volevo scrivere
una poesia
sulle cose
che passano
poi mi è passata
anche la voglia
Due parole in colonna sui salvataggi ( dalla Raccolta Ineditabile ” questa non è poesia “)
Due parole in colonna sui salvataggi
( dalla Raccolta Ineditabile ” questa non è poesia “)
guardo un aeroplano
scendere dalle Apuane,
è una lucina che brilla
una piccola venere che cade
dai monti verso il mare,
e come molti penso
a cose semplici,
a cosa porterà
di nuovo, ad esempio,
e penso spesso a Gianni Rodari
se guardo un aeroplano
ed alle poesie delle elementari
che odiavo, e non capivo,
penso a tutte le cose
che odiamo e non capiamo
e che solo chi non capisce, odia,
solo gli ignoranti odiano, ma
non odiate gli ignoranti
impariamoci, capiamoci, salviamoci.
deflazione 12-09-2014
calano i prezzi delle cose
un arresto anche tra i desideri
gli altri a piede libero
si specchiano nelle vetrine
negli occhi, senza comprare.
dicerie
Sento la morte
nitida in ogni
arrivederci, così
un vento gelido
raggela la schiena
ad ogni accenno
d’amore,
e la dicono vita
questo andare insicuro
e la chiamano morte
questa gioa d’amare.
eco
la notte
mi picchietta
addosso con le sue
nocche di tenebra
risuono mancante
come l’eco
del giorno passato
interrogativo
come una domanda
eterno
senza una risposta
Sta finendo l’Estate
Finita l’Estate
sono appassite le rose
nel sole un’arteria oscura
pulsa linfa d’Autunno
arso vivo è il ricordo
qualche accenno di freddo
un odore di steppa
si è abbattuto sul cuore
La sottile linea rossa tra l’ascetismo taoista ateo e le teste di cazzo
Vorrei essere un asceta
per sbagliare avvolto
da un alone mistico
come la capsula di cellulosa
che avvolge le pastiglie
più amarognole
e poi applicarlo alle supposte
vorrei essere un asceta
per sbagliare comunque
e fare appello
ad un qualsiasi misticismo
ma sono nato in Basilicata
e la cosa che più
somiglia ad un dervisci
sono i coglioni
di mio padre
per cui vale Heisemberg
e tutto ciò che concerne
Shrodingher
ed il numero di Spin.
Vorrei essere un asceta
taoista ateo con maggiore convinzione
di una testa di cazzo
a cui si riconduce
buona parte del mio operato.
scrivo per farmi compagnia
Ricordo ancora
quando scrivevo poesie
come fossi Neruda,
senza essere mai stato Neruda,
e poi ricordo
quando scrivevo poesie
di strada
senza aver mai vissuto la strada,
e quando mi innamorai di Lorca
scrivevo il ( tempo) tra parentesi,
e mi pareva cosa bella.
Adesso non scrivo più poesie,
scrivo di me che scrivevo,
e di una certa tenerezza,
e spesso mi domando
se sia davvero io
a scrivere…
O qualcuno che atterrito dal nulla
vorrebbe essere qualcuno.
Comunque, mi somiglio,
mi riconosco, e non mi conosco.
E’ già da molto ormai
che scrivo per farmi compagnia,
senza pretese, da uomo a uomo,
come viene, come voglio, come posso.
