a perdere ogni morale-
vi invito a bere a piccoli sorsi.
Meravigliatevi adesso se ne siete capaci!
se avete capito il senso del non avere senso
e gioite per non aver conseguito niente, oggi,
se non l’abbandono della pietra
che resta al freddo del giorno
e non domanda niente al sole.
Esisto, e questo è tutto.
Conto i giorni da tempo,
come un criceto faccio girare la ruota,
e penso, e desidero, e vago, e
smetterò quando non avrò più desideri.
Sino ad allora mi godo la dannazione
della mia, misera, meravigliosa, umanità.
Sapeste con quanto piacere scendo in strada,
senza vergogna, ad infrangere le leggi dei Santi…
Oggi, ad esempio, ho camminato lungo il corso,
sul fianco sinistro, senza un pensiero preciso,
nessuno mi ha salutato e non ho salutato nessuno,
come un fuorilegge al riparo dell’ombra
ho nascosto lo sguardo con una certa fierezza,
in un pugno, la spesa, l’altra mano, nascosta
nella tasca del jeans, quella del cuore.

#

Crescono dentro di me
febbri e bisogni
scrivo perché sono mortale
scrivo perché sono sbagliato.
crescono dento di me
nostalgie e miserie

è nella strada che trovo conforto
è la parola il mio pane spezzato
crescono dentro di me
sterpaglie bruciate
del sole io sono lo specchio –

ricordo quella volta che le dissi:
“ogni volta che vedi in me
qualcosa di bello,
è la tua bellezza che vedi,
che è anche la mia,
che è quella di tutti,
ma se è bellezza che vedi
continua a guardare
e raccontalo in giro
e poi fatti guardare”

cresce dentro di me
il desiderio delle cose perdute
che domina il resto
e se pure trovassi bellezza
guardando allo specchio,
sarebbe passata.
Io sfiorisco continuamente nel sole

e per sempre.

Vivere, è l’opera d’arte,
Capire sarebbe morire.

Dato che domani compio gli anni

Dato che domani compio gli anni, penso che
L’ultimo compleanno che ho festeggiato
è stato quello dei dodici anni
al netto di una festa a sorpresa a sedici
quando la mia ragazza chiamò gli amici del mare
non curandosi del fatto che fossero mezzi tossici
e alcolizzati
( i 18 solo in famiglia, non contano)
Ricordo nitidamente la loro Uno diesel blu
provenienza Bitonto
che sbandava per le vie del  paese
carica di hashish e vino bianco,
sulle scale che percorro ancora oggi abitualmente
per andare allo studio di mio padre
dove un tempo c’era il vecchio circolo “Mexico 86”
(di cui mi resta il bancone, un biliardino e ampi locali vuoti),
devo essermi distratto di un gran bene
dato che sono passati circa venti anni
ed io ancora vedo sbandare una uno blu
carica di meraviglie
sotto il sole di Aprile
per le vie del paese
sempre  inconsapevole.

Poesia di campagna universale.

Sento una commozione
negli occhi e nel petto,
è la mia terra che canta,
è la vita che incalza,
rivedo in ogni terra una terra,
ché ogni terra è la mia terra.
Ogni sguardo vede
con con i soliti occhi,
i tuoi occhi, e sono i miei occhi,
e una terra commossa
porto dentro 
dove ogni figlio
è figlio di una terra che canta,
la stessa che uccide,
e mi innamora
e mi richiama a sé
con un tuono di morte.
Lo stesso tuono che
vomitò la parola che fu verbo,
una qualsiasi
come “merda” o “polvere”
o “polvere di merda”!
Io mi beffo della morte
ché sono nato mezzo morto,
quindi mi scherzo da solo,
e talvolta mi sento lontano
come se fossi davvero 
lo sconosciuto che rincasava
dai campi
quando il sole cadeva
dai monti
e la scarpa celeste batteva
il tramonto
con lo scarpone ferrato 
che consumava la pietra
e la scintilla che feriva 
le madri,
faceva gioire i figli

seminati 
nei campi.

Distacco

Non ho abbastanza spazio
Tra me e te 
Per poterti scrivere.
La mia mano ha bisogno di prati assolati,
E tu ti stringi come come una vite.
E ti inerpichi sul pergolato cocente.
Io non ho fede nella poesia.
Io non ho fedi.
Ti guardo come guardo la vite
Cingere il legno,
E sono un vento leggero
Che muove le foglie ,
Come in un sogno
Passo e mi vedo passare,
Come un tempo

che non é mai esistito.

la mia poesia

Credo che la mia poesia
non dica altro che
siamo tutti uguali.
Che siamo tutti la stessa materia.
Tutti la stessa sostanza.

Ogni posto è ogni posto.

che si dovrebbe amare sé stessi
come l’ amore amato da giovani /e viceversa.
Lo so, ho la nostalgia 
di chi ha ancora molte cose da perdere.

Posseggo qualcosa di bello!
mi ha cantato il sole al mattino,

poi è piovuto e con la pioggia
la certezza 
delle cose che passano
e non si ripetono.

per strada un’insolita gioia.