Di cosa ti vanti?

cosa lacisciamo se non

una scia di abbracci dopo le meschinerie?

se non amore dopo i tradimenti – di chi? cosa?

se non la qualcosa nonostante le dipartite del buonsenso.

io mi vanto solo di volervi bene. nonostante tutto.

tutto è la vita che non so capire.

Ma non importa. non trovi?

finché parole che non sono parole

ma stersici, liberi e recite

e fiumi di piombo e Giuliette

e spiriti che vivono senza chiedere

o domandare alcuncosa… dice:

La fine di un anno non vuol dire che struttura.

testuggine di sentimenti a protezione del capitale.

Perché allora non morire come un piccione

sul suolo dell’egocentrismo? Non lo so.

a che pro? scrivere per farsi dimenticare?

lascio i treni della vita e gli indimenticabili

per esistere toro coi i dimenticati.

madri che non sanno più dei figli –

ci ammucchiamo come polvere ai lati delle strade

dove imbecilli in parata credono di esistere

come entità tronfie di materia tra parole incomprensibili.

e poi il vento che fa stringere gli occhi

e poi il sole fa brillare i metalli

Come Anna avanti alla prigione

a noi non serve la poesia. ma la vita – forse –

e un’idea di Modigliani.

Tra i vicoli di Napoli

Tra i vicoli di Napoli

La calce rovinaspra

Scortica la pomice

Con il graffio rugginespolo

Di unghie spezzavoce

Frutti cadono dal cielo

Come per errore

Come pioggia su friarièlli

negli occhi un pianefforte

Nella voce altre due voci

Con mani sporche stereofatte

di luoghi assai comuni

È ancora tempo di sterlizie

È sempre tempo di profumi.

POLVERE DA SPARO


Domenica.
Campane suonano a festa
Per motivi ancora sconosciuti
Stamattina il vento che stanotte
È stato tempesta, ha spazzato le nuvole
E ha portato un odore di deserto.
C’è aria di resa sui prati –
Mentre dalle montagne
Lo scoppio delle polveri da sparo:
Uno due tre quattro cincque sei colpi
Ritmati come uno spartito
E poi i cinghiali che fiutano la morte
E corrono come i lupi di Vysotskij
Ma più spacciati e con meno romanticismo
Cadono da ultimi. Come fratelli
Come dolcetti di zucchero e cioccolato
Occhi di marasca sotto spirito
Si accasciano agonizzanti
Al profumo della polvere da sparo
All’allegria delle campane
All’orrore dell’esistenza che è così dolce
E tragica e finita e contata per difetto
E approssimata
-così come noi desideriamo

SERENITÀ

La serenità la immagino
Così come la effettuo
Al mattino dopo sveglio
Leggendo ad alta voce
Per esempio: dieci poesie di Brodskij
Sulla tazza del cesso.
Fuori dalle urgenze della vita
Esiste un tempo, Mattone su pensiero su mattone, in cui esiste solo una voce
Fatta di carne. Certo.
Un tempo Fuori dal tuo tempo.
Dove nelle cellule, e nell’infinitamente piccolo
Le distanze sono incommensurabili
E dove la velocità ha il sapore del fuoco
E della spiga che si slancia verso il grido
Dove tutto è cominciato senza fretta.

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