Non cominciamo mai

Noi non cominciamo mai
Senza capo né coda
Ci annodiamo gli uni agli altri
Come fossimo capelli
Che solitudine se penso!
Quanto dolore se amo!
Non siamo certo le parole
perdute nella polvere
Siamo il gesto che ha fatto il circondario
Una sera che gli occhi erano dolci
E il copriletto ci ha bruciato per sempre le ginocchia-
Non ci aspettiamo più – adesso – in quel posto sotto casa – o in quell’ora del tal giorno
Adesso l’attesa si è incarnata
Come un punto di domanda ed
“È dolce come un amo teso
Tra la pelle e il cielo”
Si è sorriso quando non ce n’era modo
E ringraziato quando non si aveva voce

In un sereno lunedì d’ottobre apri il cancello, siediti al sole a non aspettare nessuno

Che cosa resta
Tolta la poesia
Tolto L’amore – solo
Il corpo martoriato
O da martoriare
Con inutili cose
Con inutili fatti
Penso questo lago
Penso questo sole
Penso irrequietezza
Penso strade alberate
Penso parbrezza
sporchi di deserto
Penso ultravioletto
Cioè che c’è sempre un uomo
Dove non arriva il pensiero
E poi la polvere
Che sognifica pelle
Che significa tempo
Oppure niente
Un mortaio
Dove noi non lo vediamo
Ferisce come una distrazione
Ciò che non sappiamo.

Vigilia

Attesa di sempre
Vigilia perenne
Allerta! allerta!
Più tu cresci più tu allerta
Più la vigilia si fa
Punto di accumalazione
Dei pensieri più disparati
_Più vivi cosciente del fatto che…
Appunto: imparare a convivere con la morte
Appunto Sub. 1: arrendersi alla vita
S u b i t a n e a m e n t e
È da paesi in via di spopolamento
Come damigiane messe ad asciugare
Che vi scrivo di paure manco troppo nascoste
Quivi le pietre si aggrappano allo stomaco.
Quivi le siepi son fatte di rovi.
Quivi i quadrivi son tutti dei bivi
Bisogna uscire del piano incrinato
Puntare in altro e confondere le aspettative
Vigilia di qualcosa che sarà luminosa
Già si abbaglia il pensiero
E fa male come corpo estraneo
Nella carne del sentire
Vigilia: sei vivo e vigile
Compi almeno un altro d’amore
Scrivo da paesi in via di guarnigione
Dove toro-toro ci stringiamo
Stericamente megliochesipuò.
Vicini.
Come zollette di zucchero
Aspettiamo la pioggia
E poi vai… Vai…

Amica vespa

Così ci ritroviamo talvolta
Ad abbracciare le mani
Avanti a una finestra
Nel corpo a corpo
Con la vita del presente-passato
A partorire domande
Cosa importa l’inizio?
Che vuol dire la fine?
passano invece le nuvole
Senza avanzare domande
L’amica vespa che
annusa il polpastrello
E poi vola via
come un segno del destino
Cosa vuoi dirmi natura?
Niente… Niente…
Ho amato ogni battito d’ali
Per questo poco mi salvo
dalla brutalità liberista
Certo non basta
Amo – mi consumo – e poi crepo
Ripeto come un sutra
Nel deserto del mio nome
Produco pensieri
quasi fuori dal tempo
Non miro certo all’eterno e
Non agogno la gloria
Forse un poco di pace
(Ma anche qui mi riservo dei dubbi)
Quindi: esisterei come una pietra posata
Per abbellire un paesaggio
Vorrebbe dire la voce
Ma non significa niente – lo so lo so…
È tornata la vespa
E mi consola vederla
Mi fa ridere il cuore
Con le nuove parole

Voglio vivere come i gigli nei campi

Voglio vivere come i gigli nei campi.
Roma.
Voglio diventare come un albero di mimosa
– E perché no? Perché no?…
Mi piace camminare
Percorrendo tra i denti Pasolini e Victor Cavallo
A ciascuno le sue preghiere. Dico sorridendo
Alla donna che amo da secoli prima che io naacessi. Mi piace camminare per Roma mentre passeggio la campagna dei miei nonni
Chilomentri e chilometri più a sud di questi altri fatti di vita che non passeranno
Porto sempre la morte nel cuore: lo dico ogni giorno: È per questo che egli si innamora di vita come una terza persona. Come di un sogno.
Che L’ebbrezza è farfugliare d’amore
E un poco di rabbia residua per manifesta impotenza divino
La vita oltre la resa è tutta un prato fiorito
Mi verrò a prendere un giorno
Con una carrozza di spine
Come un fratello di gioco
Come uno stopper o uno che fa spazio attaccando la profondità
Portandosi dietro due difensori dello statusquo sempre compagno
Sempre avversario
Sarà sempre più dolce perdere
Dopo aver fatto come fosse normale
La giocata impossibile all’ultimo minuto
Del settimo tempo supplementare
E chi capisce capisce
Chi no è tra i più fortunati

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