Where

Dove scompare di colpo la voce?
Nella tomba. Nella tomba coi morti!
così la cruda terra
secca le labbra
già arse dal sale
resta l’assenza
come un crampo
alla pancia
come forma di fiore
oh! La gratitudine
del tempo passato
in abbracci – certo.
certo il dolore
separa le colpe
da cose felici
dico: io ero eterno
fino a un attimo fa
poi sono finito
come un sasso di fiume
ora stondato
ora uno spigolo
acuto di selce
-certo, la vita
la pensavo selvaggia
come schiuma alla bocca
ma chi si dice davvero ferrato?
chi è mai pronto davvero all’assalto?
me ne vado più scemo
farfugliando per strada
e fischio vecchie melodie
per i vicoli rotti
certo – quell’ombra
mi è sembrata un sorriso
che ho ricambiato
con la morte sul viso.

Carpe Diem

Zio Orazio da Venosa che
Coglie il fiore d’ombra per
Farne margherita di prato
Certo i tempi
non sono favorevoli
E quando mai… *
Qui i rimorsi stoici
stringono il cappio del giorno
Come la spiga – una lucertola
È una giovane sera
Senza canti di uccelli
Hai perso per strada
Un’altra innocenza
Come può la morte
Intorbidire il tempo?
Penso i passi come nuovi suoni
Faccio coi suoni altre parole
Che canto cosí – senza capire
Libero un ricordo dal ciottolato
E porta il nome di una amica
E non so piú se piangere o gioire
Adesso il cielo fa un riflesso rosso
Che vuol dire – aspetta
Ma niente resta nella forma avuta
Adesso occorre metter legna al fuoco
E quel rumore di corteccia tesa
Muove con calore una carezza

So Long Silvietta. Amica mia.

Silvia
la conobbi a Pisa durante il primo giorno di lezione, in una calda aula di ingegneria. Polo F. Era convinta che mi chiamassi Auricchio, io di rimando storpiavo il suo cognome in Galbani, ché si sa, vuol dire fiducia.
Ridevamo spesso, ma Le ho dato anche filo da torcere.
Era il 2002. Lei aveva gli occhi grandi, gentili e di un verde che al sole facevano scintille.
Era bella. Era gentile. Ci volevamo bene.
Di un bene profondo. A lei devo molte delle poche cose buone che sono. Lei mi ha insegnato il perdono, che significa: imparare a vivere.
Mi ha insegnato il bene sopra ogni cosa.
Poi, tra una birra, una scamorza un film e un concerto siamo cresciuti.
Silvia mi ha insegnato anche il coraggio.
Mi ha insegnato che le malattie sono terribili ma sono solo cose della carne. Ché si può sorridere fino alla fine.
Silvia ha anche un ragazzo a cui voglio gran bene, Federico, ero sempre felice di uscire con loro due, anche perché mi piaceva la loro maniera di volersi bene… Mi pacificava sempre un poco il cuore.
Scrivo queste righe a 800 km di distanza per rispondere a quella domanda che ci poniamo quasi ogni giorno.
Cosa sopravvive alla morte?
Oppure forse scrivo solo per spartire un dolore che è di tutti. Non lo so. Non so dire adesso se è bene o un male. Sono spaesato.
So però, che soltanto Il bene, solo l’amore ci sopravvive.
So anche di essere stato fortunato
ad aver incrociato la mia strada con la tua e
conservo questa gioia tra le grandi cose della vita.
Adesso fa’ buon viaggio, Galbani, amica mia…

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