mi fanno cacare le poesie

Puoi pensare che quella volta che ti premiarono a Livorno al Goldoni

A tua insaputa per delle poesie…
Puoi pensare che scrivere andando a capo
Oppure puoi pensare che i buoni sentimenti
Che nei concorsi di… Nei circolini
O puoi pensare che nelle nuvole
Nel sole soltanto e nei pesci
O nelle tenerezze nelle lodi degli amici e del pubblico pagante ci sia…
O puoi pensare d’essere rappresentante
Degna o degno
Io penso che: ed è già un inutile. Già abbiamo fallito. Ma nessuna colpa eh! Fallire è più che amore.
Seppure non pensiamo, non siamo,
Non valgo. Dico. che un accenno di parola
E non per questo sminuisco questa mia inesistenza. Sia chiaro. Tutto è oscuro
Se facciamo i simbolisti. Ma anche non facendo. Non dico che è poesia quello che è scritto che è come dire niente.
Dico che è una mano che può dare salvezza
oppure far morire. Altre stronzate come queste: Poesia è come amore: soltanto chiacchiere addomesticate per chi non crede d’esser morto.
Io certe volte scopro il mio petto fallibile come un’ape zoppa di bene e di male
E ogni tanto ti offro la mia vita così
Come si fa con una caramella amara:
Forse è solo una questione di sapori, la vita, e non di gusti, la poesia.

A:Bis, B:Cis,C:Dis

Eccola la storia

come una campana

Che risuona e dice:

Bisogna pulire la mente.

La stella d’oro in gola

Il cuore d’oro lasco

Le corna d’oro in basso

La trilogia del vento

 al collo dice:

di cose inafferrabili.

Inaffidabili. Inaffondabili.

E pure spinge un’aria

Umida _ come basso ventre

Dolce _ come una meringa

Fresca_ come piperita. Certo_

Lo sguardo un poco pizzica

Un poco ad oggi trema –

Come dentro un palio

Di primo pomeriggio

Di orizzontale estate.

Ma dimmi, giovine sollazzo,

Su quale abisso # bissi

Con il bicchiere pieno?

Parlare col Boss come un forsenNato.

Dice ch’era un poeta

E veniva nel mare

Diceva tutti i giorni

Di volere affogare

Dice che l’ ispirazione

È una espiazione

Ma con più aria e oggi dice

L’ossigeno che brucia le cose

reagisce sì con le parole

Ma fa l’odore dell’ozono.

Così parlo col boss in maniera pulita

stringendogli la mano 

delle possibilità mai avute.

Essere poeti non vuol dire un cazzo

Essere umani vuol dire invece molte cose

Di tutte. Una. Forse coraggio ma anche il contrario

Così mi do la sveglia col sorriso

E lui mi poi colpendo la scena- 

mi chiede scusa 

per avergli fatto cadere una pietra

Sul parabrezza della sua auto.

Non so perché ma così dice.

Il boss è in imbarazzo – la gentilezza

Talvolta disarma. 

Così direbbero  catechisti per sentito dire.

Cose che accadono

quando i vicoli si stringono

Le arterie si fanno sclerotiche

Come i sentimenti

E la legge parlata 

è quella del rispetto.

Meritocrazia mi dico 

vuol dire un gran cazzo bis.

Il male del secolo

È sempre lo stesso:

Diseguaglianza. 

Se fossi Nato veramente

Scriverei cose migliori

Ritirerei gli eserciti e insinuerei il dubbio:

Saresti un ForsenNato?

Rifletti. Pure queste ovvietà

Fatichi a digerire.

fRatti non pugnette

Con te divido questa poesia

Come pane duro
Ammollato alle volte
Di cielo e di stelle
Diremo: sticazzi
Qua la terra ci bacchetta col raspo
Qua l’odore è poco dolciastro
Ma possiamo spartire
Verso misure di certo piccole
E senz’altro intime.
Questa poesia è di certo
La sola particella elementare
Di cui siamo fratti.

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