gli anni passano come guardate distratte
tipo: Hai visto la macchinina di ieri?
e passano trent’anni!
e quella vernice rossa la ritrovi sulle labbra della sconosciuta
o sulle unghie di una mano amica
nooo non alludevo a Federica
o di un’amante di una notte o di una vita
così succedono le cose
stopicciando il tempo come occhi assonnati
fino a friggere il passato in una bolla di tempura
siamo vivi oggi qui adesso
come dici? gli anni? La felicità? Le nuvole?
sono cose sopravvalutate.
Ma comunque resto umile…
aperto come un carciofo fritto e rifritto
braccia larghe e sguardo all’universo
regalo perle al cane sotto casa
ai muri e ai marciapiedi
ogni tanto un’eco
un grazie e per piacere, poi
cerco l’infinito nella cassa delle pere.
Calzoncini gialli ( La questione amorale)
M&m’s
Ammucchiatele le immagini
Dei corpi dei bambini
Come una pila scarica
Sulle nostre coscienze spente
Non è colpa vostra se siete inerti
I nostri nonni sapevano
E tacevano la guerra
Di notte si svegliavano e piangevano
Quando dormivano
Il vero dolore è sordo e muto
Come la compassione
Che si nutre di polvere e accoglienza
Quello che vediamo oggi
È l’incapacità totale di provare amore
Per i corpi ammucchiati gli uni sugli altri
Vestiti come M&M’s colorati dove
Da quelli rotti scheggiati
fuoriesce cioccolato
Alla nocciola.
Non piango i corpi mutilati
Piango l’incapacita di amare
La mia.
E nemmeno piango.
Marciapiede
mi è sempre più caro il marciapiede
a tarda sera fa le veci delle stelle
io confesso a lui il mio amore
ed egli lancia sassi e sgambetti
come una donna che hai ferito
come l’universo
ma con meno domande
e più discese
e qua e là
l’odore della vita
e delle cose cadute
Aprile
qui adesso ti penso
bocca di vino e mirtillo
col sole alto a spaccare
a grappoli la luce sul fiume
dove chiudono gli occhi i palazzi
chinati sull’acqua
come in attesa di un bacio
Aprile per fortuna
tradisce le attese
passa un vento nuovo
che sovverte i pensieri
e io so di che parlo:
nacqui una mattina di queste
e mi volevano femmina
e garbata e mansueta
e invece…
Il Richiamo ( Dichiarazione d’amore alla mia terra)
Groove
alla sera franano le cose
prive di fondamenta
e di notte piccole dita
nel sonno ci sfiorano il viso
piccoli vermetti verdi
carezze che annunciano disastri
e nuvole di cose sbiadire dal tempo
ci sfiorano appena il cuore
che rallenta fino a battere
quaranta volte in un minuto
e talvolta penso
tra un colpo e l’altro
al non-luogo
dove le cose accadute
continueranno a cadere
al di sopra del ritmo
per sempre e
con un certo groove.
Il coraggio
da tanto tempo penso
di essere troppo giovane
per avere dentro di me
tutte queste malinconie e
adesso che sono un vecchio giovane
comincio a capire più cose
di quante ne vorrei capire
da tempo ho perso ogni pudore
forse perché non ho niente da perdere e
posso sedermi in uno qualsiasi dei tramonti
e spergiurare fedeltà all’alba
ai fenicotteri rosa e agli arrotini e
nessuno si stupirebbe se mi nnamorassi
di un cactus albino
o di un mucchio di copertoni usati
o se scrivessi un’ode alle maniglie delle librerie
e dei bagni pubblici di tutta Europa
faccio quello che voglio
che poi è quello che posso
che poi è sempre troppo poco
ma posso ad esempio dichiarare amore
a qualunque cosa abbiano dichiarato guerra
fosse anche solo per spirito di contraddizione!
oppure dirti che sei bellissima
anche se ci conosciamo da quindici minuti
e commuovermi di questo fatto
e non tentare di nasconderlo
dietro gli occhiali da sole
ché non ho tempo da perdere
seppellendo bellezza
ad ogni angolo di strada
per poi aspettare qualcuno
con più coraggio di me
che riporti alla luce
tutte le bellezze
che ci siamo perduti.
Quella volta che piansi in un parcheggio
quella volta che piansi in un parcheggio
con le poesie strette nel pugno
ero solo e circondato dagli ulivi
e col vento che suonava i fichi d’india
non ero né triste né felice
di certo ero contento
di certo sopraffatto dagli eventi
dentro di me si sciolse una cima
sentii nitido lo spiegarsi di una vela
il rumore delle cose che non mi spiego
fece il rumore di un lenzuolo
fece il rumore dell’estate
quando comincia a calare il sole
e a salire la brezza dal mare
Vincenzo disse il mio nome
e nessuno mi riconobbe.
Applaudirono sulla fiducia.
Andava ancora tutto bene.
poi cominciai a parlare
e ingaggiai una lotta
con la chitarra e col cielo
e con tutti i santi
e con la sua assenza
e persi
e ne fui felice:
non poteva essere altrimenti.
Scrivere è facile
scrivere è facile
e se non hai niente da dire
è ancora più facile:
appoggi le dita sulla tastiera
e la musica farà il resto…
lo so, lo so
tu che sei intellettuale
avrai parecchio da ridire
dirai che sto soltanto sprecando tempo
e lo dirai perché credi davvero
che il tuo tempo abbia un valore
perché sei narciso e quindi nutri delle aspettative…
Mentre io qui sto solo dicendo
che forse esisto e che forse no
Né la vita né la morte sono certe
questo l’ho scoperto con le labbra,
poco fa ho stappato una bottiglia
e ha fatto il rumore del pozzo
di quando lanciavo grossi sassi di fiume
glup: e mi si è stampato un sorriso,
e poi sono andato a capo coi pensieri
ed ero da solo in mezzo alla stanza
con la bottiglia in mano
bello, come una statua greca…
scolpita da un dio cieco
tornando a casa
Certe volte tornando a casa
la notte fa poesia con la strada
i passi fanno a morte col tempo
ed io faccio l’amore con la vita
Ad alta voce.
Non permettete a nessuno di insegnarvi la poesia.
Non ascoltate chi vi insegna a leggere. Leggete. Leggete ad alta voce, ascoltatevi, non abbiate pudori.Arrotolate le parole e stendetele al sole, al vento, dichiarate pure con le vocali amore eterno alle nevi, ai ghiacci, agli arrembaggi e ai pirati. Fatevi sentire. Quella è la musica. La vostra musica. Tutti hanno scritto soltanto per la vostra voce. Hanno scritto solo per avvelenare di amore la punta tenera delle vostre dita, per vincere il callo che cresce sul petto.
