Prognosi riservata.

Ascoltare Lucio Dalla mi commuove,
certo, mi commuovono anche altri
Chet Baker per esempio
mi commuove il camminare la sera
lungo il fiume se penso a qualcosa di bello
ché poi se mi rattristo mi commuovo uguale
e mi commuovono persino i piccioni talvolta
se si ammucchiano come amici
a perdere tempo sull’argine
ieri mi ha commosso un film animato giapponese
le poesie di Lorca o di Pavese
la voce di Quasimodo
altre volte sono state le parole di una ragazza giovane
mentre mi confessava che non è che le stessi facendo del bene
altre volte la bellezza di un quadro
Napoli, quando ci ritorno
certi sguardi sinceri
le montagne della mia terra
quando le corricchio o le cammino, certo
tantissime volte ho picchiato la testa per terra
nei muri, sugli scarpini da calcio altrui,
sugli alberi nel bosco di notte
diversamente lucido, oppure
nel casco, picchiando contro l’asfalto
una volta sfondai persino un parabrezza
persino prima, mentre scrivevo
mi stava scappando una lacrima
questo deve essere il risultato
di tutte quelle commozioni cerebrali
mai adeguatamente curate.
deve essere così.
Non ho altre spiegazioni.

Largo all’avanguardia

un attimo fa
mi sono affacciato alla finestra
un silenzio irreale
il cielo blu notte mi dice
che dev’ esserci la luna piena
da qualche parte al di là del muro
un macchina entra in garage a fari spenti
così come i pensieri prima di dormire
si sconnettono dalla realtà
ma è ancora presto per pensare a domani
alzo il volume
e la voce di Freak rimbalza tra i palazzi
in largo Esperanto
“Siete un pubblico di merda
largo all’avanguardia”, Urla.
Sono solo col cemento
il cielo e la luna e a luci spente
la poesia garbatamente
entra nel garage.

( A Freak Antoni )

poesia sulle cose che non ho da dire

Scriverò una poesia sulle cose che non ho da dire
Non perché difetti di coraggio
Ma metterò insieme
I rigori delle partite di calcio
La cronaca nera
Le competizioni artistiche
Le malattie dei propri cari che la gente esibisce come medaglie
I pochi veri mezzi successi che ho raggiunto
Le quattro fotografie che ho scattato quasi sempre molto male
Le migliaia di pseudo poesie che ho partorito
Di cui non sono mai andato fiero
E quelle poche che mi son piaciute
E i tuoi occhi di quando ti ho vista arrivare
E il non sguardo di quando te ne sei andata
O quando non ho deciso di dire basta
Con un sacco di cose te compresa
Ma è successo e non ho avuto altro da dire
Nemmeno la volta che mi hanno detto che ero brutto e vuoto come una lattina di birra dell’ Eurospin alla domenica mattina.
Anche se non me lo hanno mai detto esplicitamente tutto in una volta ma
Cosa avrei dovuto dire?
Cosa si dovrebbe dire difronte ad uno tsunami
Di informazioni drogate dalla radiazione di fondo dell’universo?
Ho abbracciato tutto come ha fatto Virgo
Con le onde gravitazionali
E ho provato ad amare in silenzo
Dando di matto di tanto in tanto
Ma senza troppo clamore:
Ieri sono andato al mare
E con un legno
Ho scritto
No Comment
sulla sabbia.

L’umanità dimentica

L’umanità dimentica
Ricorda solo di dover dimenticare
Le cose ac.cadno sempre sul fondo di qualcosa
L’umanità sono io che ho dimenticato cosa ho magiato a pranzo il giorno prima
Non c’è altra spiegazione alla collettività
Se non la dimenticanza
E la storia tutta non è che cinema e finzione
D’altra parte capirete: sono tanto inutili i consigli
L’uomo è un animale sperimentale
Come verificare ciò che è già accaduto?
L’intelletto, dici? Quella cosa che ci tiene svegli di notte e ci incolpa di tutto, dici?
Non c’ero, non ricordo e se ho letto e ho creduto, ho dimenticato, dice…
l’umanità.
E tu? Dici di non dimenticare? Sei disumano forse? Come quando ci si guarda negli occhi e si promette amore eterno. La stessa paura attraversa ogni ricordo. 
Io non dimentico, dici? Napoleone, Navarone, Augusto, Baffino, Mascellone erano soltanto ottimi attori… Dormi sereno amore mio, ti dico… Facciamo un figlio e dimentichiamone il nome. Lo ameremo tantissimo fino a dimenticare tutto il resto.
Siamo tu ed io, e lui o lei e dio.
Tutto è dimenticanza. Vedrai. Vedrai…
Quanto è piccolo questo amore da chiudere in circolo. Vedrai che fortezza questa bolla di sapone intimo che ci protegge. Che ci scherma. Vedrai amore mio. Il nostro amore dimentica, impareremo anche noi. Guardandoci negli occhi vedremo noi stessi. Sarà bellissimo proteggerci. Soli io e te e il nostro patrimonio genetico infinito e limitato da veri cognomi. Vedrai. Cadranno bombe ma non ce ne accorgeremo nemmeno. Quanto amore. Amore mio. I tramonti e le albe e i fiori a primavera. Questa meraviglia da contemprale soli io e te e i cromosomi . Soli. Soli. Soli con la dimenticanza, come un pianeta piccolo e dimenticabile. Dimenticato come un sole felicissimo e morto. Vedrai. Vedrai. Amiamoci per sempre come due merde seccate al sole dell’eternità. Nemmeno la puzza resterà del ricordo. È già il domani amore, di un’alba marrone. ❤

A tempo perso

dopo tanto scavare
dopo tanto tempo
dopo tanti occhi
ancora non ho capito
se è questa distanza
da cui guardo il mondo
o se è lo stesso mondo
a vedere l’infinito
attraverso i miei occhi
oppure ancora se non sia
questo infinito o quell’altro
a rendere necessari i nomi
le definizioni
l’unica verità che conosco per certo
è la carezza. l’amore, direste.
Il resto ne è la conseguenza.
Io non credo nelle conseguenze.
persino gli abissi a guardarli bene
bisbigliano al buio
parole d’amore per gente morta
oppure mai nata
o che nascerà per sempre
all’infinito dei secoli nei secoli…
Credo abbiano ragione su tutto
quelli del piano di sopra
che mentre scrivo scopano
come se non ci fosse un domani:
ogni giorno è domani
dice cigolando la rete
mentre io tento di ragionare in verticale
e cerco l’altezza e la profondità del mio tempo
e di altre cose che non hanno tempo né misura:
Perdo tempo al di sopra del tempo e
Si incarnano gli occhi di un amore eterno
Come la solitudine sulla schiena dei santi
Nascono fiori lontano dal sole.

Il valore della poesia

Non do alcun valore alla poesia
Al di fuori del fatto che
è il mio punto di contatto col mondo
quando sono solo.
La voce che chiama a sé la bellezza
Ogni volta che ce n’è bisogno.
Ieri ad esempio camminavo lungo il fiume
Dopo alcuni fatti poco piacevoli
E il peso delle auto – il peso della gente 
Stipata dentro le auto proiettate verso ogni direzione
I loro tormenti – parevano chiedere una grazia
Al presidente della leggerezza.
Così li ho assolti tutti quanti
Ma chi avrebbe potutto assolvere me?
Se non quel poco di poesia che il vento
Aveva ammucchiato come foglie
In un abbraccio serrato sulle spallette
Tra due tossici finiti – Nel loro pitbull albino
fiero come un khan –  un Faraone a difesa dei ponti?

Per strada

ho imparato a camminare
come un pensiero
che non può essere detto
e tento il record di lentezza
sull’ovale delle labbra

parlo col solito muro
che dispensa consigli
più saggi dei miei e
so bene che:

se chiudessi a chiave la porta
la serratura farebbe un rumore
di frattaglie e di ossa, così:

lascio anche i muri socchiusi

e vado verso campagna
che naturalmente
si è fatta strada
da quando mi hai guardato
con la tenerezza di una madre e
come una mimosa che è fiorita
troppo presto.

Per strada cammina la gente.
Sul cemento camminano i fiori.

Uranio

l’impeto certe volte
spaccherebbe la luna
come fosse un’ostia
Sei ariete! : mi scherzò una volta il destino
e rieccoci con la luna
e con le cose che sbiancano
e che si lanciano nel buio
oppure nella luce
forse verso la salvezza
ma comunque molto lontano da…
Cadono piedi pari nel dimenticatoio
gentilezze marcite
carezze perdute
tenerezze scadute
ciò che non accetto
sono le incomprensioni
non si può non capirsi all’infinito
ci sarà pure un giorno in cui
il giallo sarà giallo e basta
e il rosso, rosso
e “stocazzo” non vorrà dire soltanto
che ti amo…
Ci sarà questo giorno
e non avrà alcuna importanza
Come una porta lasciata aperta una volta
prima di evacuare la città
è così che accade con l’uranio.

Sabato catastofico

la poesia è la miglior consolazione
quando fuori c’è un sole mannaro
e le strade profumano
della ragazza che avevi a sedici anni
e il vento ha cominciato a perdere le unghie
e le macchine sono tutte fuori porta
e tu sei dentro una stanza
faccia al monitor a preparare scalette e
a visionare visure che sarebbero semplici
se l’ufficio del catasto
non fosse una tetra emanazione
dei più intellegibili sentimenti amorosi
dove già hai smarrito buona parte
della tua giovinezza

il bisogno di far ridere (non va mai niente secondo i piani)

il bisogno di far ridere
sottotitolo: (non va mai niente secondo i piani)

voglio essere triste
come il ricordo di un aquilone
come un parcheggiatore abusivo
a cui hanno verniciato le strisce di giallo
come Batman in Batman XXV
quando integralisti cattolici gli chiusero la batcaverna
con la pietra del sepolcro di Cristo V
come quando le dissi che era bella da morire
e lei mi rispose sussurrando: SPERIAMO
e invece all’improvviso
il bisogno di far ridere
ti fa inciampare sul marciapiede
nei due bassotti che corrono di fianco al padrone
legati insieme da una solidissima catena
come un’antica arma medioevale
e ti ritrovi a terra con due wurstell pelosi
che ti leccano il viso
e quando il padrone ti chiede scusa
tu rispondi senza motivi apparenti: grazie!
e poi continuate a ridere
per la durata di tutta la voglia
che avevi di essere triste.

Ammiccamenti (dialogo parecchio notturno iniziato chissà quando a quattro mani e quattro mura, occhi NP)

Ammiccamenti (dialogo parecchio notturno iniziato chissà quando a quattro mani e quattro mura, occhi NP)

…ho letto
e già queste due parole
dovrebbero farti capire ,
ragazza: ho letto!
ho-detto avere-cammelli
tu venire o non venire?
ma meglio se tu venire
sul rivenire invece non garantisco
su, vieni, ragazza
ragazza: sei scemo?
io ho letto, ti sto dicendo
ragazza: ma cosa hai letto?
per scaldarti meglio
pieno di prati freschi se è caldo
e caldi se è fresco
e cuscini e libri di parole soffiate
di parole audaci e accoglienti
non guardarmi così, ragazza
dicevo: ho letto
casa scrivania tavoli vari
diverse lampade
sedie quattro e
non meravigliarti
se mi invento un inventario
coi simboli del nostro immaginario
pur di focalizzare poi l’attenzione
sul fatto che : ho (un) letto
pieno di parole
e vuoto di te
ma che se adesso dicessi sì
allora anche no
non sarebbe vuoto di te
ma pieno anche delle tue parole
e capelli e rossetto
non so se mi capisci
No, che non ammicco,

lo giuro che allungo le mani
è che ho let to!
Capiscimi
letto!
volevo solo dirti
che ti amo
prendendola
un po’ larga…
che fai mi mandi un messaggino?
Che dolce che sei
ok, leggo… leggo…

ragazza: hai letto?
Ma come? vaffanculo?
sì, ok, ho letto.

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