Dimentico

​Dimentico

Faccio ancora domande alla notte

Una birra/due birre/…

Dimentico

Corro ancora appresso alle gonne

Un bacio/due baci/…

Dimentico

Rido ancora da solo per strada

Due passi/tre passi/…

Dimentico

Canto sempre per gli alberi e i muri

Una parola/una frase/…

E poi Dimentico:

Vecchi baci/ nuove strade/ altre vite…

​Fedifero (ho una fede in valigia)

Ho trovato una fede nuziale
In una tasca della valigia

Questa frase basterebbe

Da sola a fare poesia

Per un paio di giorni

Con l’aggiunta di punti sospensivi…

La superficie è sfaccettata

Il corpo di oro

La sezione da uomo

I segni dicono che è vecchia

Le scritte sono abrase dal tempo

Ho viaggiato con questa fede

Appartenuta a qualcun altro,

Sul fondo di una tasca

Di una vecchia valigia.

Immagino l’imbarazzo

L’incazzatura

La ricerca

Ho immaginato il primo bacio

Il fidanzamento

Il matrimonio

I litigi finiti bene

Quelli mai finiti

La loro auto

La vacnza al mare

Chissà i figli…

Ne avranno avuti?

Ho chiesto in giro

e nessuno ne sa niente

Ho provato ad infilarla

Ma ho dita sottili

Da pianista, dicevano,

Anche se Più del piano

ne ha giovatoil naso,

Quisquilie…

Ho dita infedibili

Potrei provare con una fascetta di plastica

Di quelle da elettricista

Potrei cingermi un dito

Stringere un poco

E dire di aver fede in qualcosa

Sarebbe comunque un tentativo

Ma invece niente

La fede ha danzato sul dito

E nell’indeterminato del cielo

I panni in valigia

Al rientro, sono stati lavati.

Gli odori dei viaggi, perduti.

La certezza di essere inpiedi

Sul terrazzo di casa

a guardare la valle

Non è più quella di un tempo

Quella certezza di esistere

Adesso assomiglia ad un’ombra

Un’idea di qualcuno 

Che dorme, pancia al vento

Steso al sole, tra la vita e la morte.

Cadono stelle

​Cadono stelle

Cadrai anche tu

Penso.

Nel mentre

Inciampo

Cado 

Il camion della disinfestazione

Mi innaffia di roba

Ho un braccio malconcio

Un piede malmesso

Rido come se fosse l’unica cosa da fare

Come all’ultimo giorno dell’anno

Cadono stelle

Cado io

Cadrai anche tu

Da sola o

Insieme con Berlino

Direbbero i russi

Mentre zoppico

Ormai verso casa

Non ho altro da dire

Porto in tasca la vita

E quattro o cinque

parole

Pace!

​Mi dici di cose lontane

Non parli.

Con gli occhi serrati

Dici di spiagge

E deserti infuocati

Coi fianchi

Mi parli di fiumi 

Di strade bagnate

Mi parli del tempo

Dei giorni di pioggia

Mi parli col vento

E coi giorni di pioggia

Ho confuso il tuo nome

Con quello che dici

Coi motori vanno

A graffiare la valle. 

Dal nulla ti ho detto:

Chi ama non dice

Chi ama non chiede

Chi ama non tace

Chi ama davvero 

Parla solo di pace

E quindi? Mi chiedi.

Quindi? Che dici?

_Pace_pace_

Vado più in alto

A cercare la pace.

Vai in pace

Come stiamo?

Pace? 

Pace

Okay vai,

Vai in pace.

Pace!

Ora che ho mangiato i francesi

​Ora che ho mangiato I francesi

e bevuto gli americani

Scaldato i russi sopra una fiamma di febbre

E che ho ruttato commosso

I dolci versi d’amore

Adesso che Napoli

E Bologna e Pisa e Milano

scorrono come sudori

Lungo la schiena arrossata

E che i continenti vecchissimi

Li ho tatuati negli occhi

Con parole cuneiformi

Risalgo questa montagna

Che è una voce di madre e 

Vedo i fantasmi di tutto il pianeta

Parlare una lingua

Che è Di terra e di sole

E se qualcosa va storto

Io parlo con loro

E questi mi dicono:

Sei di terra e di sole

Di terra e di sole

Di terra e di sole.

La mia terra

io sono la mia terra.

la valle accogliente

dove sibila il fiume,

la montagna più aspra

che si è fatta collina,

il campo abbandonato

che ha ingoiato l’aratro.

io sono la mia terra,

mi guardo allo specchio

e vedo alberi, fiumi,

Cose che aspettano

Partenze e ritorni

Mani da stringere

Occhi che vedono

Storie antiche 

E nostalgie

E cose che partono

E sempre ritornano.

29 Luglio

29 Luglio
Le cicale sfrigolano
come al mare la sera
la tenda appesa
è un ricordo
dei giorni di vento
il caffè che sale
dice che tante amarezze
diventano dolci
i pugni chiusi
sono soltanto un’idea
i panni stesi
una buona misura del tempo
la valigia aperta
è sempre un anticipo
quasi una alla mezza
il solito aereo
un po’ troppo basso
e soli due gatti
a bagnare la strada

gente che si offende

Sempre più spesso
Gente che aspira e
Che scrive cose
Mi avvicinana
e mi parla di come
cerca ogni giorno
La santa ispirazione
Io rispondo che
non aspiro
A esser niente e
Cerco solo un po’
Di pace.
Ogni tanto
Lo vedo che
qualcuno
Col sorriso
Un po’
Si offende.

Certi giorni ho voglia ( o’ nanismo)

Certi giorni ho voglia

Di prendere un aereo

e di bussare alla tua porta

Di entrare nel tuo studio

E mi immagino

Buttare giù con una strizzata d’occhio

L’imene del tuo ufficio, mi vedo

Come l’apparizione di un santo

Perché se tu venissi adesso

Io perderei l’uso della parola

per almeno un paio di giorni

Ma poi rifletto, sorrido,

E convengo d’essere un coglione.

E come tale mi ritrovo a scrivere

L’ennesima scanzonata inconcludente

apologia dell’inutile

Quando si parla di te perdo ogni certezza

Che negli anni ho conquistato a fatica

E anche se ormai non ricordo più il tuo viso

Mi è rimasta un’orma impressa nel petto

L’ultima volta che te ne sei andata

Un 33 misura italiana, maledetta nana.

Gne Gne Gne…

Quando cerco pace

Quando cerco pace
Scavo nei ricordi
Quelli più antichi
Facevo il numero 3
Con le dita alla materna
Salivo coi piedini su quelli di mio padre
Camminavamo insieme per andare a letto
Lo chiamavo il carro armato
Sollevavo le gonne delle bambine
Dopo aver lanciato con destrezza
I loro giochi nel prato
Già all’epoca ero incapace di romanticismo
Ancora prima ricordo un davanzale
Un boxer e una finestra
Una luce che adesso
Mi pare un’apparizione
I topini che cercavo di liberare dalla colla
Nella casa abbandonata dopo il terremoto
Col mio amico Domenico
Picchiavamo sul muro
Dell’asilo prefabbricato
Così il crocefisso dall’altra parte
Cadeva nel pentolone della mensa
Sfondammo la recinzione, una volta,
Approfittando per giorni della ricreazione
Per tirare un calcio a testa verso la strada
Sfondammo e corremmo per qualche metro verso la libertà, fu bellissimo.
Poi rientrammo senza fare troppe storie
Facemmo il funerale al pallone
E a un passerotto
Ci rompemmo il rompibile
Denti braccia teste occhiali gambe
quasi mai le palle.

Ho male a un fianco

Ho male a un fianco

e a una nuvola

ho male alle scale

e alle scarpe

male al letto

e al cuscino

non ho atteso nessuno

e nessuno mi ha atteso

per la seconda volta

sono arrivato secondo

ad una gara di go kart

al ritorno 

ho infilato la chiave 

nella serratura blindata

e questa si è aperta

ho provato una certa pena

così sono le porte

infili la chiave

e loro si aprono

sono semplici

mi viene voglia di raccontarle

un segreto che se rivelato

mi distruggerebbe

ma le porte parlano

la lingua morta

delle partenze

e dei ritorni e

l’ultima volta che sono partito

le ho detto: vieni

porta chi vuoi

sono stato crudele

lei mi si è sbattuta alle spalle

io non mi sono voltato

eppure al mio ritorno

ho infilato la chiave

e questa si è aperta

ho pena per le porte

e per certe persone

e male a un fianco

a una nuvola

e alla porta

E a certe persone.

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