finché la strada ci chiama
finché la donna ci salva
finché la luna è in mezzo al mare
finché la morte ci ascolta
finché dio ci guarda
finché la grazia ci tocca
finché tu mi parli
finché tu mi parli…
finché la strada ci chiama
finché la donna ci salva
finché la luna è in mezzo al mare
finché la morte ci ascolta
finché dio ci guarda
finché la grazia ci tocca
finché tu mi parli
finché tu mi parli…
C’è qualcosa nell’aria stasera
Sarà quella promessa
A cui non abbiamo dato voce
O le chiavi dimenticate in salotto
A far sembrare gli uccelli
Punti di domanda di ferro
C’è qualcosa nell’aria
Che profuma di resa
Di scarpe nuove
E di funghi
Se l’aria fosse una carezza
Sarebbe così
Con me seduto
Al tavolino del bar
A sorseggiare una birra
E la gente intorno
come una festa
Persino la chiesa
Si è tolta il cappello
Chitarre formidabili di pessimo gusto.
Dalle mie parti
era solo chitarra e
qualche batterista
terra senza cooperative
di consorzi falliti
si parlava solo di chitarra
e di qualche batterista
che facevano e fanno ancora
musica di pessimo gusto
ma grandi chitarristi
e qualche buon batterista
questo era tutto
mentre il mondo
si auspicava
tappeti di anonimi
quintetti d’archi
per addolcire i giorni e le pietre
che cominciavano a tagliare
come lame arrugginite
in tempi di crisi
Qualcuno ancora mi parla
di formidabili chitarre
di pessimo gusto
e qualche batterista
dal cuore pesante
come una leggenda
a cui ormai tutti
hanno smesso di credere.
Uomini soli – Pooh revisited.
Parole senza forza
senza fiato
senza colore
scrivono poesie
senza l’odore del sangue
senza cristi scorticati nel cuore
scrivono di meraviglia e splendore
o di cazzi e di sborra
e scrivono fica e culo
ma non sanno quel che dicono
padri miei, perdonateli
perché non sanno quel che fanno
questi mucchi di ossa
fosse di luoghi comuni
stamberghe cadute
al primo scirocco
quanta tenerezza nella
mal celata arroganza
quanta tenerezza è
il grido disperato
le cento maschere
l’eterna adolescenza
l’atavica paura
di scrivere:
<<sono sol*, ho paura
ho bisogno di voi
amiamoci
nei secoli dei secoli.>>
e invece niente:
Meraviglie di fiori
o di cazzi e di fiche.
ma non fa niente fratelli
forse arriveranno le illuminazioni
o forse una donna, un uomo
vi terrà per mano
e dimenticherete la poesia
e gli amici
come un brutto sogno
e costruirete famiglie
e come piccioni eterni
nidificherete nell’ombra
ma io vi amo lo stesso
sporcatori di fogli
ché ho più paura di voi
di essere più solo e più triste
e più inutile
di ognuno di voi.
Sono Tornato.
Sono tornato
eppure nessuno mi ha salutato per strada
e nessuno ho riconosciuto
solo le musiche e gli odori e i muri e le strade
e il vecchio liutaio e la signora del fumo
hanno avuto il buon gusto di farsi riconoscere
ed io ho ringraziato a modo mio
da figliol prodigo
bevendo caffè e vino e birra e sfogliatelle e pizza
trattendendo l’anima come un boccone
tappandole la bocca e piombandomi il cuore
ché tutto spingeva per uscire:
come a fare una corsa in mezzo al prato
dopo anni e anni e anni di prigione.
Sono tornato
con qualche capello bianco
la barba lunga il fegato un poco gonfio
eppure mi sono sentito a casa
in mezzo a quella gente
che mi ha raccolto il sorriso da terra
lo ha ripulito e me lo ha rimesso in tasca
come si fa coi ragazzini che perdono i colori
per strada, il primo giorno di scuola
Sono tornato
a camminare tra i vicoli
ai poggi scassati, ai balcini
dove si intravede il mare
quando il tempo è bello e
la montagna ha messo il cappello
come a proteggere gli occhi; giuro:
avrei pianto per un paio di ore buone
se fossi stato da solo
ma solo due lacrime sotto gli occhiali scuri
mentre tornavo a calpestare i vecchi sogni
i nomi degli amici perduti
le euforie di ragazzo
e ho toccato ancora quei muri
dove mi hanno perquisito
lanciato bottiglie, tirato cazzotti
fatto l’amore
sono tornato
dove ho fallito per la prima volta
e per sempre
quando il cuore era tenero
più tenero di adesso
quando avevo ancora un solo nome
quando il mondo per la prima volta
si è presentato dandomi del lei:
Chissà cosa mi aspettavo… Ho pensato spesso
Forse due inchini e un po’ di riverenza,
d’altra parte stavo offrendo l’anima;
Cercavo grandezza, nella maniera sbagliata.
Eppure nessuno mi ha salutato per strada
e nessuno ho riconosciuto
solo le musiche e gli odori e i muri e le strade
il vecchio liutaio la signora del fumo
hanno avuto il buon gusto di farsi riconoscere
ed io ho ringraziato a modo mio
da figliol prodigo
bevendo caffè e vino e birra e sfogliatelle e pizza
trattendendo l’anima come un boccone
tappandole la bocca e piombandomi il cuore
ché tutto spingeva per uscire:
come a fare una corsa in mezzo al prato
dopo anni e anni e anni di prigione.
Sono tornato
con qualche capello bianco
la barba lunga il fegato un poco gonfio
eppure mi sono sentito a casa
in mezzo a quella gente
che mi ha raccolto il sorriso da terra
lo ha ripulito e me lo ha rimesso in tasca
come si fa coi ragazzini che perdono i colori
il primo giorno lungo la strada che li porta a scuola.
Poemetto molto poco epico.
Non avere aspirazioni
fa il cielo pesante
cosa voglio dalla vita?
mi chiedo:
Soldi, fama, amore?
quello che capita.
quello che…
quello…
Non fare il cretino!
dice una voce.
Essere utile? Suggerisce.
ok, essere utile, ma basta suggerimenti ché non ne ho bisogno.
Ma a chi? A cosa? Perché?
il cielo si fa verde
come l’acqua quando i batteri
mangiano merda a colazione
nel lago della memoria.
Cammino e telefono
Affitti, Progetti, spettacoli
cose da organizzare
pacchi da recapitare
qual è il tuo sogno?
incalza la voce…
La pace nel mondo va ancora bene?
No, ribatte seccata.
Allora: avere almeno un sogno che sia fattibile
e non cose del tipo:
: vorrei mi spuntassero le ali
: che mi passassero gli acciacchi senza aver bisogno di cure
: non dipendere da nessuno
: affrancarmi da questa umanità senza dover morire
…e cose del genere.
Sei un cretino! dice la voce spazientita.
Cara voce, una sensazione mi dice che
non ci ameremo nemmeno oggi
ma che forse domani…
Se continui così! dice la voce, con aria disillusa…
Lo so, lo so… umphf!
Borbotto.
Il cielo si fa rosso
come il tramonto quando è al tramonto
e allora il resto del paesaggio
per non saper né leggere né scrivere
come un soldato ubbidiente
si prepara a diventare rossastro, arancionastro
giusto per accordarsi col declino dell’astro…
Quindi vorresti dire di non aver bisogno di niente e di nessuno?
La voce si fa tenera e comprensiva
come i preti che cercano di assolverti
prima dell’ esecuzione
Al contrario, ho bisogno di tutti
ma in quale misura e maniera, ancora non l’ho capito.
Il cielo si è fatto scuro
i bastoncelli cominciano
a fissare immagini senza chiedere il permesso
…ché sai come so’ fatti arditi i bastoncelli…
Le cose appaiono morbide
galleggiano a mezza’aria
spinte da un vento fresco e umido
come ci si aspetta da certi cimiteri di campagna
al principio della notte
La voce si fa sottile
non c’è più rumore
si sente cristallino il timbro di donna
mentre mi augura una buona serata
con quel tono sarcastico che ha l’amante
quando le confessi di non aver voglia di vederla
la strada accarezza il fiume
il fiume incassa senza scossoni
i lampioni hanno luce bianca
nel cielo un gabbiano urla qualcosa
annuisco, saluto e vado avanti
e penso.
spero di non incontrare qualcuno fino a casa
sarebbe un buon finale
aprire la porta
gettarsi sul letto
e sorridere al buio
e invece…
Autunno
un pugno de rancheras
gettato controvento
graffia la gola
il vento al mattino
pianta lo spillo
nella carne il pino
dalla terra risale
l’odore dei morti
lo sguardo riluce
di cose lontane
l’amore diventa
una questione pelosa
distanza tra cose che cadono
e attesa di cose partite
è ancora presto per cantare nell’ombra
è ancora presto per riempire il bicchiere
tocca ripetersi
alla caduta del giorno.
Le nuvole insistono sulla montagna
La tizia che mi sta avanti
Insiste nel reclinare il sedile,
Il mio vicino invece,
insiste a parlare:
Mentre le nuvole neonate
Minacciano in peso secolare del monte.
Tanto rumore per nulla
Dice il profilo di roccia,
Gli Alburni sono scontrosi:
Si cacano il cazzo delle nuvole,
Eppure esse insistono
Come un chiwawa incazzoso,
Dico al tizio di fianco
Che mi parla di paesaggi
E confini
E anche lui è un poco vergine
Come le nuvole
Ed io vorrei essere inospitale
Come queste pietre
Ma resisto comunque al fastidio
E a una pioggia leggera
Alla politica mondiale
E a quella di casa
Agli odori molesti
Al sedile abbassato
Al tizio che mi passa avanti
Alla fila del bar
Al caffè un po’ bruciato
All’autista scontroso
Eppure nussuno stamane
Mi ha ancora dato medaglie.
Non scrivo poesie,
Le racconto.
Nessuno crea la poesia e
Chi dice il contrario è un disonesto.
Ti preparo al bello
Perchè poi la poesia ti possa accadere…
Il raccontare è l’unico atto poetico
Che ci è concesso.
Abbiamo amato negli scantinati
Nelle case in costruzione
Nelle auto appartate
Dietro pilastri di pizzerie
Seduti su guardrail posticci
Abbiamo succhiato il seno
Del seno suo, Oh Gesù!
Ci hanno baciato il cazzo
Per ogni metro di strada lineare
Abbiamo infilato le mani
In cerca di vita
Tra chissà quante gambe
E l’abbiamo trovata
E santificata
Ci siamo fotografati, filmati,
E amati soprattutto
Per anni, o vite, o oreminutisecondi…
Ci hanno visti nascondere il volto
Con le mani in auto appannate
Mentre ci promettevamo amore
L’amore che è sempre di passaggio
E qualche volta si ferma
Col suo canto disperato
Mani bagnate, sedili sporchi e sudati
abbiamo riso un sacco,
Sul perbenismo bigotto
Sul pudore da oratorio
Sul sagrato della gogna
:Ci hanno visti? Boh
Tu li hai visti? Chi erano? Quanti?
Chi se ne frega! abbracciami!
Scopami, amami, avvicinati…
Lascia che ridano, che parlino,
Cosa vuoi che ne sappiano
Delle cose d’amore.
Così dovrebbe essere,
Così è.
Abito blu
(In Regione)
Anch’io ho degli abiti blu
Ma meno stirati
Meno sgargianti
Meno vetrati
Facce abbronzate
Scarpe a punta
Passo di sfida
So giocare anch’io
A questo gioco
E perdere
per manifesto disinteresse
Ho il pantalone strappatto
Sul polpaccio sinistro
Da circa un anno
a questa parte
E mi sento bello lo stesso
Quando il cielo a favore
Se la pioggia è educata
Se mi guardi e sorridi
Anch’io ho degli abiti blu
Ma meno arroganti
Di questi ingenui figuri
Che indossano la notte
Per dominare sul tempo.
Non so se si è capito:
Che ho degli abiti blu
Per fare l’amore
Sotto vento coi prati
e le ginestre e i capelli.
E quando indosso la notte
parlo piano del sole
Come fossimo amanti.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...