È interessante capire quanto posto occupiamo nella vita delle altre persone.
In un senso o nell’altro. Non importa se tanto, abbastanza, troppo, o troppo poco.
D’altra parte non abbiamo una misura per questo tipo di ingombro. Magari un giorno ne occupiamo poco, e l’indomani… Pure.
Oppure viceversa. Oppure un altro giorno ancora, scopriremo di occuparne troppo, poi molto e poi niente. Per quanto il niente possa essere comunque troppo ed il troppo, d’un tratto, diventare niente. Magari adesso che sono le una e trentadue del mattino, ad esempio, sto occupando un paio di etti nel cervello di qualcun’ . Chi lo sa. Ma poi alla fine perché dannarsi l’anima con questi pensieri?
Cosa vorresti significare con questo sproloquio sull’ingombro sterico dei sentimenti? A quello alludi, no? E nel tuo? Segatura e bomboloni?
Lascia perdere i rancori, le ripicche e le ossessioni ormonellari.
“Passavamo sulla terra leggeri”, titolava così un romanzo di Atzeni. E noi a quello ci ispiriamo, ripeti a mezza bocca, ma tutto è torbido e confuso quando non ci sono i numeri a supporto delle nostre ipotesi.
Poco male. Poco male… L’importante è approssimare. Avvicinare. Oppure lasciar perdere… Come si perdono gli spiccioli tra le fodere dei sedili dell’auto. Certo che sai esattamente come recuperarli, ma avrai altro da fare, come grattarti le ascelle, scorreggiare o salutare lo sconosciuto che non ti ha mai visto manco esistere e tante altre cose più o meno edificanti. Comunque meglio che recuperare due centesimi tra le briciole dei sedili. Non è vero che è meglio perderli che trovarli, tutto può tornare sempre utile, eh. Però…
Caduto il freddo sulla prospettiva occidentale
Caduto il freddo sulla prospettiva occidentale
Caduto il freddo sulla prospettiva occidentale
A est i soliti venti
A ovest profumi di sandalo e crema solare al gusto di mango. Dio. La pelle turgida del pomeriggio di Agosto languida come una fica.
Da Sud arriva la neve. e a Nord…
Il buon vecchio Nord è liscio
come una pietra tombale.
Agenzie spaziali battono notizie ultraterrene.
: Abbiamo fottuto Messina Denaro dopo trent’anni di presunte commistioni.
Niente di nuovo. Solo la pioggerellina che sfranga sul vetro come volesse diventare elegante come la neve.
Anch’io indosso pantaloni con la piega e non ci trovo nulla di male.
: so’ Ambizioni pure quelle. Dice la voce.
Mentre da giorni non scrivo che chicchi di sale
Col pantografo della mente incenerita.
Quale grandezza in questo involucro che odora di niente! Verticalizzano le piante sorprese dal gelo, come un’ultima azione. Sulle dita friccica la spiga della disperazione.
Nel profondo, la quiete delle cose sempre esistite e una menzogna ed un chiodo nella tasca scucita.
Animali da fantasia
Animali da fantasia
“c’è umanità sepolta
– talvolta – in ognuno di noi –
a quella voglio arrivare
– mentre scrivevo queste parole
guardando fuori dalla finestra
come chi sta davvero pensando
di risolvere il gioco;
ha squillato il telefono
si aperta una crepa
si è spenta la luce al balcone
dall’altra parte della collina
e persino il mio cane
ha smesso di esistere
come animale da fantasia.
Pietre
Nient’altro che pietre
e sangue
e la vita passa
come l’ombra
da una feritoia all’altra
da un fremito all’altro
come una guerra muta
storta
solitaria, y fatal.
Di cosa ti vanti?
cosa lacisciamo se non
una scia di abbracci dopo le meschinerie?
se non amore dopo i tradimenti – di chi? cosa?
se non la qualcosa nonostante le dipartite del buonsenso.
io mi vanto solo di volervi bene. nonostante tutto.
tutto è la vita che non so capire.
Ma non importa. non trovi?
finché parole che non sono parole
ma stersici, liberi e recite
e fiumi di piombo e Giuliette
e spiriti che vivono senza chiedere
o domandare alcuncosa… dice:
La fine di un anno non vuol dire che struttura.
testuggine di sentimenti a protezione del capitale.
Perché allora non morire come un piccione
sul suolo dell’egocentrismo? Non lo so.
a che pro? scrivere per farsi dimenticare?
lascio i treni della vita e gli indimenticabili
per esistere toro coi i dimenticati.
madri che non sanno più dei figli –
ci ammucchiamo come polvere ai lati delle strade
dove imbecilli in parata credono di esistere
come entità tronfie di materia tra parole incomprensibili.
e poi il vento che fa stringere gli occhi
e poi il sole fa brillare i metalli
Come Anna avanti alla prigione
a noi non serve la poesia. ma la vita – forse –
e un’idea di Modigliani.
Sei Del Mattino
Sei del mattino.
Dicembre è solo
una parola. Come
Feldspato. Sei
Quello che sei
Non il risveglio
Non l’abilità.
Prima di ritagliare
Del tempo
C’è il taglio.
Si fotta lo stile
Delle prime luci
Noi eravamo qui
Prima del bigbang
A cantare
la nostra assenza.
Tra i vicoli di Napoli
Tra i vicoli di Napoli
La calce rovinaspra
Scortica la pomice
Con il graffio rugginespolo
Di unghie spezzavoce
Frutti cadono dal cielo
Come per errore
Come pioggia su friarièlli
negli occhi un pianefforte
Nella voce altre due voci
Con mani sporche stereofatte
di luoghi assai comuni
È ancora tempo di sterlizie
È sempre tempo di profumi.
POLVERE DA SPARO
Domenica.
Campane suonano a festa
Per motivi ancora sconosciuti
Stamattina il vento che stanotte
È stato tempesta, ha spazzato le nuvole
E ha portato un odore di deserto.
C’è aria di resa sui prati –
Mentre dalle montagne
Lo scoppio delle polveri da sparo:
Uno due tre quattro cincque sei colpi
Ritmati come uno spartito
E poi i cinghiali che fiutano la morte
E corrono come i lupi di Vysotskij
Ma più spacciati e con meno romanticismo
Cadono da ultimi. Come fratelli
Come dolcetti di zucchero e cioccolato
Occhi di marasca sotto spirito
Si accasciano agonizzanti
Al profumo della polvere da sparo
All’allegria delle campane
All’orrore dell’esistenza che è così dolce
E tragica e finita e contata per difetto
E approssimata
-così come noi desideriamo
SERENITÀ
La serenità la immagino
Così come la effettuo
Al mattino dopo sveglio
Leggendo ad alta voce
Per esempio: dieci poesie di Brodskij
Sulla tazza del cesso.
Fuori dalle urgenze della vita
Esiste un tempo, Mattone su pensiero su mattone, in cui esiste solo una voce
Fatta di carne. Certo.
Un tempo Fuori dal tuo tempo.
Dove nelle cellule, e nell’infinitamente piccolo
Le distanze sono incommensurabili
E dove la velocità ha il sapore del fuoco
E della spiga che si slancia verso il grido
Dove tutto è cominciato senza fretta.
LA GIRAVOLTA
Mantieni la calma
dice. respira.
lascia cadere le polveri
e che i tempi tempano.
non toccare l’involucro
né il nucleo. abdica.
dimettiti. licenziati
leggi queste parole quindici volte
e adesso fa’ una giravolta.
bene. falla un’altra volta.
lascia perdere i desideri
e tutte quelle robe là-
guarda il muro di quella casa vecchia
osserva il gatto come sa ignorare i passanti
impara dai morti- non quando erano vivi-
proprio da morti. dico. il silenzio.
il vuoto. l’assenza. l’inutile.
come quella volta che te ne andasti senza salutare
e nessuno mai venne a cercarti. rifallo.
fallo un’altra volta… dai,
fa’ una giravolta…
11 11 22
cominciavo a leggere poesie
Pasternak Brodskij
datteri e kebab
e una luce rifugio
di ultimo pomeriggio:
– siaccomodi: detto fatto.
Novembre. undici undici.
piedi nudi al sole
sul camminatoio
appunto nomi sulla lingua e
sbattezzo gli occhi sopra il tetto:
lingua che batte dove cuore muore
da te rinascono parole sempre nuove –
e se oggi sommo poeta e giorno e mese
mi ricavo l’anno e parlo solo nel maggese.
La Febbre Fa Pari Col Sole
La febbre fa pari col sole
La testa è pesante come una vocale
Che ci fai sepolto nel piumone?
Fuori la terra pulsa come una carotide
Qualcuno sistema una buca
Con poca maestria. Reggerà due o tre piogge.
Alle prime gelate, l’acqua gonfierà il petto
E farà polvere del cemento e di ogni poesia
Scritta per placare la noia.
Ieri trstimoni di geova cercavano contatti
Con parole prefritte. Molta tenerezza. Ma
Io Poca voglia di fare discorsi.
Cercare dio solo per dire addio
Mi pare uno spreco di neuroni:
Meglio una sega, una poesia sulla chimica organica, come quando non ti dissi
ch’eravamo due stereoisomeri e tu non capisti
Perché io non parlavo
E tu già non c’eri
Eppure mi convinsi che il non accaduto
Il non detto, il non pensato
Fosse più reale di ciò che diciamo vissuto.
Certo la quantistica potrebbe venirci incontro
Con una miriade di incertezze
Buone a farmi cantare:
Abbracciami. Accarezzami
Mentre ti abbraccio
mentre ti accarezzo
Mentre la febbre mi coglie come una benedizione
Ed io sul letto divento argomento d’indiscussione
Mentre leggo un vecchio libro sul carbonio
E i gatti da sotto al balcone
mi parlano di shrödingher
E della vita e della morte e di tutto ciò che non conosco ma con fare domestico, saggio, quasi familiare. Eppure le parole si fanno carnali
Con ul loro odore ben definito: Accarezzameeeehhh. Abbracciami.
Cantiamola nostra indeterminatezza al mattino
Soli io, te e qualche pugno di infinito.
