M&m’s

Ammucchiatele le immagini

Dei corpi dei bambini

Come una pila scarica

Sulle nostre coscienze spente

Non è colpa vostra se siete inerti

I nostri nonni sapevano

E tacevano la guerra

Di notte si svegliavano e piangevano

Quando dormivano

Il vero dolore è sordo e muto

Come la compassione

Che si nutre di polvere e accoglienza

Quello che vediamo oggi

È l’incapacità totale di provare amore

Per i corpi ammucchiati gli uni sugli altri

Vestiti come M&M’s colorati dove

Da quelli rotti scheggiati

fuoriesce cioccolato

Alla nocciola.

Non piango i corpi mutilati

Piango l’incapacita di amare

La mia.

E nemmeno piango.

Marciapiede

mi è sempre più caro il marciapiede
a tarda sera fa le veci delle stelle
io confesso a lui il mio amore
ed egli lancia sassi e sgambetti
come una donna che hai ferito
come l’universo
ma con meno domande
e più discese
e qua e là
l’odore della vita
e delle cose cadute

Aprile

qui adesso ti penso
bocca di vino e mirtillo
col sole alto a spaccare
a grappoli la luce sul fiume
dove chiudono gli occhi i palazzi
chinati sull’acqua
come in attesa di un bacio

Aprile per fortuna
tradisce le attese
passa un vento nuovo
che sovverte i pensieri
e io so di che parlo:

nacqui una mattina di queste
e mi volevano femmina
e garbata e mansueta
e invece…

Il Richiamo ( Dichiarazione d’amore alla mia terra)

Il trifoglio che mi vide crescere
è morto, è vero
il quadrifoglio lo trovai una volta soltanto
lo lasciai là dov’era
a fare una lunghissima ombra
poco al di sopra del cimitero
i cani che ho nutrito
sono tutti sepolti ma ancora
scodinzolano docili i ricordi
perdute le lattine
a cui tirammo i calci
per poi nasconderci ere
dentro gusci di pietra senza tempo
perduti per strada alcuni amici
messi da parte gli amori
asfaltate le carraie pietrose
dove andavamo
saltellando per raccogliere more
e scansare serpenti
i castagni in paese hanno fatto posto
ad orridi palazzi e
molto di quello che ero
è andato perduto
con l’arrivo dei semi
ma non il ricordo
che hanno di me
i muri ed i figli
i padri e le figlie
le madri e gli ulivi
sanno ancora chi sono :
a quale razza appartengo
e la mia ombra ancora resiste
non è del tutto perduta
non mi importa certo scomparire
né dai luoghi né dalla memoria
un giorno l’oblio che custodisco
come una morte annunciata
come la malinconia dei giorni trascorsi felici
prenderà il sopravvento come è giusto che sia
ma ancora è forte la voce
del grido che lasciai nella valle
mi interessa ancora esserci
per sorreggere la calce
crepata dal muro che
mi vide più selvatico di adesso
e per respirare quei luoghi
dove chiunque può dirmi
con cadenza precisa:
Michè, Sei tornato?
e dove io posso rispondere
col sorriso brandendo una birra
che no, ché non me n’ero mai andato.

Groove

alla sera franano le cose

prive di fondamenta

e di notte piccole dita

nel sonno ci sfiorano il viso

piccoli vermetti verdi

carezze che annunciano disastri

e nuvole di cose sbiadire dal tempo

ci sfiorano appena il cuore

che rallenta fino a battere

quaranta volte in un minuto

e talvolta penso

tra un colpo e l’altro

al non-luogo

dove le cose accadute

continueranno a cadere

al di sopra del ritmo

per sempre e

con un certo groove.

Il coraggio

da tanto tempo penso
di essere troppo giovane
per avere dentro di me
tutte queste malinconie e
adesso che sono un vecchio giovane
comincio a capire più cose
di quante ne vorrei capire

da tempo ho perso ogni pudore
forse perché non ho niente da perdere e
posso sedermi in uno qualsiasi dei tramonti
e spergiurare fedeltà all’alba
ai fenicotteri rosa e agli arrotini e
nessuno si stupirebbe se mi nnamorassi
di un cactus albino
o di un mucchio di copertoni usati
o se scrivessi un’ode alle maniglie delle librerie
e dei bagni pubblici di tutta Europa

faccio quello che voglio
che poi è quello che posso
che poi è sempre troppo poco
ma posso ad esempio dichiarare amore
a qualunque cosa abbiano dichiarato guerra
fosse anche solo per spirito di contraddizione!

oppure dirti che sei bellissima
anche se ci conosciamo da quindici minuti
e commuovermi di questo fatto
e non tentare di nasconderlo
dietro gli occhiali da sole
ché non ho tempo da perdere
seppellendo bellezza
ad ogni angolo di strada

per poi aspettare qualcuno
con più coraggio di me
che riporti alla luce
tutte le bellezze
che ci siamo perduti.

Quella volta che piansi in un parcheggio

quella volta che piansi in un parcheggio
con le poesie strette nel pugno
ero solo e circondato dagli ulivi
e col vento che suonava i fichi d’india
non ero né triste né felice
di certo ero contento
di certo sopraffatto dagli eventi

dentro di me si sciolse una cima
sentii nitido lo spiegarsi di una vela
il rumore delle cose che non mi spiego
fece il rumore di un lenzuolo
fece il rumore dell’estate
quando comincia a calare il sole
e a salire la brezza dal mare

Vincenzo disse il mio nome
e nessuno mi riconobbe.
Applaudirono sulla fiducia.
Andava ancora tutto bene.
poi cominciai a parlare
e ingaggiai una lotta
con la chitarra e col cielo
e con tutti i santi
e con la sua assenza
e persi
e ne fui felice:
non poteva essere altrimenti.

Scrivere è facile

scrivere è facile
e se non hai niente da dire
è ancora più facile:
appoggi le dita sulla tastiera
e la musica farà il resto…
lo so, lo so
tu che sei intellettuale
avrai parecchio da ridire
dirai che sto soltanto sprecando tempo
e lo dirai perché credi davvero
che il tuo tempo abbia un valore
perché sei narciso e quindi nutri delle aspettative…
Mentre io qui sto solo dicendo
che forse esisto e che forse no
Né la vita né la morte sono certe
questo l’ho scoperto con le labbra,
poco fa ho stappato una bottiglia
e ha fatto il rumore del pozzo
di quando lanciavo grossi sassi di fiume
glup: e mi si è stampato un sorriso,
e poi sono andato a capo coi pensieri
ed ero da solo in mezzo alla stanza
con la bottiglia in mano
bello, come una statua greca…
scolpita da un dio cieco

Ad alta voce.

Non permettete a nessuno di insegnarvi la poesia.
Non ascoltate chi vi insegna a leggere. Leggete. Leggete ad alta voce, ascoltatevi, non abbiate pudori.Arrotolate le parole e stendetele al sole, al vento, dichiarate pure con le vocali amore eterno alle nevi, ai ghiacci, agli arrembaggi e ai pirati. Fatevi sentire. Quella è la musica. La vostra musica. Tutti hanno scritto soltanto per la vostra voce. Hanno scritto solo per avvelenare di amore la punta tenera delle vostre dita, per vincere il callo che cresce sul petto.

Una stagione nel cuore

ho una stagione nel cuore
di cascate fredde e disgeli
di sigarette mai fumate che
hanno profumato di tabacco lo stipo
granate inesplose stipate nel fienile
di attacchi di panico consumati avanti ai vetri alla notte
attacchi di pane consumati avanti al frigo al mattino
ho una stagione nel cuore
e almeno sette abissi
da cui so uscire ogni volta più agilmente
ogni abisso ha una bestia a sette teste
e tutte e sette sono teste di cazzo
lo so, è una cosa che fa ridere
ed è vero che fa ridere
perché non dovrebbe essere così?
ho una stagione nel cuore
intramontabile come il cuore
alla sera fa primavera se ti vedo
e al mattino principia un inverno se sei troppo lontana
ma c’è qualcosa che nasce ogni giorno
e se ne infischia del freddo e del caldo
dice: hai visto per strada che è successo?
ed il giorno si affaccia con gli occhi commossi-
la vita.

Sogno Ad Occhi Aperti

 

mi sono svegliato all’ombra
di una rossa mongolfiera
la mongolfiera era un sogno
il sogno era un pensiero
il pensiero faceva rumore
il rumore era un vento
il vento era un viaggio
il viaggio era un profumo
il profumo era un fiore
il fiore era il mattino
il mattino era un nome
il tuo nome era il mio nome
ed io ero il bambino
che sognava all’ombra
di una morta mongolfiera

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