Poesie di Natale

Ho letto belle poesie di Natale
Dove il Natale non era vero Natale
Ma un Natale depotenziato q.b.
Senza amori agognati
Regali incartati
Né vi erano troppe lucine colorate
O bambini affamati
Lavori perduti
Manti innevati
Ho letto belle poesie di Natale
Dove non c’erano slitte
O stelle cadute o Gesù_Giuseppi e Marie
Poesie senza morali
Dove nessuno comandava nessuno
È nemmeno le feste erano comandate
Eppure tutti sapevano…
Ho letto belle poesie di Natale
Dove nessuno aveva bisogno
di sentirsi più buono
Dove le vecchie attraversavano la strada
Coccolate dai fari dei tir sulle strisce pedonali
Ho Letto poesie di Natale fantastiche
Devo averle lette da qualche parte
Ricordo di averlo fatto
Ne sono certo_certissimo
Ma adesso non bene bene benissimo
Né dove né quando
Ma le ho lette, ne sono certo
Deve essere così, sicuramente.

Poesia sulla poesia in forma poco poetica

Si dà troppa importanza alla poesia
Alla poesia degli altri
Le poesie sono un richiamo all’ordine
Un invito al viaggio
Verso la propria poesia
La propria casa
L’arte tutta è una preghiera
Un invito all’essere
Una offerta sacrificale al dio dell’uomo
Nato uomo_ fatto uomo _sbagliato uomo_ morto uomo_ ri divenuto uomo
Non avrai altro dio all’infuori di te
E di me e di lui e di tutti gli altri
E le piante e i pesci e le pietre ecc ecc
La poesia è un invito ad essere tutto
Ed il contrario di tutto
La poesia non è mai nelle parole
Le parole fanno la strada
Il lavoro sporco è di tutti
Il segreto è nelle gambe
La gentilezza di chi la esercita
L’umiltà di pochi
La grazia di chi la cerca

spadronato (spatrunat)

andare per il mondo

come uno spadronato

tornare a casa

come un reduce

celebrare il giorno

come un condannato

aspettare la morte

come un amore

vivere come chi

non sa di vivere

fare a meno di tutto

ed avere tutto

come una pietra

che solletica il mondo,

inconsciamente.

La foto in cui sono la chitarra appoggiato alla finestra ed il sole mi decolla

Mi è capitata sotto gli occhi
Una foto in cui suono la chitarra
E la luce del sole taglia di netto
metà della mia testa
Il viso, di profilo, pare una maschera africana anemcia e con la barba.
La camicia a quadri che fa molto fuori_college americano
La posa plastica con gamba accavallata anche in piedi tradisce una certa senilità di fondo.

E sarebbe una foto come un’altra
Ma non lo è.
Non lo è perché è una foto pluringannevole

Uno: della chitarra conosco solo la scala pentatonica
e suono come se a T. Emmanuel fosse venuto
Il piú epilettico degli attacchi epielettrici.

Due: mi costringe a scrivere una pseudo poesia narrativo_inutile_descrittiva,
mentre ero partito con l’intento di giocare sulla parola “decollato”.

Tre: i santi, martiri, devono avere a che fare con i primi astronauti dato che molti sono stati decollati. (Lasciatemelo dire)

Quattro (numero bonus per i primi 100 lettori):
Ricordo bene a chi pensavo in quella foto,
pensavo di essere altrove
col sole alle spalle,
il muro era fatto di onde di mare e di poster
Il porto! Le navi che sfilano avanti agli occhi e lei di fianco, in silenzio.
Il rumore, per riempire una distanza
Serve a molto poco. Però distrae.
Ho lo sguardo perduto, in quella foto.
Ho la malinconia della verità rivelata.
Quando non c’è spazio per un ipotetico futuro, ed il presente sovrasta ogni cosa,
Col peso dei corpi, e solo lo sguardo fugge,
Come una ritirata comandata troppo tardi.

Notte

La notte mi passeggia di fianco
Come un cane affamato
L’asfalto ringhia come Cerbero
Tra le gambe della madre
La luna non fa sconti
Ai figli della strada
La pioggia dice che
Le cose sono quelle che sono
La poesia, come l’acqua, cade
Senza che alcuno gridi al miracolo.
Con questo mistero
Di naturale indifferenza
Si alimenta la vita.

la donna della poesia di cui sotto

C’è sempre una donna
per colpa di cui scriviamo poesie
più o meno imbarazzanti
e tu vorresti ch’ella ti dicesse
ad un certo punto della penna
cose del tipo
“Basta scrivere minchiate, scopiamo!”
ma questo non accade mai, ma
succede sempre di trovare la donna
che non capisce niente di poesia
che vorrebbe essere protagonista di una qualsiasi poesia
più o meno ben grammaticata
in cui qualcuno si tormenta intimamente
a causa dell’assenza feroce delle sue labbra
e finisce che a volte poi ci scopi comunque
dopo 27000 vodka tonic e con tutti gli imbarazzi del caso,
“bisogna pur che il corpo esulti” ti giustifichi
e poi riscrivi una poesia ancora meno degna
per colpa di colei che non ti caga più di tanto
e va bene così, percaritàdiddio, vada come vada,
ma sappiate che se scrivo pessime cose
non è solo colpa mia.
Ne farei volentieri a meno.
Ecco, è risuccesso!

CVD
CiVeDiamo

Conosco Una Donna

conosco una donna
o forse una ragazza
che sembra una donna
è diverso tempo ormai
che conosco i suoi segreti
e lei conosce le mie bassezze
e avanti a lei sono un ramoscello
che scricchiola sotto il piede d’Autunno
e non mi curo di essere forte
ed è per questo che mi sento forte
-mi dichiaro mortale di fronte alla morte-
e forse per questo un po’ la amo
lei sa che morirò, un giorno,
ed io l’ho capito non da molto
ma continuo comunque ad ignorare il tempo.

conosco una ragazza
o forse una donna
che sembra una ragazza
è diverso tempo ormai
che non parliamo molto
potrebbe comunque arrivare tra cento anni
e raccontarmi la sua vita
zeppa di aggettivi pomposi
avrei sempre lo stesso desiderio
di appiccicarla al muro
e morderle le labbra,
ma forse eviterei di farlo ancora
userei con lei il rispetto dovuto
alle cose che ammalano.
Ma non ci vorrà molto
e ci incontreremo ancora
In quel vicolo angusto
dove ci spinge la vita

Cordoglio Ai Naviganti

Di fronte a certe compassioni social
per la scomparsa di Tizio o di Caio
aleggia la stessa redenzione giubilea
millantata dalla chiesa. Ripuliamoci.
riabilitazioni sentimentali, emotive
umanità riacquistata – dieci punti circa!
Condivisione foto a effetto -Taaac!
L’atto psicomagico alla Jodorowskij.
Salvato n animali, scongiurato n+1 violenze sulle donne
Cetacei, pianeti sconosciuti
Ammirato Venere tre volte
e suonato il flauto di Pan senza compa-natico.
Salviamo -la fame – nel mondo-
Scarsa transitività delle parole.
Animalismi Veganismi Fighismi Macchinonismi
Sorvolando la degrammatizzazzzzione
altopiani, città, valli, tette e labbra a culo di gallina
sensazionalismi da cronaca nera
e vuoti spintissimi siderali sensazionali
mi interessa lo spirito commiserevole
di voi tutti quanti amorevoli conoscitori di fatti
Che bello! che bello! La libbbbertà di espressione
Ahh chebbello Gallico, ci sveglia ogni mattina
Con queste nuove radiosveglie IOS munite.
Ahh che bbbbello che bbelloo
La candida riabilitazione mediatica.
La salvezza è vicina,” dietro la curva della strada ”
come la morte, diceva il poeta.

Novembre e Dicembre e una buona parola per il Capodanno.

Novembre e Dicembre
mi fanno spavento
sono accadute tutte
le peggiori catastrofi dell amia vita,
mi accontento di arrivare a Gennaio
senza troppi scossoni.
“Com’è andato il Natale?
Tranquillo…
Ahh che goduria sarebbe!”
Novembre e Dicembre segnano la mia vita da sempre
dai primi lutti in famiglia
ai primi amori in frantumi
agli ultimi
a quelli medi
e via discorrendo
Ospedali, obitori
viaggi disperati di notte
albe senza sonno
catastrofi psico nucleari
Scordatevi i pacchetti sotto l’albero
le riunioni familiari
il Capodanno!!
Quanto mi fa schifo il capodanno!
Gesù Corsaro! Potessi eliminare
psicofisicamente un giorno dal calendario
sarebbe senza esitazione il capodanno
Cosa fai a Capodanno?
Spero di essere lucido q.b.
Senza emergenze, a casa,
a pregare che nevichi.

Un Saltimbanco – economia sentimentale

Fu l’ultima cosa che mi dicesti
– devi fare il saltimbanco –
ed io ti risposi che non potevo
ché avevo anche il conto in rosso,
ma nessuno si mise a ridere,
e capimmo così che le cose non potevano funzionare
quando il tuo autista aprì lo sportello
per portarti via per sempre-semprissimo
e vidi accavallare le tue gambe
sulla pelle dei sedili color crema per l’ultima volta
come un’ onda di carne che infrange sul cemento;
da allora ogni volta che sento sbattere
portiere di una Maserati Granturismo
sento il rumore del mare e del naufragio, e
Una vocina mi chiede di fare un salto in banca
e sembra quella del direttore, e mi ricordo e sorrido,
dei conti a luci rosse, e di altre associazioni tenere e amorevoli.
Fortuna che ne passano poche, di Maserati, dalle mie parti.

l’ultima volta che ci siamo amati

l’ultima volta che ci amammo
ci stringemmo la mano.
due capi di stato 
firmavano il disarmo
nello specchio dell’ascensore.
fuori qualcuno sparava
la fine dell’anno,
dentro c’era un vento tagliente
di tundra e deserto.
si aprirono lente le porte
come si chiude un sipario,
qualcosa dentro si ruppe
e fu subito chiaro.
facemmo finta di niente
per il resto dei giorni.

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