Due parole in colonna sui salvataggi ( dalla Raccolta Ineditabile ” questa non è poesia “)

Due parole in colonna sui salvataggi 
( dalla Raccolta Ineditabile ” questa non è poesia “)

guardo un aeroplano
scendere dalle Apuane,
è una lucina che brilla
una piccola venere che cade
dai monti verso il mare,
e come molti penso
a cose semplici,
a cosa porterà
di nuovo, ad esempio,
e penso spesso a Gianni Rodari
se guardo un aeroplano
ed alle poesie delle elementari
che odiavo, e non capivo,
penso a tutte le cose
che odiamo e non capiamo
e che solo chi non capisce, odia,
solo gli ignoranti odiano, ma
non odiate gli ignoranti
impariamoci, capiamoci, salviamoci.

La sottile linea rossa tra l’ascetismo taoista ateo e le teste di cazzo

Vorrei essere un asceta
per sbagliare avvolto
da un alone mistico
come la capsula di cellulosa
che avvolge le pastiglie
più amarognole
e poi applicarlo alle supposte
vorrei essere un asceta
per sbagliare comunque
e fare appello
ad un qualsiasi misticismo
ma sono nato in Basilicata
e la cosa che più
somiglia ad un dervisci
sono i coglioni 
di mio padre 
per cui vale Heisemberg
e tutto ciò che concerne 
Shrodingher
ed il numero di Spin.
Vorrei essere un asceta
taoista ateo con maggiore convinzione
di una testa di cazzo
a cui si riconduce 
buona parte del mio operato.

scrivo per farmi compagnia

Ricordo ancora
quando scrivevo poesie
come fossi Neruda,
senza essere mai stato Neruda,
e poi ricordo 
quando scrivevo poesie
di strada
senza aver mai vissuto la strada,
e quando mi innamorai di Lorca
scrivevo il ( tempo) tra parentesi,
e mi pareva cosa bella.
Adesso non scrivo più poesie,
scrivo di me che scrivevo,
e di una certa tenerezza,
e spesso mi domando
se sia davvero io
a scrivere…
O qualcuno che atterrito dal nulla
vorrebbe essere qualcuno.
Comunque, mi somiglio,
mi riconosco, e non mi conosco.
E’ già da molto ormai
che scrivo per farmi compagnia,
senza pretese, da uomo a uomo,
come viene, come voglio, come posso.

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