Salito sulla montagna

Salito sulla montagna

mi ricordai la volta che ti dissi

che volevo guardarti

in-coscientemente

e feci il gesto di aprirti le gambe

e facemmo l’amore

poi ci guardammo addosso

come mortai abbandonati

qualcosa diceva di piangere

senza tristezze ma

nessuno lo fece

oggi sono salito sulla montagna

e lì ho pianto

non la fatica né la soddisfazione

ma di gratitudine al sole

asciugate le lacrime

le altre cime più in basso

e più sotto il paese

e nessuno sapeva

ho gettato uno sguardo

di nuovo incosciente

in mezzo alla valle

ho guardato a fondo

la case le cose

qualcosa si è aperto e

ho rifatto l’amore

Conosco uno che abusa di poesia

Conosco uno
dice di scrivere poesie
ma io lo conosco da molto prima
che cominciasse a scrivere poesie
e cono lui non parlo mai
del fatto di scrivere poesie
perché è così inutile parlare di poesie
mentre si pensa una poesia
e la stessa parola poesia
perde significato
nel gesticolare
nell’abuso
che non interessa
più a nessuno
mentre le accarezzi i capelli
avvicini il palmo agli occhi
per ripararti dal sole
nel mentre di ogni gesto definito
tutte le parole
sono poesie
sino a quando non si pronuncia
la parola poesia
ed è anche per questo motivo
che questa non sarà mai una poesia
ma solo una allusione
una strizzata d’occhio
una toccatina di culo
un pizzicotto
nel vuoto della poesia.

Quello di cui ho bisogno

La mia poesia
Tutta la mia poesia
Era nel pullman
Che mi portava al treno
Là avvenivano le morti
E le nascite
Prima dei grandi viaggi
Che hanno gambe lunghe
E orizzonti sconfinati
Nella polvere dei sedili
Tra le briciole stantie
Lasciate come offerte votive
agli acari, gli dei dell’invisibile
Tra i capelli delle prime calvizie
E le impronte di
Scarponi da montagna
C’era tutto ciò che ero
E tutto ciò di cui avevo bisogno
Era ciò che ero
E tutti voi
Lontano anni luce
Da qualsiasi accenno d’ impresa.

Macina

Vado a fondo
In questo pozzo di vita
E scorgo orrore
E meraviglia
E le parole di mattonella
Buone a lastricare pareti
Lasciano spazio
Ai gesti sempre
E vado a fondo
In questa piscina senza acqua
Né aria né luce né desiderio reale
Come un lucifero
Con meno magia
Come un bambino
Che ha scoperto il trucco
Senza comprendere
Mi aggrappo alle cose
E le cose si aggrappano
In un abbraccio di pietra
Maciniamo la vita

Discendenza

La terra conquista
Con antiche storie
Di antichi uomini
siedo su vecchie case
A me nuove
Che raccontano mille vite
Scorre il mio sangue
Per la valle
In occhi meno gentili dei miei
Ricordano certe rupi
Gli uomini
Da cui provengo
Custodiscono saggezza e follia
I loro sguardi
Per metà falchi
Per metà montagne e
Per metà immaginari.
Nascondono grandi cuori
Le loro spesse cortecce
Cuori più coraggiosi e più buoni
Con meno fronzoli inutili
Di quello che ho imparato a scolpire.

Il cielo fa il cielo

Il cielo fa il cielo
Gli uccelli pure
Gli uomini temporeggiano
Qualcuno esplode
Tu ti allontani
La notte si avvicina
Un corridoio di mani tese
Si apre nel cielo
Il vino sul tavolo
Le arance nel cesto
Un caminetto vicino
Vorrei alzare il telefono
Ma non ho niente da dire.
Gli uomini temporeggiano
Qualcuno esplode
Tu ti allontani
La notte è vicina
Un corridoio di mani tese
Si fa largo nel cielo.

Andiamoci a fondo

C’è un fondo di verità nel dire
Che le poesie sono solo puttanate
C’è un fondo di verità nel dire
Che la poesia è tutta una vita
C’è un fondo di verità nel dire
Che se la vita ha un fondo di verità
Allora deve necessariamente avere
Un fondo di poesia, e viceversa.
Andiamoci a fondo.

Andiamoci a fondo

C’è un fondo di verità nel dire
Che le poesie sono solo puttanate
C’è un fondo di verità nel dire
Che la poesia è tutta una vita
C’è un fondo di verità nel dire
Che se la vita ha un fondo di verità
Allora deve necessariamente avere
Un fondo di poesia, e viceversa.
Andiamoci a fondo.

Film

Mi faccio i film
Film meravigliosi
Tragicomici passionali avventurosi
Mi faccio film brevissimi
A volte ingiustificatamente
Altre a ragione
Che sia la tua giovane faccia perplessa
Nel comprendere la mia ironia
Piena di spigoli e caverne
Sorseggiando birra in bottiglia
Al caldo della tua auto
A farli iniziare
Oppure la sveltina in ascensore
Con la donna di tizio
Il tale anno nella tale città
Con tutta la sua voracità
Poco importa
Regista nostalgico erotico
Suppostrealista
saggista andato a male
Quanti bei film ho indossato la notte
Al gran galà del futuro ipotetico
Quanti finali meravigliosi
Mai troppo amari
Finali agrodolci Campari
I Cult li conservo gelosamente
Ogni tanto ne rispolvero uno
Stappo una buona bottiglia
Invito a sedere la notte
Lo spazio si curva e obbedisce
Il letto una sala d’essai
Il mattino torna gonfio di vita.
Il futuro un finale a sorpresa.
Il passato solo un nucleo rovente.

È accaduta la neve

Non ho a mai amato rincorrere
Ma ho amato la vita q.b.
Disegnando divertenti gomitoli
Sul piano spazio temporale.
Non ho mai rincorso la neve sui monti,
ad esempio.
Ho sempre aspettato che accadesse
E quando non è nevicato
Ho saputo farmene una ragione,
Conscio di non essere un nome,
Un punto o un cammino.
Accado e lascio che le cose accadano.
Come la neve, un infortunio, una scoperta,
Quel gesto che fai con le labbra o
un fiore che resiste al gelo del tempo
inaspettatamente.

Che Noia

Non dire niente
Non che tu abbia bisogno di incentivi
Ma non dire niente
Ho posteggiato l’auto nel parcheggio più freddo di sempre
Le suole delle scarpe parevano fondersi
Col gelo sull’asfalto
Il vento che spacca le labbra
Tu mi spacchi il cuore
Il vigile i coglioni
E vorrei urlare almeno a lui
Quello che non ti dico
Ma lui ha il cuore cromato
Dal  fischietto che stringe tra i denti
Come un sigaro cubano
Mi spilla i soldi di una buona bottiglia di rum
Tu mi pianti spilli negli occhi
Manco fossi una bambola voodoo
Il vigile gli ammennicoli con indegne paternali
Il barista mi spilla un po’ d’amore a prezzi molto più ragionevoli
Ma tu non dire una parola, ti prego,
Amo la tua coerenza
E mai una volta, e dico mai,
Una cazzo di volta che sorprendessi
le mie aspettative.
Che noia. Persino nella solitudine.
Al bar, nelle multe,
Che noia, il viale deserto e gli alberi
Inutilmente in parata
Che noia il bancone il suono delle carte, le bestemmie, le ristrutturazioni,
Le teste di cazzo ignoranti,
Che noia i rum e cola i Cuba libre senza embargo , il papa buono,
Che noia i dolci del natale, sempre gli stessi da secoli, che cazzo di noia le poesie liriche, i professori saccenti,
I tecnici delle caldaie con le cassette piene di entropia, che maledetta noia tu,
Ma soprattutto io col mio romanticismo 3×2, le dipendenze, le pendenze…
Comunque continua pure così
Mi annoierò presto di annoiarmi.
Che noia. Vieni andiamo, camminiamo,
Che noia. ..

Sei del mattino

Leggere poesie alle sei del mattino
Senza aver dormito
Avere qualcosa da immaginare là fuori
E pensare a vecchi rugosi
Che vivevano in vecchie case rugose
Con orologi rugosi
Dopo aver sprecato le albe migliori
E tentare la roulette russa della poesia
E dell’amore dei postini e dei fornai
E scrivere quattro righe sconclusionate
Per evitare di concludere l’ennesima giornata senza aver concluso niente
Siamo tutti innocenti alle sei del mattino
E io mi prendo le mie colpe, smetto di perdere tempo per un istante
Smetto con qualcosa o qualcuna
E le ore passano e arriva la luce
E le poesie perdono valore e smetto di scrivere e di leggere e di pensare
E divento inutile come le poesie spese a contemplare una donna che non ha mai avuto abilità di contemplazione
Un cerchio si chiude e un altro comincia
Pieno di sonno e incoscienza e difficilmente finirà col diventare una poesia o una spada o un profilo di donna
Seminudo sul letto alle sei di mattina.

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