Alba

Mattino presto – Alba
Nessun desiderio sui monti
Solo un fazzoletto di luce
umido e Freddo come la valle.

Di tante vacche a pascolare sui pendii
Nemmeno un campanaccio trapassa
Il suono merlato dei tagliatori d’erba

Qualche auto lontana in direzione del mare
Sembra già un motoscafo nel vento
E una cornacchia sull’albero in giardino
E Il gatto che mancava all’appello
Proprio desso ha parlato
– mi cecasse il quart’occhio –

Poi è caduto lo spillo dal tempo
di incertezza ha tremato il cuore.

l’opera adesso è compiuta.
Lo ha deciso da sola.
La notte non avrà chiuso la porta…
Una coda di morte ha fatto serio il mattino

L’ inutile sparire



Qualcosa da dire che non sia inutile
Inutile dirlo:
Svirgolettano i pomelli dei cassetti
Strabuzzano le asole del sonno
S’appiatta il pensiero camicia sudata
E si imbosca sotto le ombre del letto
Wislawa. Wislawah. Se ne lava le mani se
Cadono premi dal cielo come convocazioni
A partite di calcio di tentata categoria
Che vuol dire fa caldo?
Sudare? Forse morire. Sì, morire ma senza gioire?
Meglio partire! Ma senza parlare o votare.
Forse restare. Meglio. Come un punto
. che nessuno sa dire. Inutile. Inutile.
Come figliare, vivere o morire. Forse gioire?
Shakespiare la vita dalla serratura del pianto
E gioire. Così, senza un motivo. Gioire e poi ire. Ire, su. Irsuti corrère. Andate migrare sparire. Gioire e svanire. Come parlare ma senza esistere veramente come occupante di spazi. Forse una volta affittare… Per il resto svanire gioire
E un poco il cazzo… cacare.

La Cosa

Attraverso la città
Vorrei qualcosa da leggere
Che non sia una mia poesia
Allora mi siedo su un arrivederci
Appoggio la nuca sulla chiesa
E lo sguardo sulla strada
Ieri sono passato dalla stessa calle
E tutto era diverso. Qualcuno mi ha salutato con piacere
Un vecchio negoziante ormai in pensione
Mi ha offerto un caffè e la signora del chioschetto
Mi ha dato 32 o 33 anni ( semmai per gamba )
Perché questa cosa del tempo che pare non passare dovrebbe compiacerci?
Voglio morire di incartapecorimento. Di accartoccio da abuso di sostanze stuporefacenti.
Quante stronzate vengono in mente in quando siedi sui gradini di una chiesa….
Adesso ho messo un po’ di musica
Like someone in love – Bill Evans.
E la cosa non svanisce. Quale cosa?
La cosa… Questo attraversamento che lascia
Pezzi di universi in ogni dove. Che assomiglia
A qella cosa che ci fa tremare come cristalli
Di solitudine interrotta sotto al sole. O sopra. O dentro. O-dino!

Bellissimo.

Ho patito il caldo tutta la notte
Forse a causa di qualche birra di troppo…
Ho pensato molto, immaginato poesie, fatto discorsi che non vedranno mai la luce.
Pensato a tutti o quasi gli errori fatti in passato e in futuro. Ed anche al presente
Mentre una goccia di sudore scendeva dietro al collo
Fino al cuscino come a ricordare l’appartenenza alle cose che cadono. Non ho pensato minimanete ad asciugarla.
Si bagnino pure i pensieri. Si raffreddino al vento e nel vuoto adiabatico della mente.
Poi sotto al balcone a tarda notte, dei ragazzi parlavano sottovoce di futuro e di fica. Come spesso accade alla fine delle superiori.
Me ne sono stato lì, umidiccio, a ricordare l’ultima estate prima di andare all’università. In verità, con stupore, non ricordo quasi niente.
Forse ero a Ischia cazzeggiare o chissà dove a sparare cazzate…
Cosa è rimasto di quel ragazzo che non conosceva paure? Forse troppo. Forse troppo poco. Chi lo può dire…
Mi sono addormentato con quelle voci che rimbalzavano tra zanzare e sudore. Tra
L’amaro della birra e il dolce di una donna.
Non è cambiato poi così tanto…
I soliti contrasti su coi poggia l’esistenza, stimolano sempre la riflessione e la crescita.
O almeno cosí dovrebbe essere.
Verso mattina, il cielo ha cominciato a rischiarare, saranno state le cinque o giù di lì, e i due ragazzi si sono salutati e allontanati come gatti.
Vi farete un poco male, ragazzi, non esagerate né con le sostanze, né con le paure, e sarà bellissimo…
Bellissimo.

Canìcola non la solita Pepsità

Prima ho buttato giú un sorso di caffé freddo

Il vento sotto la finestra ha bruciato il grano

Con un colpo di tosse

Nel vicolo le magliette colorale

Sembrano ombrelli chiusi dal sole

Che si allontanano e si avvicinano

a qualche verità che non riesco a capire.

Sempre inadeguata è la vista. Penso.

D’un tratto il pianto di un adulto

Ha spaccato il silenzio come una mela

Un odore dolce e pungente si è sparso nell’aria

Ananas e piscio scaldati dal giorno.

Il cane dei vicini ha drizzato le orecchie:

Sul tempo si inginocchiano i morti

E non i pensieri. E tu sei morto o pensiero?

Mi domanda abbaiando.

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