Frontemare (testo ripescato nella rete mai pubblicato. Forse 2017)

Eravamo difronte al mare
Seduti al tavolo della baracchina
Battente bandiera pirata
“Si può essere soli anche in due
O in due milioni di lettori”
Mi è venuto da dire
Nel mezzo del discorso.
Parlo di altro ma continuo a pensare…
Poco più in là
barche a vela
Ormeggiate e vuote
nonostante il sole e il vento
Come gusci di pistacchi
Mangiati il giorno prima
Poche cose inanimate
mi rendono cupo
Come le barche a vela nel porto
Paiono animali in gabbia
Condannati a morte
dalla crisi del circo
Al di qua si beve ponce al caffè
E una ragazza mora
col fazzoletto rosso
È seduta difronte
Bella come sanno essere belle
le cose che ci toccano da lontano
Come il ricordo di un futuro ipotetico
“Se io non fossi io e tu non fossi tu…
magari…”
“In che senso? ” Mi dice.
Mentre un cane lascia la firma sugli scogli
E i padroni si abbracciano in una palla di fuoco
Una improvvisa allegria mi ricorda
Che appartengo alla terra
E alle cose che non sappiamo spiegare
E mi aspetto che un dinosauro
mi pisci sul capo
Invece è una carezza
Di una voce lontana
Che suona nell’aria…
È incredibile come riusciamo ad essere pessimisti
Nei momenti migliori della nostra esistenza.
Pago il conto alla sera
con un pezzo di cuore
Un giorno ritornerò a prenderti
Significava quell’arrivederci.

El purtava i scarp del tennis

tra il 99 e il 2000 a Napoli conobbi Giggino
tutti e due portavamo le scarpe da tennis
io ancora ci giocavo regolarmente 
lui invece non ci aveva mai giocato
vendeva una rivista di strada…
(scarp de’ tenis)
io ero un ragazzetto poco sobrio
lui veniva dalla strada –
e anche io a modo mio ( in un senso molto lato)
la sera ogni tanto a San Domenico
facevamo due parole
seduti sul bordo di una fioriera
lui non beveva più birra
aveva smesso, diceva con orgoglio.
allora ne compravo una copia
e brindavamo col giornale
ogni tanto finiva che ci abbracciavamo
e che ci auguravamo buona fortuna
ché la vita a certi bivi è sempre complicata
ci penso ancora ogni tanto a Giggino
che aveva già la barba lunga
e gli occhi buoni e un poco tristi…
chissà se anche lui porta ancora le scarpe da tennis

Avanti Ragazzi

I fogli delle poesie nella borsa
Sono sparsi e accartocciati
Li ho dimenticati dall’ultimo spettacolo
Mi vanto di non conoscerne a memoria nessuna che duri più di tre versi
Le penso come penso a certi sconosciuti
Quando immagino le loro vite
Con una certa curiosità
Tento di ricordare qualcosa
Ma subito parole nuove
si presentano All’appello
Scacciando le vecchie
E non ne faccio una questione di valore
Niente vale niente e
La buona intenzione
Non vale la buona azione
Così mi dico: fottetevi
Fogli di carta da macero.
L’autobus avanza nella pioggia
Come una rompighiaccio
C’è sempre un po’ d’amore in ogni valigia
Essere circondato dalla gente
È anche questa una forma d’amore
(il meglio lontengo per me)
Prima che diventi popolo
E che finisca la magia
A favore di una nuova solitudine generazionale.
Avanti ragazzi!

Chiamata alle almi.

la storia è ciclica, come la memoria, e se pure il tempo ci appare tale, tu non sei Pantani. Rassegnati. Uomo grettus.
La scalata intellettuale, meglio: sentimentale, verso l’alto / l’altro, non è alla portata di tutti. La conoscenza non è democratica. La paura nemmeno.
Purtroppo. Non si acquisisce per diritto di nascita. Almeno non in senso stretto. Forse la geografia gioca un ruolo cruciale, o forse no.
Io mal sopporto gli intellettuali e le elite. Ci sta sempre bene.
Bisogna che si doni la conoscenza in forma potabile. Universale.
Artistica.Scrostare le ottusità con pazienza. Non aver paura del gretto e del grottesco che ci circonda. D’altronde la cosa peggiore che ci possa accadere sarà morire. O forse peggio, soffrire. Niente per cui non siamo attrezzati.
Prepariamoci. l’amore un giorno chiederà riscontro. Forse la morte. Forse una carezza. Non ci è dato di sapere.
Siamo vivi e pronti a tutto.

Siamo Dei.

Gli dei fanno della vita la propria letteratura. La propria poesia.
E’ una roba contagiosa. Non c’è niente di straordinario in questo. Puoi incontrarli allo specchio nei giorni di buona e puoi anche chiedere loro, di grazia, che cosa avessero in serbo per te in quel dato momento. Scrivere? Cazzate.
– Quello che sto facendo. Quello che posso.
Risponderanno.
Ti sembrerà di non capire. Ti sembrerà poca cosa la tua vita. Andrai a comprare un libro un giorno vicino e lo chiamerai poesia perché sei ancora troppo fesso. Sei ancora deficiente. Non sei ancora pronto. Non puoi esserlo. Passerà altro tempo e poi forse… Sentirai la tua voce vibrare con la terra e il tuo corpo avrà la forma dell’acqua, l’odore del mosto. Chiamerai fratelli anche quelli che prima consideravi poeti. Ti verrà voglia di abbracciare un lampione e una signora sconosciuta nata nel tuo stesso giorno e lo farai con amore.
Una strana pace si farà largo nella mente e lo sguardo sarà più lento e profondo come un’ancora lanciata nelle tenebre.
Scricchiolerà il tempo come una fune troppo tesa. Qualcosa ti strapperà un sorriso senza troppo capire. Non ne avrai bisogno.

/Poesia delle Fontane che bruciano e dell’ induzione ad atti apotropaici/

“Hai incendiato la fontana in piazza”
Te lo dicono da quando sei nato
Hai avuto fantasia
Ti sei chiesto come sia possibile, ma
Ci hai creduto – almeno alla possibilità…
E un angolo remoto della tua mente
Ha visualizzato nitidamente l’immagine
Di te con un fiammifero
che incendiava la fontana
Che hai poi immaginato meglio
come un piccolo drago
Con il quale hai combattuto
E perso.
Avevi già messo in conto la sconfitta
È per questo che ti piacciono i poeti
È per questo che scrivi
Non ti ha mai sfiorato la gloria
Ti ha sempre distratto la bellezza
E Il fatto che tu lo voglia o meno
Dovrai comunque morire…
Forse io non subito: ma tu che leggi…

Margarita.

 

Dimentica questo e quell’altro
Dimentica le sofferenze e i rancori
Dimentica il tuo nome ed il mio
Dimentica i ricordi felici
Dimentica le aspettative future
Scrive
Adesso il vecchio siede all’ombra
Il porticato separa i pensieri dal sole
I morti dai vivi e i gatti dai cani
L’auto di Margarita alza la polvere
Il vento le alza la gonna
Gambe varicose
Brillano come ovatta sporca
Il vecchio alza lo sguardo
Poi il cappello
Poi niente altro. Ahimé
Nessuno più parla
Lo sportello chiuso
Suona come un bacio
Come la prima volta che l’accompagnò a casa
Che era quasi mattina
E le strappò il reggiseno
E quell’antica promessa
Che non si può mantenere.

Cose

Le cose che attraversiamo
ci attraversano
tenerezze di ragazzi
occhi lucenti
futuri anteriori
un saluto
un battito di ciglia
un abbraccio
un nuovo sapore
si pianta come un sasso
nella terra bagnata
adesso hai raccolto i capelli
hai indossato una malinconia nuova
l’hai pesata al bancone
e l’hai trovata mancante:
cosa resta dei giorni?

Nel dubbio…

Sedevo sul pulpito
Il mio differente
Sedere sul vaso
leggevo Caproni
mi chiesi se fossi io
A partorire me stesso
O se fui generato
Dalla stessa sostanza
Che partoriva me
Impastato coi sogni e la…
Pensai ai prati verdi
A boschi di braccia tese
A piante dalle foglie larghe
Buone a fare ombra
E a pulire il…
Quindi ad altre canzoni che
Adesso più non ricordo
Si può essere felici
O fingere di esserlo
E non essere capace
di scoprire
Niente altro di certo
Quindi nell’indeterminato:
Vagare…
E vagavi uomo
Senza essere mai stato
Che altrove in cerca di altrove
Abdicare ridicolo e presto
Nel nome di un supposto
Imperscrutabile amore
Canto tra canti
Qualcuno mi finì
Qualcuno mi cominciò
Forse io, Non capii…
nel dubbio Mi pulii.

Per cena

Certi tempi la poesia
Sopraffatta dalla vita
Stenta a trepidare
E come un pesce
In una pozzanghera di vita
Alla sera boccheggia senza dire
Mostra il fianco al tramonto
Quasi fosse pure lei
cosa mortale e
non resta altro
Che andare
che tacere
Cucinare un silenzio
Apparecchiare una solitudine
– il languido mangiare –
Mettere una pietra
Sul fondo dello stomaco
Per fare più alte
Meno insicure
Le poche parole

Da non dire

tenderly

Riconosci la tenerezza
nella furia di una battaglia –
ti passa avanti agli occhi
un lampo di pace
e le cronache urlano che:
sei vinto e morente.
Bella scoperta!
Smetti per sempre di combattere
una guerra qualsiasi
: un lampo di pace non vale una vita –
forse un paio di universi…

Meta_no

Partorire cento cose all’unisono
Cento aborti / ed essere fisicamente
Presente in ogni cosa :
In ogni caduta contemporaneamente /
Lo slancio creativo al di là della solitudine
Mentre al di qua solo pareti e cemento
E porcellane di terza scelta dentro cui
Dare un senso al cibo del giorno
E poi alla sera
Camminare verso l’aeroporto che è
Andare incontro al fantasma della Predestinazione/
È così che si svegliano anche i morti
Dal fondo della mente intorpidita dal giorno
Siglando un accordo di belligeranza coi sentimenti/
le prime luci svegliano ogni cosa
Financo i mostri e gli amori e i mai_detti
Si fanno di carne e
Si mette una toppa all’indefinito
Poi si stappa una birra
Più o meno in compagnia
E si va avanti
Il più allegramente possibile
Lucidamente
Verso la meta
del non avere alcuna meta

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