Che cosa resta?

che cosa resta
di tutte le parole
che mi hai fatto scrivere?
mi chiedo
al suono della granata
che spazza la sera
dal fondo delle strade
e come un tango
che graffia
il fondo della notte

che cosa resta
del nostro aborto di intimità?
Un tempo
abbiamo avuto parole felici
e voci sincere 
da intrecciare ai sorrisi

che cosa resta
mi chiedo? Se non
qualche mezzo ricordo
e due promesse avariate
un pugno di miserie
in fondo a quel cassetto
dove ti conservavo un tempo
un po’ di tenerezza

Che cosa resta?

Negroni Sbagliato

i posti mi inghiottono
la strada mi deglutisce
e qualcuno mi caga
mi viene da ridere
su questo sgabello
la gente diventa umanità
a distanza di una birra
o due o un negroni
e mi viene da ridere
e quindi sorrido
racconto una storia
scrivo due righe seduto al bancone
poco valore
un diario di bordo
aspetto un’amica
un’altra bevuta
un’aria di scuola
di banchi sporcati
e si parla del cuore
sono abbastanza ferrato
aritmie ablazioni enne_ctomie
arresti improvvisi e rianimazioni
bevo un negroni
magari sbagliato
e la serata si aggiusta

La questione sentimentale

ricordo nitidamente
la sera in cui decisi
di scriverti quella poesia
che tanto è piaciuta
ai ragazzi in prima fila
al reading di
qualche giorno fa
ricordo che presi il telefono
e pensai subito,
non mi accade spesso,
a Neruda, e quindi
al mare e ai baci mancati
a un certo sole
alla spiga di grano
e a un mucchio di altre cose,
flessuose come la notte
e al tuo collo…
Seguirono altre dolcezze e stronzate
nel mentre, un ragazzo
mi frana sulle ginocchia,
ero seduto sull’autobus
curva pericolosa e
probabile indigestione di aghi…
poco più avanti
un tizio munito di catetare
squadrava il culo
di una ragazza cinese senza culo
uno storpio alle spalle,
una studentessa carina,
un po’ timida, di fianco.
Ecco! ho pensato,
buttiamola sul ridere.
Ché tu eri lontana
intorno faceva toto toro,
la morte, ma sempre
un’aria di primavera
accompagna il ricordo
una corrente più calda
di quella del golfo
ogni tanto ritorna
come una domanda
a cui non so rispondere
e prendo tempo
scrivendo domande
a cui altri e nemmeno tu
sapresti rispondere…

4 AM

Finito di leggere un libro
guardato un bel film
mangiato tre noci
bevuto una tisana
e penso a tutte le altre cose
che non ho fatto nel frattempo
penso alle quattro del mattino
a tutte le volte che erano le quattro
e alle quattro ottimististiche
ore di sonno che restano
a ciò che ho preso
a ciò che ho lasciato
per essere qui, nel letto
alle quattro del mattino
di un giovedì di Ottobre.
No, non ti penso
Senza che fai…
e comunque preferivo abitare
sopra la stazione…
le cose erano più vere.
Se mi accadeva qualcosa di pessimo
la gente, di notte
spartiva i pensieri, le angosce
lo leggevi sul viso.
mentre in questi dormitori
teatri di mille orrori
sembra sempre tutto tranquillo.
Non voglio farla troppo lunga
Sarò breve
alle quattro del mattino
alla mia età
si dovrebbe dormire
o scopare, o intrattenere al limite
piacevoli conversazioni
sulle nuove teorie che spiegano
la materia oscura, ad esempio,
ma dell’ennesimo soliloquio
davvero, non si avvertiva il bisogno.

Certe donne

Anche i fiori più belli sfioriscono
i fiori che hai ammirato per anni
sbiadiscono nel vortice del tempo
gli occhi e le labbra
che ti hanno tolto il sonno
si fanno più opachi
la giovinezza smette di urlare
da un momento all’altro

la vita è una canzone esatta
suona ogni giorno una nota più lunga
e il tempo pacifica il cuore
tette e culi tremano nelle mani della gravità
cede la sfrontatezza del viso
cambiano le linee i sorrisi
e tra le altre cose
ho visto rovine disperate
farneticare d’amore
al primo accenno di notte…

l’apocalisse

la mancanza di oggi non è metafisica
ho studiato, letto, fatto il bucato
Tirato su pennette integrali con le cime di rapa, olio a crudo, formaggio q.b.
Un sorso di ottimo vino
e adesso ho mal di testa
di quelli aureolari, santificanti.
Nessuna parola mi tranquillizza
un paio di caffè sono andati giù
senza smuovere niente
Ho aperto un paio di libri fidati
per cercare risposte
e mi sono sembrati insipidi
come l’elenco telefonico
Adesso ne sono certo
niente di metafisico
ma nemmeno di un cuscino
ho bisogno
più tardi andrò a correre
e questo in ogni caso
ma adesso la mia mancanza è terrena
come un coccio che si rompe sulla pietra
come le cose che fanno rumore
e destano sorprese
un pugno, un bacio, una carezza, un calcio
qualcosa che urli alla mia anima
al mio subconscio intorpidito,
un’azione che affermi senza sospetti
che sono qui, sono vivo,
che occupo lo spazio prepotentemente
così come il mio mal di testa
si impone sui fiori.
Tutti uguali mi paiono i fiori e i libri
cose precipitate sul mondo per noia
tutte le altre cose sono improvvisate
tranne il mio mal di testa
ha le sembianze di dio
e speriamo mi nomini cavaliere
magari uno dei quattro dell’apocalisse
sarebbe un bel gesto
Apprezzerei davvero
Mi sentirei vivo seppure per poco

Ipersociale

Quando abito troppo le strade
le case altrui, i loro occhi,
quando devo pronunciare troppe volte il mio nome,
non riesco più a scrivere per giorni
non che la cosa mi turbi
ma mi rendo conto
di questa vivisezione
questa spartizione infinitesimale
lascio briciole per strada
che si porta via il vento
al ritorno parlo poco
non ho voglia di ascoltarmi
dormo bene di notte
il cuore solo e appagato
i pensieri stanchi e noiosi
non ho voglia di niente
mi faccio un poco impressione
e un poco ribrezzo
un pezzo di carne inutile
sprofondata sul cuscino
Poi al massimo seduto sul cesso
scrivo cose come questa
come se fosse degna di nota…
Quando incontro troppe persone
ho capito ormai
Tiro fuori il mio lato più oscuro
sotto lo strato di garbata educazione
c’è quel vecchio villano
a cui non devi rompere i coglioni,
e questa cosa un po’ mi rasserena…
Non sono ancora perduto…

Dalla collana ineditabile vietata ai minori di ordine 18.

Dalla collana ineditabile vietata ai minori di ordine 18.

Avrei voluto scrivere
d’esserti entrato negli occhi
e nel cuore
e nel sonno dell’ultimo appuntamento
come una brezza o come
una selce armata dai baci
e invece la fica, da dietro,
e le tue magnifiche spalle
e la presa dei capelli
e la stretta del seno…
Una condanna Magnifica
che ancora adesso, di notte,
perso nel sonno, mi sveglia
di colpo, il fallimento
del togliere le tenebre
dal desiderio dei tuoi occhi.

Uno di questi giorni…

tutto questo casino
per una partenza
per un ritorno.
tutto questo casino…
Ogni giorno
è la vita.

Certe volte vorrei
mettervi tutti
in una di queste poesie
per potervi rivedere
quando mi viene voglia.
Non è detto che
non lo faccia.
Uno di questi giorni…

Scaramuccia d’amore con la mia terra.

lo so che ho qualcosa da dire
lo sento spingere dal gargarozz
come un dirigibile di elio
sepolto sotto al mare
-vuoi forse dire che te ne stai andando?
_La terra in coro con gli angeli-
poi torno però, ogni giorno, tutti i giorni
a questi viali deserti a questa desolazione
d’inverno.
-vai a fare in culo!
_sempre la terra in coro con gli angeli-
Sì, anche io ti amo, trionfo di verdi
monti di venere, amore carnale,
posto di merda.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...