Il giorno più bello

  
Il giorno più bello dell’anno

Accaddero cose molto semplici:

C’erano gli uccelli che

sbattevano le ali nella pineta

Aprendosi strade tra i rami

Una pietra che ci aspettava

Da più di mille anni

Si fece comoda come un divano

Una strada in salita

Con delle spine lungo il cammino

Da schiacciare sotto la suola delle scarpe

Qua e là l’eco della vecchia stagione

Che rimbalzava tra i monti

Come una milonga

Firmammo un armistizio

Come due generali

E ci alleammo contro il tempo

Non un passo indietro! Invece

Non avemmo bisogno di dirlo

Ma ci abbracciammo a lungo

Come fossero sei vite e

I miei occhi ti dissero

Prendi tutto ciò che vuoi!

Ma non prendesti nulla ché

Avevamo già tutto il necessario

Per arrivare almeno a domani

Nella valigia soltanto il mio libro

Ed un bacio piccolissimo

Che poi era tutto ciò che avevo

A parte il suo profumo

e questa idea di amore

Che mi fa piangere

Quando sono solo

E non so mai se

è perché sono triste

O molto felice

Oppure è l’allergia

Come dico sempre

Se qualcuno mi sorprende

A rovistare tra la gente…

Sì, forse è l’allergia!

Deve essere così

E poi non ero io…

O forse hai visto male…

Comincia a fare fresco

Forse domani pioverà…

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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