non sono un rumore

giorni in cui ronza in testa un pensiero
di cose non dette
uno sportello si chiude per sempre
in un garage molto sotterraneo
sott’acqua la schiena del delfino si spezza 
nell’inseguire una sarda e poi
anche la memoria si scheggia:
La mia improbabile anima ha l’osteoporosi
sarà l’abuso di formaggio o di fantasia…
ha l’odore del sangue e del ferro invece
il ricordo dei maiali scannati in gennaio
e mangiati in estate. penso. ripenso.
i giorni in cui ristagna il pensiero
uccidono più del monossido!
qui il caldo inchioda l’azione al foglio
i colori sfarfallano sull’asfalto
i rumori attraversano le distanze
e non cercano né ombra né birra e finalmente
ho la certezza di non essere un rumore.
alla luce del sole si mente come si può
c’è persino chi idossa la giacca sopra la camicia
e sorride come se non ci fosse un domani
e forse non c’è- forse non mente
d’altronde la cravatta ha il suo universo
di stelle nane condizionate e
se niente è assolutamente vero
niente può essere assolutamente falso.
stringo la mano ad un albero
prendo una signora sconosciuta sotto braccio
che farfuglia strani complimenti
la traghetto nell’ombra e la lascio al sicuro
poi resto impalato alla porta di casa
solitario come uno zerbino
che si è arreso alla vita
con una certa allegria
ai tiramenti del cuore
e a tutte quelle cose là.

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