Libeccio
Anche i colori
Al sole
Fanno vapore
Una ragazza
seduta sul balcone
Del lungarno
Corre il rischio
Dell’amore
E forse ha ragione…
Forse un tumore…
Libeccio
Anche i colori
Al sole
Fanno vapore
Una ragazza
seduta sul balcone
Del lungarno
Corre il rischio
Dell’amore
E forse ha ragione…
Forse un tumore…
Poesia di amore vero.
Se l’amore bussa alla tua porta
Tu apri la finestra
Se l’amore bussa alla finestra
Tu apri la porta
Se l’amore bussa alle pareti del cuore
Forse è una fibrillazione ventricolare
Se l’amore bussa al pavimento
Forse è quello dei vicini
Se l’amore non bussa ma entra sicuro
Attento al portafoglio
Se l’amore è un dejavù
Aspetta, tanto poi passa…
Se invece l’amore sei tu
Ho avuto un gran botta di culo.
I posti sono posti
E io amo la gente
Che abita i posti e
Non amo i confini
Che chiudono i posti
In piccoli posti
I posti sono posti che
Senza gente sarebbero
Ancora dei posti ma
con più nostalgia
io sto bene ovunque
ma non amo i posti
Ché amo la gente
Che abita i posti
la nostalgia ha dei posti
Dove c’è stata gente
In fila per due
Per entrare in un posto
Che aveva confini
Senza ritorno
gli anni passano come guardate distratte
tipo: Hai visto la macchinina di ieri?
e passano trent’anni!
e quella vernice rossa la ritrovi sulle labbra della sconosciuta
o sulle unghie di una mano amica
nooo non alludevo a Federica
o di un’amante di una notte o di una vita
così succedono le cose
stopicciando il tempo come occhi assonnati
fino a friggere il passato in una bolla di tempura
siamo vivi oggi qui adesso
come dici? gli anni? La felicità? Le nuvole?
sono cose sopravvalutate.
Ma comunque resto umile…
aperto come un carciofo fritto e rifritto
braccia larghe e sguardo all’universo
regalo perle al cane sotto casa
ai muri e ai marciapiedi
ogni tanto un’eco
un grazie e per piacere, poi
cerco l’infinito nella cassa delle pere.
Ammucchiatele le immagini
Dei corpi dei bambini
Come una pila scarica
Sulle nostre coscienze spente
Non è colpa vostra se siete inerti
I nostri nonni sapevano
E tacevano la guerra
Di notte si svegliavano e piangevano
Quando dormivano
Il vero dolore è sordo e muto
Come la compassione
Che si nutre di polvere e accoglienza
Quello che vediamo oggi
È l’incapacità totale di provare amore
Per i corpi ammucchiati gli uni sugli altri
Vestiti come M&M’s colorati dove
Da quelli rotti scheggiati
fuoriesce cioccolato
Alla nocciola.
Non piango i corpi mutilati
Piango l’incapacita di amare
La mia.
E nemmeno piango.
mi è sempre più caro il marciapiede
a tarda sera fa le veci delle stelle
io confesso a lui il mio amore
ed egli lancia sassi e sgambetti
come una donna che hai ferito
come l’universo
ma con meno domande
e più discese
e qua e là
l’odore della vita
e delle cose cadute
qui adesso ti penso
bocca di vino e mirtillo
col sole alto a spaccare
a grappoli la luce sul fiume
dove chiudono gli occhi i palazzi
chinati sull’acqua
come in attesa di un bacio
Aprile per fortuna
tradisce le attese
passa un vento nuovo
che sovverte i pensieri
e io so di che parlo:
nacqui una mattina di queste
e mi volevano femmina
e garbata e mansueta
e invece…
alla sera franano le cose
prive di fondamenta
e di notte piccole dita
nel sonno ci sfiorano il viso
piccoli vermetti verdi
carezze che annunciano disastri
e nuvole di cose sbiadire dal tempo
ci sfiorano appena il cuore
che rallenta fino a battere
quaranta volte in un minuto
e talvolta penso
tra un colpo e l’altro
al non-luogo
dove le cose accadute
continueranno a cadere
al di sopra del ritmo
per sempre e
con un certo groove.
da tanto tempo penso
di essere troppo giovane
per avere dentro di me
tutte queste malinconie e
adesso che sono un vecchio giovane
comincio a capire più cose
di quante ne vorrei capire
da tempo ho perso ogni pudore
forse perché non ho niente da perdere e
posso sedermi in uno qualsiasi dei tramonti
e spergiurare fedeltà all’alba
ai fenicotteri rosa e agli arrotini e
nessuno si stupirebbe se mi nnamorassi
di un cactus albino
o di un mucchio di copertoni usati
o se scrivessi un’ode alle maniglie delle librerie
e dei bagni pubblici di tutta Europa
faccio quello che voglio
che poi è quello che posso
che poi è sempre troppo poco
ma posso ad esempio dichiarare amore
a qualunque cosa abbiano dichiarato guerra
fosse anche solo per spirito di contraddizione!
oppure dirti che sei bellissima
anche se ci conosciamo da quindici minuti
e commuovermi di questo fatto
e non tentare di nasconderlo
dietro gli occhiali da sole
ché non ho tempo da perdere
seppellendo bellezza
ad ogni angolo di strada
per poi aspettare qualcuno
con più coraggio di me
che riporti alla luce
tutte le bellezze
che ci siamo perduti.
quella volta che piansi in un parcheggio
con le poesie strette nel pugno
ero solo e circondato dagli ulivi
e col vento che suonava i fichi d’india
non ero né triste né felice
di certo ero contento
di certo sopraffatto dagli eventi
dentro di me si sciolse una cima
sentii nitido lo spiegarsi di una vela
il rumore delle cose che non mi spiego
fece il rumore di un lenzuolo
fece il rumore dell’estate
quando comincia a calare il sole
e a salire la brezza dal mare
Vincenzo disse il mio nome
e nessuno mi riconobbe.
Applaudirono sulla fiducia.
Andava ancora tutto bene.
poi cominciai a parlare
e ingaggiai una lotta
con la chitarra e col cielo
e con tutti i santi
e con la sua assenza
e persi
e ne fui felice:
non poteva essere altrimenti.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...