da dove sto scrivendo

La difficoltà di scrivere
Di questa stanza vuota
Risiede dall’assurda condizione
In cui noi ci diciamo noi
E la stanza. Stanza. Perché a guardar bene
Fuori da una finestra
Seppure non ce ne siano. Finestre. A guardar bene
Da una finestra: dico. Ammesso che la parola
Finestra identifichi soltanto il senso comune. Univoco dell’infisso. Fuori. Vediamo.
Esattamente ciò che vedi adesso
Al di qua della finestra. Da dove sto scrivendo
La finestra è rotta. Come rotta è la cosa che dici io.
Da là che poi sarebbe qua per me. Escono ed entrano le folle di parole. Ma non parole che significano come adesso. No. Parole che alludono ed eludono.
Che se pensi di averla colta, allora forse l’hai ignorata. Quello che voglio dire non si può dire a nessuno. Ma tutti lo sanno. Tutte ne masticano. Eppure l’unica ragione che mi spinge è la sorpresa. Che ogni volta scopro non essere questo o quella. Ma questo e quella. Come una guardia alla finestra rotta. Dove entri. esci. e sei anche la finestra rotta. Contemporaneamente. Come in un sogno. Dici delle volte e. invece è la vita.

Stereoscoppio ( Il cuore sul microfono)

Dal momento in cui abbiamo cominciato a ridere nelle foto

La crepa si è disanimata sui palmi

Come linea della vita. La domenica.

Poi sono passate molte auto sotto ai balconi e

Sulle autobanne illimitate

Sempre più silenziose

Sempre più grandi

Sempre più costose

E le mani sempre più piccole

E le crepe più luminose di mai

Sempre è qui – sempre è qui

Ripeti alla cassa automatica

Di mai in peggio pensa l’avventore

Mentre scannerizza lo scontrino

Per poter uscire dalla veglia –

Da solo ti avvii sull’unico viale

Che porta casa tua

Così lontana da Roma  e

così fredda e lucente

Da far impallidire la membrana

Di uno stetoscoppio

Bumh-Bumh. Bumh-bumh ( il cuore sul microfono )

Buh-

Es muss sein muss es ein.

Voglio consumarmi sulle tua labbra

Come un pensiero
Stringere la manopola di una radio
E girare come capezzolo. Attenzione –
Ma non troppa.
Così deve essere. Così è.
Serrare la veneziana fino scomparire
Nell’oscurità di questa lingua
Che come acqua scava solchi nella memoria
Profondi come la linea del tuo culo
Spegnere nei tuoi occhi quel lampo di tempesta
E friggere come una farfalla sul tuo seno
Per sempre tra i leoni come un osso
Secco e vibrante. No. Non un flauto di vertebre
Né vana gloria. Ma Come un cartoccio
Che cura col crepitìo degli occhi qualsiasi cosa sia. questa vita
così santa e così.
Dimenticabile.

Ho stato io

Ho stato io

Il calcolo è stato spillato senza schiuma

Non a regola d’arte 

Qualcuno è rimasto fuori da qualcosa e

Sono sempre i cosiddetti ultimi

E tu che cianci di meritocrazia

Con la casa piena di libri e la rubrica piena di gente come la mia –

Questo occidente che incide sugli spigoli

E non si smussa di una virgola:

Che burro cacao usi nel sogno

Per avere labbra così morbide?

C’è sempre interferenza in ogni cosa

C’è sempre altra in ogni cosa

E questa dico-tomia per dire altro

E in questo intorno del disagio

Che si gioca la partita tra

L’essere e l’avere 

:Ho stato io a guidare il trattore 

( interferenza pop).

Perché le vespe asiatiche dovrebbero avere la 104.

Oggi giugno ha l’odore dei piatti rotti

Del sole appena uscito dal frigorifero

Delle polveri lasciate alle spalle

Da un’ambulanza in corsa.

Stamattina dal balcone spalancato

È entrata una vespa asiatica

Di quelle grandi e aggressive

Quelle che uccidono le api.

Era magnifica mentre volava 

E sbatteva le corna sulle travi 

Di noce scuro del settecento

Zzzzhh pah… zzzhhhhh paahhh!

Poi un po’ stordita si è avvicinata al ventilatore

e incredibilmente è riuscita a risalire il flusso d’aria senza esitare.

Si è posata sul blocco che ricopre la ventola e con fierezza guardava verso di me e spiegava le ali, come a dire:

Guarda che alicipidi e che trapezi!!

Poi un elegante carpiato all’indietro e tac:

È stata risucchiata dal ventilatore.

L’ha  sputata sul letto divisa esattamente per metà:

Testa- Culo.

La verità è che:

Puoi essere dotato quanto vuoi

Puoi perfino saper volare e dominare la specie,

ma se sei coglione farai sempre la fine del coglione.

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