Quando cerco pace

Quando cerco pace
Scavo nei ricordi
Quelli più antichi
Facevo il numero 3
Con le dita alla materna
Salivo coi piedini su quelli di mio padre
Camminavamo insieme per andare a letto
Lo chiamavo il carro armato
Sollevavo le gonne delle bambine
Dopo aver lanciato con destrezza
I loro giochi nel prato
Già all’epoca ero incapace di romanticismo
Ancora prima ricordo un davanzale
Un boxer e una finestra
Una luce che adesso
Mi pare un’apparizione
I topini che cercavo di liberare dalla colla
Nella casa abbandonata dopo il terremoto
Col mio amico Domenico
Picchiavamo sul muro
Dell’asilo prefabbricato
Così il crocefisso dall’altra parte
Cadeva nel pentolone della mensa
Sfondammo la recinzione, una volta,
Approfittando per giorni della ricreazione
Per tirare un calcio a testa verso la strada
Sfondammo e corremmo per qualche metro verso la libertà, fu bellissimo.
Poi rientrammo senza fare troppe storie
Facemmo il funerale al pallone
E a un passerotto
Ci rompemmo il rompibile
Denti braccia teste occhiali gambe
quasi mai le palle.

Ho male a un fianco

Ho male a un fianco

e a una nuvola

ho male alle scale

e alle scarpe

male al letto

e al cuscino

non ho atteso nessuno

e nessuno mi ha atteso

per la seconda volta

sono arrivato secondo

ad una gara di go kart

al ritorno 

ho infilato la chiave 

nella serratura blindata

e questa si è aperta

ho provato una certa pena

così sono le porte

infili la chiave

e loro si aprono

sono semplici

mi viene voglia di raccontarle

un segreto che se rivelato

mi distruggerebbe

ma le porte parlano

la lingua morta

delle partenze

e dei ritorni e

l’ultima volta che sono partito

le ho detto: vieni

porta chi vuoi

sono stato crudele

lei mi si è sbattuta alle spalle

io non mi sono voltato

eppure al mio ritorno

ho infilato la chiave

e questa si è aperta

ho pena per le porte

e per certe persone

e male a un fianco

a una nuvola

e alla porta

E a certe persone.

specchi

Mi stupisco sempre
per come siamo diversi
In particolare le donne
Mi catturano presto
Creature misteriose
Caciarone o silenziose
Ognuna sempre
pare nascondere
un fitto mistero
Ed io lì sto ore
Giorni mesi anni
Come un dervisci
A slegare parole
A scardinare difese
A spogliarmi di tutto
A diventare parola
Poi pensiero
Poi niente
E se davvero riusciamo
a spogliarci di tutto
Uno di fronte all’altra
Siamo due specchi
Ci abitiamo una volta
Ci leghiamo per sempre.

Mentre cammino

Mentre cammino
Penso alla morte
Troppi amici si ammalano
Non sono triste
Ho la rassegnazione negli occhi
E uno slancio di immortalità
Radicato nel cuore
Passo sui ponti, scrivo
E tutto mi pare un dialogo
Parlo col ferro
Col cemento e col fiume
Tutto mi dice qualcosa
Cose che non posso capire
Incontro altra gente
Saluto qualcuno
Le auto puntano
In direzione eel mare
Io nel mentre
ho una sola certezza
Quella di andare

Cose di cui posso morire nel 2016

Cose di cui posso morire

Fame
guerra
missioni umanitarie
depressione
imprudenza
svista
colpo di sonno
stanchezza
fatica
vecchiaia
violenza
malformazioni congenite
fuoco amico
manifestazione
attentato
mafia
FONOGRAMMA
FONOGRAMMA
FONOGRAMMA

​PIOVONO AUTOSCATTI

PIOVONO AUTOSCATTI

Mi sveglio alle sei

Tachicardia

Sono solo al centro del letto

Respiro, lotto con gli acari

Quattro di bastoni

Fisso il soffitto

Fuori è giorno

Gli uccelli sono svegli da un pezzo

E il mio con loro

Tenta un allungo alla Carl Lewis

Verso il mattino

Respiro a fondo

Trattengo l’ossigeno

Più che posso

Come se stessi fumando

L’ultima paglia di vita

Ho sognato una pioggia di gente

Una pioggia di storie inutili

Di prospetti sbagliati

Mi piovevano addosso i vostri faccioni

E non avevano niente da dire

Denti labbra occhi fronti accigliate

Niente di buono da dire

Una grandine spaventosa

Mi ha raggiunto

Sulla riva del lago

Un dolore insopportabile

Nel mezzo del sogno

La paura di essere inutili

Di non esistere

le Immagini cadevano

come piastrelle affilate

Decorate male ai cieli di merda

Il terrore sul fondo di ogni sguardo

Il dramma dietro ogni sorriso

Meglio una fucilata!

ho pensato nel sogno

Meglio un investimento!

La zampa di un orso!

Una caduta allegrona!

Un pugno e un infarto…

Che essere sepolto

Dai vostri terribili

Terrifici autoscatti.

Abbiamo tutti paura.

cose da dire

Non ho mai creduto
nella lotta con la pagina bianca
Se non hai niente da dire. Taci.
Mi ripeto sempre.
Eppure mi ritrovo
col peso di dover dire qualcosa
E di non saperlo fare
Così passo il tempo
Avanti a un muro bianco e
Aspetto che mi parli
Che mi gratti la schiena
Che mi allunghi un centone
Che mi inviti ad uscire
Che mi faccia un massaggio
Che mi passi una birra
Che mi dica qualcosa
Prima di andare a dormire
Non c’è cosa peggiore dell’andare a letto
Col peso di dover dire qualcosa
E di non saperlo fare.

Orrore

Orrore.
Spesso qualcuno si chiede a cosa serva la musica?
La poesia? L’arte tutta?
Ecco. Orrore. Orrorismi.
Quando accadono fatti orrorifici. Disumani.
Che siano generalmente guerre. Fascismi. Razzismi.
Orrori. Orrorismi.
La musica mette tutto in accordo.
La poesia è il seme della grazia.
L’arte è comunione di vita.
Terrorismo è ogni qual volta qualcuno
toglie respiro alle arti
acceca i ragazzi
terrorismo è ogni giorno
quando “la divina commedia non si mangia”
quando si prova ad asfaltare un’idea
quando al posto di ponti si alzano muri.
Si può combattere l’orrore, cartamente
Si può fermare il terrorismo, sicuramente
seminando accordi, gentilezza, grazia.
non disprezzando popoli
esplodendo rabbie
Lo so, lo so, che tu dalla mente ottusa
dirai qualcosa del tipo: Asfaltiamoli. Stessero a casa loro.
Muriamoli. Sterminiamoli. Altri più ottusi di te lo hanno fatto.
Ma non cadrò, almeno io, nel tranello emotivo,
del combatterti con le tue povere armi
con le tue parole di miseria
con i tuoi concetti di povertà
Provo a spacciare accordi,
a creare opportunità
dialoghi, gentilezza, con
la grazia che fu degli altri e la mia.
Non è facile. Spesso ho fallito. fallirò, forse,
soccomberò un giorno
Ma c’è solo una strada per ottenere la pace
e non è mai lastricata rabbia
non si fonda nella paura
ci vorrà tempo, lo so, cercherò di resistere
nel frattempo.

Innamorarsi di tutto

​D’Estate la visione odora di terra

E grano ammassato sotto al sole

E ombra di faggio

E di acqua fresca e sorgiva

Dei suoi capelli corti

Dei sedici anni 

Di pelle fresca e vaniglia

Corro per i campi senza maglia

Ogni tanto una serpe

Un gabbiano, un randagio

DI rado un umano

Lo zingaro dorme

Sul materasso sfondato

All’ombra d’ una tela di sfortuna

Ed io sempre mi domando

Se non sia quella la felicità

Un pugno di bimbi che ruzzolano

Una frasca di vento

Il ricordo di una donna lontana

Non avere dimora

Non amare più niente

Non volere più niente

Innamorarsi di tutto

All’ombra (la battaglia del TermoPelo)

il mio amore
oscurerà il sole
ti dissi
la sera
che i grilli
aprirono l’estate. Allora
combatteremo all’ombra
mi dicesti
con quel sorriso
da marziana d’Agosto
buttando gli occhi al cielo
e le spalle al muro
ma tua era la gola
l’imbuto, il formicaleone
tua la fica
la sorgente d’acqua
e le provviste
tuoi i trecento
io ero quella cosa
barbarica senza strategie
che sbatte contro i muri
per potersi contenere
una mosca gioiosa
pronta all’assedio
col vento a favore
Avevo dalla mia
la meraviglia della sorpresa
il fuoco greco dagli occhi
nessuna paura di soccombere
puntai tutto sul culo e
sull’onore e…
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